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Kentucky: Ritrovato il piccolo Timmothy… ma solo per un giorno

Fin dal principio, la vita del piccolo Timmothy Pitzen non dev’essere mai stata troppo semplice. I suoi genitori, James ed Amy Pitzen, dopo delle sempre più brusche incomprensioni coniugali avevano deciso di divorziare, una scelta che aveva condizionato non poco la sua psiche, causandole una profonda forma di depressione.

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Malgrado tali problemi, Amy era inizialmente riuscita a conquistare l’affidamento del figlio, ma l’ormai ex marito ottenne ugualmente il diritto di vederlo, di trascorrere con lui un po’ di tempo e, cosa più importante di tutte, di accompagnarlo a scuola in alcuni giorni prestabiliti. Secondo i parenti e gli amici di Amy, col tempo la donna iniziò ad essere sempre più ossessionata da tale situazione vivendo nel costante terrore che un giudice, a causa dei suoi sempre più intensi problemi psicologici, potesse un giorno arrivare a privarla dell’affidamento e probabilmente, proprio tale paura si sarebbe rivelata fatale.

L’11 maggio 2011, doveva essere un giorno come tanti altri per Timmothy. Come spesso accadeva, il padre lo accompagnò alla Greenman, la scuola elementare di Aurora, Illinois, che il bambino aveva da poco iniziato a frequentare. Amy tuttavia si appostò in un luogo appartato e, non appena l’ex marito si fu allontanato, entrò a scuola. Lì, adducendo un falso pretesto familiare, prelevò il bambino. Da quel momento in poi Timmothy non sarebbe mai più stato ritrovato.

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Purtroppo, la scuola non avvisò la famiglia della scomparsa se non quando James, totalmente ignaro di quanto accaduto, si presentò per riprendere il figlio all’ora di pranzo. Questo ritardo nella segnalazione permise alla fuggitiva di accumulare un notevole vantaggio sulle forze di polizia e di non far trovare le sue tracce se non dopo diverso tempo. Grazie alle telecamere di sicurezza di svariati negozi presenti nel Paese, tuttavia, è stato possibile ricostruire il percorso che madre e figlio hanno intrapreso; a quanto pare, la donna avrebbe accompagnato Timmothy in una gita a Brookfield, una cittadina dell’Illinois nota per il suo zoo e per il suo invidiabile allevamento di panda giganti. Di lì, i due sarebbero andati a dormire nel KeyLime Cove Resort, un hotel del posto, ma il giorno dopo avrebbero abbandonato lo stato per recarsi in Wisconsin. In seguito, la donna avrebbe telefonato all’ex marito per dirgli che andava tutto bene e che non doveva preoccuparsi, ma non riuscendo a mettersi in contatto con lui (il quale era troppo assorto dalle ricerche del figlio) aveva riferito lo stesso messaggio al cognato il quale, durante l’inquietante telefonata, avrebbe sentito Timmothy gridare di avere fame.

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La mattina madre e figlio visitarono insieme il Kalahari Resort, un luogo di Dells pieno di piscine e di giochi per bambini. Curioso che la signora fosse così concentrata sull’offrire al piccolo tanti svaghi quando egli aveva esigenze ben più impellenti. Ad ogni modo, intorno alle 7:25 di sera la donna venne ripresa mentre acquistava articoli di cancelleria in un centro commerciale, il “Dollar Tree”, e del cibo in un negozio alimentare con il quale, si presume, avrebbe finalmente sfamato il figlio di sette anni. Per alcune ore dovette lasciare il bambino da solo perché in nessuna delle inquadrature raccolte comparve accanto a lui. Ad ogni modo, ritroviamo Timmothy poco dopo nelle immagini interne del Rockford Inn, l’hotel dove avrebbero pernottato.

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Fu proprio lì che si sarebbe consumata la prima tragedia di questa drammatica peripezia: la donna, spinta probabilmente dalla sua malattia psichica, avrebbe assunto numerose sostanze antistaminiche e si sarebbe tagliata le vene suicidandosi. Ma l’aspetto più grottesco dell’intera faccenda è che quando le autorità finalmente giunsero sul posto si resero conto che il bambino era scomparso e che al suo posto era rimasto solamente un macabro biglietto scritto dalla madre: “Non lo troverete mai”.

Con gli anni in molti hanno dibattuto sulla sparizione del piccolo elaborando le più svariate teorie. Nel 2018, al misterioso episodio era stata perfino dedicata una puntata del noto show televisivo “Missing” con ospite Angeline Hartmann; eppure, col passare degli anni le speranze di ritrovare vivo Timmothy erano progressivamente diminuite. Il tutto fino a quando, pochi giorni fa, un’ignara signora del Kentucky che stava passeggiando per conto proprio lungo una strada di Newport, sarebbe stata fermata da un adolescente visibilmente stremato e impaurito. Questi le avrebbe gridato di essere stato rapito e di avvertire la polizia e la signora, ovviamente, avrebbe obbedito.

Una volta interrogato, il ragazzo ha dichiarato di essere stato sequestrato da due uomini muscolosi con il corpo pieno di tatuaggi raffiguranti ragnatele, serpenti ed altri animali; approfittando di una loro distrazione, il giovane sarebbe riuscito a fuggire attraversando un non meglio specificato ponte così da raggiungere il Kentucky dove, in preda alla stanchezza e alla debilitazione, avrebbe finalmente chiesto aiuto.

Tutto sembrava lasciar intendere che quest’inusitata tragedia avesse finalmente avuto fine: la somiglianza del ragazzo con Timmothy era disarmante, al pari della credibilità della sua storia o dei dettagli da lui riferiti, al punto che la polizia la polizia, seguendo le sue indicazioni, ha perfino provato ad intraprendere il suo stesso percorso a ritroso per stanare finalmente i rapitori (tentativo che, comunque, non ha prodotto nessun risultato utile). “Sono molto fiduciosa che sia lui e che stia bene” aveva asserito piena di entusiasmo la nonna del ragazzo, Alana Anderson. L’Abc aveva addirittura pubblicato una notizia secondo cui il giovane aveva effettivamente confermato di essere Timmothy e nulla di quanto trapelato dalla polizia lasciava supporre il contrario. Invece, proprio nella nottata fra giovedì e venerdì è arrivata la raggelante notizia: il Dna dei due ragazzi non coincideva; forse in quel momento, nella memoria di chi voleva bene al ragazzo scomparso devono essere riecheggiate quelle parole scritte ormai molti anni prima da sua madre: “non lo troverete mai”.

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Le analisi scientifiche non hanno lasciato alcun dubbio nel dimostrare quanto le speranze riportate dai media di tutto il mondo fossero in realtà infondate; eppure, molti sono i misteri che tutt’ora circondano questa vicenda: chi è questo ragazzo e chi erano i suoi rapitori? Perché ha finto di essere Timmothy e, soprattutto, lui dov’è adesso? La sensazione è che trovare delle risposte a queste domande potrebbe far emergere nuovi inquietanti dettagli su quanto accaduto. Certo, le indagini delle forze dell’ordine saranno in salita ed è anzi probabile che, come spesso accade in questi casi, molte delle domande che ad oggi ci poniamo rimarranno senza risposta; eppure, se c’è una cosa che le poche ed illusorie ore che hanno preceduto il test del Dna ci hanno insegnato è che perfino quando il mondo sembra un posto crudele non bisogna mai perdere la speranza in nulla… neppure nella giustizia.

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Data:

6 Aprile 2019