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Giorgetti propone una Costituente

Giorgetti propone una Costituente: “Cambiamo le regole del gioco”

“Se andiamo avanti con tre anni di governo che non decide e si fa una legge elettorale proporzionale questo Paese è spacciato, chiunque vada a governare, Salvini o chiunque altro”. Lo dice il leghista Giancarlo Giorgetti, a Milano, in Fondazione Feltrinelli. La proposta di Giorgetti è “sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco”, proponendo una sorta di costituente.

“Dico semplicemente, non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco… io in questo momento direi agli altri: scusate, ma sediamoci a un tavolo per cambiare il gioco e per dare un governo decente a questo Paese”. Un tavolo per le riforme costituzionali, “era l’unica cosa che bisognava fare a mio giudizio il 20 di agosto. L’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le 4-5 cose necessarie, magari anche la legge elettorale, non so in che forma, ma per dare la possibilità a chi governa di decidere”.

“Il nostro Paese merita una stagione di riforme: senza riforme radicali non si va da nessuna parte. Credo che la proposta di Giorgetti possa aver senso” commenta il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. La Lega però, è due “anime assieme”. C’è un’anima, osserva, “come quella rappresentata da Giorgetti e da Zaia, che ha una buona dose di concretezza, ma c’è un’anima prevalente che è quella di Salvini che va avanti a slogan”.

Però, dice, “ho raccolto questa provocazione di Giorgetti perché la situazione nel nostro Paese se non è grave come nel dopoguerra è comunque molto grave. Ormai abbiamo il 45% di persone che lavorano e il 55% che non lavorano. I dati ci dicono che il carico delle pensioni sarà insostenibile per cui il nostro Paese è in una situazione tendente al drammatico. Le riforme non possono essere piccole e di breve termine ma con una visione a lungo termine e radicale”, conclude Sala.

“A Giorgetti proporrei intanto di iniziare a discutere di legge elettorale – afferma Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato – Il Pd ha sempre sostenuto che più è ampia la condivisione sul sistema elettorale e meglio è. Per quanto mi riguarda, approvare un testo con il concorso anche della Lega sarebbe un’ottima cosa”.

Su Twitter interviene Matteo Renzi che accoglie con favore la proposta del leghista: “Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. #ItaliaViva c’è”.

Renzi a Giorgetti: “Scrivere regole insieme? Noi ci siamo”

“Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. #ItaliaViva c’è”. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi a proposito della proposta di un tavolo costituente lanciata da Giancarlo Giorgetti.

Fi, area Carfagna morde il freno: showdown possibile in settimana

(Cristiano Fantauzzi) – Forza Italia resta in subbuglio. I mal di pancia si intensificano nell’area che fa capo a Mara Carfagna, che morde il freno dopo la cena ad Arcore tra Silvio Berlusconi e la vice presidente della Camera. Fra i parlamentari a lei più vicini c’è chi assicura che il dado è tratto e che a metà settimana “qualcosa succederà”. Non ne vede l’ora un senatore come Massimo Mallegni che all’Adnkronos nega che si possa ipotizzare una ’Forza Italia Viva’ anche se sottolinea che il problema è che Fi “non sa cos’è e cosa vuole…” e nessuno sembra reagire al calo di consensi drenati a destra, dal sovran-populismo di Meloni e Salvini.

Uno stato dell’arte che potrebbe portare all’addio di un paio di parlamentari (alcuni boatos indicherebbero come ’maturi’ Deborah Bergamini e Davide Bendinelli). Sempre da palazzo Madama, Maurizio Gasparri sembra gettare acqua sul fuoco: Mara “non può andare con Renzi, lei è una berlusconiana. Molti di noi hanno incontrato Berlusconi nel corso della nostra vita politica, lei invece è una berlusconiana nativa”, ha affermato a ’Un giorno da pecora’. E se dalla Campania, via ’Il Mattino’, arriva il ’grido di dolore’ di Sandra Lonardo (“Silvio, noi restiamo al tuo fianco ma ti vogliamo combattivo come sei sempre stato, non remissivo, hai una storia da difendere… nessuno andrà via da Forza Italia. Solo che non vogliamo morire leghisti”), dal profondo nord arriva l’altolà di Michaela Biancofiore.

Per la coordinatrice del partito in Alto Adige non è un pezzo di Fi che deve strizzare l’occhio a Renzi, in un’ottica da ’responsabili’, casomai dovrebbe essere quest’ultimo a guardare al centrodestra. E Berlusconi? “Ci porti – è la proposta – in conclave a Villa Gernetto o meglio in qualche monastero, ci lasci scannare, ci ascolti tutti ma non ci faccia uscire finché non si esce con regole valide erga omnes e una linea unitaria che ridia a Forza Italia il ruolo che le è proprio: quello di regista del centro – trattino destra”.

Il Cav, per la verità, oggi si è dovuto dedicare alla trasferta a Palermo, dove, nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, si è avvalso della facoltà di non rispondere, nella qualità di testimone citato dalla difesa di Marcello Dell’Utri nell’ambito del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Per domani sera in programma la registrazione del Maurizio Costanzo show. Chissà che non sia, come in molti sperano, l’occasione per dare un segnale univoco sulla rotta da seguire, nei rapporti con Matteo Salvini e nel recupero di attrattività del partito fondato 25 anni fa.

