Traduci

Russia: muore Mira Markovic

Nel 1942 il popolo serbo era impegnato in una delle missioni più difficili della propria storia: liberarsi dall’occupazione nazista. È superfluo sottolineare che, come in ogni regione d’Europa conquistata fino a quel momento, anche in Serbia le forze armate tedesche avevano instaurato un regime di paura e di violenza, il quale ben presto aveva portato all’apertura di ben due campi di sterminio riservati agli ebrei e ai partigiani slavi. Contro tutto ciò, si battevano in modo particolare una coppia di giovani innamorati, Moma Markovic e Vera Miletic: il primo era un partigiano che per le proprie attività militari sarebbe in seguito stato insignito del titolo militare di “eroe jugoslavo” al pari di centinaia di altri oppositori al nazismo; lei, dal canto suo, era la cugina di Paunovic (il braccio destro dell’allora Maresciallo Tito) nonché una brillante studentessa presso l’università di Belgrado; di lì a due anni sarebbe stata uccisa dai tedeschi… se suo marito o chiunque altro hanno mai saputo qualcosa sulle circostanze della morte di lei, hanno portato il segreto nella tomba.

cms_12506/2.jpg

Ad ogni modo, prima che gli eventi andassero incontro a questo tragico epilogo, Moma e Vera avevano messo al mondo la loro prima ed unica figlia, Mira Markovic. Non è difficile immaginare che, in un contesto come quello in cui crebbe, fin da subito la bambina sviluppò una passione per la politica e in particolare per qualunque forma di militanza partitica riconducibile alla sinistra jugoslava, ciò che è difficile immaginare è la passione e la determinazione che impiegò in tali attività. A sedici anni la nostra protagonista si era già iscritta al partito comunista, divenendone una delle più promettenti esponenti. Purtroppo però, la sua passione non sembrava adatta per Pozarevac, una cittadina situata 70 chilometri a sudest di Belgrado in cui fu costretta a trascorrere la propria adolescenza; già, perché il paesino era all’epoca tanto ricco di stimoli in ambito sportivo quanto avaro di attività politiche. A Pozarevac, vi erano ben sei squadre di calcio professionistiche (nessuna delle quali degna di nota), una delle più grandi piscine all’aperto del distretto di Branicevo e un importante ippodromo, dove d’autunno si svolgevano coinvolgenti giochi equestri amatoriali o, come li chiavano gli abitanti del posto, i Ljubičevske konjičke.

cms_12506/3.jpg

Eppure, come detto, per chiunque non avesse l’ambizione di darsi all’ippica, al nuoto o a qualunque altro sport, la città rappresentava soltanto un tedioso centro incapace di offrire qualunque impulso culturale se non tramite i propri istituti scolastici. Non a caso, fu proprio negli anni del liceo che Mira incontrò un ragazzo di appena un anno più grande di lei e che come lei era rimasto orfano in seguito a un evento drammatico, il suicidio di entrambi i genitori. Aveva gli occhi scuri, era incredibilmente alto e, come quasi tutti i ragazzi cresciuti nella Jugoslavia del dopoguerra, sembrava essere molto più magro del dovuto. Il suo nome Snobodan Milosevic, e sarebbe un giorno diventato uno dei più feroci e sanguinari leader politici d’Europa. Per la nostra protagonista, tuttavia, quel ragazzo dinoccolato e dallo sguardo pieno d’ambizioni da quel momento sarebbe stato solamente l’uomo della sua vita e tale sarebbe rimasto fino alla fine dei suoi giorni.

cms_12506/4v.jpgI due si sposarono nel ‘65, un anno dopo il conseguimento della laurea in legge da parte di lui. Ebbero due figli, Marko e Marjia, ma nessuno di questi eventi familiari placò il desiderio di Mira di coltivare le proprie ambizioni: Inizialmente accettò una cattedra come professoressa di sociologia a Belgrado, ma ben presto la sua passione politica si ripresentò impetuosamente nella propria vita spingendola a candidarsi e ad ottenere la presidenza di Sinistra Jugoslava, la formazione marxista che aveva nel frattempo preso il posto dell’ormai defunto partito comunista. Non che una donna simile avesse bisogno di esporsi in prima persona per poter esercitare la propria influenza: pare che fosse infatti la più fidata e scaltra consigliera del marito, al punto da essere paragonata dal proprio stesso popolo al più ambizioso personaggio mai generato dalla penna di Shakespeare, guadagnandosi il soprannome di “Lady Macbeth dei Balcani.” “Milosevic poteva controllare un’intera nazione, ma non poteva controllare la propria moglie.” Avrebbe in seguito asserito Tim McFadden, un funzionario delle Nazioni Unite particolarmente attento alle dinamiche dei paesi slavi.

Ad ogni modo, l’egemonia dei Milosevic sulla Jugoslavia non era destinata a durare a lungo, non nelle intenzioni della signora perlomeno: nel 2002, al compimento del sessantesimo compleanno di lei, Snobodan avrebbe infatti dovuto categoricamente abbandonare tanto la guida del Paese quanto la politica. Il motivo? Semplice, la moglie aveva voglia di trascorrere la propria vecchiaia in sua compagnia: non voleva che gli affari di palazzo si prendessero il meglio del marito lasciando a lei un uomo troppo stanco ed anziano per godersi con lei gli ultimi anni della propria vita. Purtroppo però, il piano di Mira non si realizzò mai: pochi anni prima rispetto al proprio “pensionamento”, sotto i colpi delle pressioni internazionali e di un sempre più incontenibile malcontento dei propri connazionali Milosevic venne dapprima costretto a rassegnare le proprie dimissioni ed in seguito arrestato. Temendo di andare incontro allo stesso destino sua moglie non ebbe altra scelta che rifugiarsi a Mosca dove visse da esiliata fino alla fine dei propri giorni.

Nel corso degli anni venne accusata di omicidio, contrabbando di sigarette e abuso di potere, e malgrado quest’ultima accusa sia in seguito decaduta a causa di un vizio formale, nel 2008 contro di lei è stato emesso un mandato di cattura internazionale. Ad ogni modo, Mosca ha sempre rifiutato di concedere qualunque estradizione rendendo di fatto tale sentenza totalmente inapplicabile. Lo stesso non si può dire di Slobodan, il quale terminò la propria esistenza in carcere dopo essere stato stroncato da un infarto. Naturalmente, nulla può giustificare le atrocità compiute in Serbia nel corso di quegli anni bui, eppure, è curioso notare come perfino quand’ormai Milosevic doveva essere ben consapevole che non avrebbe mai più potuto riassaporare la libertà o uscire dal centro di detenzioni internazionale dove si trovava, non mancò mai di telefonare almeno una volta al giorno alla moglie per sentirne la voce.

cms_12506/5.jpg

Forse, la loro storia politica è stata attorniata da troppe crudeltà affinché si possa provare compassione nei confronti dei loro destini; nondimeno, se qualcuno volesse essere così romantico da provare per un attimo a dimenticare gli errori compiuti nell’esercizio pubblico e a ricordare solamente i nobili sentimenti che i due devono aver coltivato nella propria vita privata, di certo quel qualcuno non potrebbe che provare un minimo di commozione nel venire a sapere che lunedì pomeriggio, in seguito ad una lunga malattia, Mira è purtroppo deceduta raggiungendo di fatto il marito che tanto amava; l’unico uomo in grado d’ispirarle un sentimento puro in una vita che di puro ha avuto ben poco.

Autore:

Data:

17 Aprile 2019