E proprio chi, come Annagrazia Calabria, è una berlusconiana ’nativa’ fin dalle origini del suo impegno politico, interpellata alla Camera sul tenore del dibattito in corso, risponde con riluttanza, ma esordisce con un principio: “La linea la dà Silvio Berlusconi, che è il nostro leader”. Fa capire di non sentire sudditanza alcuna nei confronti degli alleati, Lega in primis ma non punta il dito contro nessuno.

“Forza Italia – dice all’Adnkronos – ha tenuto una linea chiara di posizionamento politico: saldamente nel centrodestra da quando ha visto la luce, nel 1994. Ora, penso che la discussione deve esserci, deve essere costruttiva ma deve rimanere nel perimetro dei valori fondamentali del nostro partito che si radicano nel centrodestra. Tutti al nostro interno dobbiamo ricordarci di far parte di una comunità e ci vuole rispetto reciproco e capacità di lavorare insieme”. Il partito, intanto, tenta di mantenersi operativo: domani si riuniscono i capi dipartimento, mentre per venerdì è programmato un coordinamento della presidenza.

Ex Ilva, Lezzi: “Nessuna impresa può operare sotto scudo penale”

“Ritengo che nessuna impresa possa operare sotto uno scudo penale”. Così Barbara Lezzi, senatrice del M5S, intervistata su Rete 4, nel corso di Stasera Italia, precisando di non avercela “con ArcelorMittal”. “L’emendamento”, che toglie lo scudo penale al gruppo anglo-indiano, aggiunge, “è stato sottoscritto da tutti i senatori, io sono la prima firmataria, ma non ho fatto alcuno sforzo per convincerli”.

Elezioni regionali, M5S pensa a ’team’ locali

(Antonio Atte) – Il tempo stringe e i vertici grillini non hanno ancora deciso se presentare o meno il simbolo del M5S alle consultazioni che il 26 gennaio si terranno in Emilia Romagna e Calabria. In ballo però ci sono anche altre Regioni al voto (Campania, Puglia, Liguria, Marche, Toscana, Veneto) e per questo, apprende l’Adnkronos da fonti parlamentari, il M5S starebbe pensando a una sorta di ’team’. Anche se l’ipotesi non trova conferma nei vertici, si parla con insistenza di un referente per Regione (per esempio, il capogruppo in Consiglio regionale) affiancato da un parlamentare di quel territorio, con il compito di sondare il terreno per una eventuale corsa del Movimento alle competizioni elettorali del prossimo anno. Ad esempio, i campani avrebbero già individuato in Salvatore Micillo il proprio uomo.

In settimana Luigi Di Maio vedrà di nuovo gli eletti emiliano-romagnoli e calabresi per decidere il da farsi. L’ipotesi forfait nella Regione governata dal dem Stefano Bonaccini è più viva che mai, soprattutto alla luce dei recenti sondaggi che vedrebbero il M5S ben al di sotto della soglia del 10 per cento (la forchetta oscillerebbe pericolosamente tra il 5 e il 7 per cento).

Per quanto riguarda la Calabria, invece, il capo politico pentastellato preferirebbe ascoltare chi sul territorio ha un suo radicamento. E’ in quest’ottica che verrebbe presa in considerazione la posizione di Nicola Morra per decidere se presentare la lista o meno. Ai microfoni di ’Unomattina’, il titolare della Farnesina ha fatto capire chiaramente che il Movimento non ha intenzione di buttarsi a capofitto in nuove pericolose avventure elettorali.

“Come è sempre stato per il M5S, dove siamo pronti ci dobbiamo presentare”, mentre “dove abbiamo delle difficoltà perché magari i gruppi non sono pronti, non c’è nessun problema a dirlo ai cittadini. Noi siamo nelle istituzioni da sei anni, non di più. Siamo una forza politica giovane”, ha ricordato Di Maio.

Domani sera il leader grillino vedrà i deputati in assemblea: all’ordine del giorno c’è la legge di bilancio. Ed è proprio a Montecitorio che in questo momento si nascondono le grane più insidiose per il M5S. Oltre ai vari focolai di malcontento, resta da sciogliere il nodo dell’elezione del capogruppo, che si trascina da oltre un mese.

Per uscire dall’impasse, in vista della nuova votazione di mercoledì, i pentastellati si sono affidati a un metodo ’maieutico’. Prima di procedere con la votazione vera e propria, i grillini hanno avviato una sorta di pre-consultazione: in pratica a ogni deputato sarà consegnata una scheda bianca, sulla quale ognuno potrà esprimere la sua preferenza indipendentemente dai candidati in campo. In questo modo si prova a verificare l’esistenza di figure in grado di raccogliere un consenso ’spontaneo’, uscendo così dallo schema delle cordate che finora hanno prodotto solo fumate nere.

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12 Novembre 2019