Traduci

GIORGIO BENEDETTI: UNA PASSIONE SUL CIRCUITO DELLA VITA

Sembra una persona come tante altre, con un lavoro, una famiglia, una vita sociale.

Eppure Giorgio Benedetti ha qualcosa che lo rende diverso, speciale, unico: la sua grande passione. Una passione che si porta dentro fin da quando era un bambino e che ha avuto modo di esternare grazie alla “complicità” della madre.

Ce lo racconta lui stesso.

cms_28925/FOTO_1.jpg

Giorgio Benedetti

“Avevo otto anni e ogni volta che vedevo una macchinina, facevo i capricci. Mia madre, esasperata, per farmi tacere mi mise tra le mani un giornale di auto da corsa, che mi rese silenzioso. Si trattava di Autosprint, una rivista di settore che mi affascinò a tal punto da accompagnarmi per circa quarant’anni. Fu una folgorazione! Grazie a questa rivista imparai i nomi di tutti i piloti e tutto ciò che riguardava il mondo delle corse automobilistiche”.

È ormai evidente la tematica delle sue opere: Giorgio Benedetti dipinge auto da corsa.

Un amore a prima vista, nato forse un po’ per gioco, ma che non si è mai spento con il tempo.

Divenuto adulto, Giorgio riscopre questo suo lato fanciullo che lo porta non più a giocare con le macchinine ma a dipingerle.

Tutto nasce in forma autodidattica, per pura e semplice passione: “Sono nato con questo grande amore, ce l’ho nel sangue fin da bambino. Conoscevo il nome di tutti i piloti, sapevo identificare le macchine, i caschi. Ricordo con piacere la prima esperienza in autodromo: erano le prove ufficiali del gran premio d’Italia del 1971, a Monza. Mi ritengo un appassionato e ne vado molto fiero”.

cms_28925/FOTO_2.jpg

“Jochen Rindt, Lotus 72 F1, Prove ufficiali Gran Premio d’Italia a Monza 1970” by Giorgio Benedetti

Un amore datato, quindi.

Il suo percorso artistico è la conseguenza di una passione sviscerata per le corse automobilistiche, la sua storia e i suoi personaggi. Una passione che, arrivato ad un certo punto, ha avuto la necessità di esternare ed esprimere.

Fina da bambino, Giorgio si dilettava a disegnare macchinine ma la sua passione si è trasformata in vera e propria arte nel 2008. Con un passaggio, però.

Questo è un altro aneddoto che ci facciamo raccontare dell’artista.

“Era il periodo in cui avevo i figli piccoli – ricorda con affetto. Non riuscivo a stare fermo sul divano mentre aspettavo che il biberon si scaldasse, così mi sono detto: Perché non provare a disegnare? Questi sono stati i miei primi, timidi tentativi”.

Può sembrare sciocco raccontare questi aneddoti ma li ritengo molto importanti. È fondamentale mostrare che l’arte non nasce sempre da elevazioni mistiche ma che, ma spesso e volentieri, si incarna nella nostra quotidianità più semplice.Ci tengo a far vedere questo lato estremamente umano degli artisti perché spesso vengono visti come dei geni assoluti o come dei pazzi scatenati; in entrambi i casi completamente fuori dal mondo. E invece no, perché l’arte è una forma di canalizzazione che si incarna nella nostra nostra umanità, attraversandola a 360°. Inoltre, queste storie accomunano tantissime persone: sono davvero tanti gli artisti – e non – che mi hanno raccontato di aver avuto le loro migliori idee mentre svolgevano i lavori più umili. Insomma, l’ispirazione si manifesta sempre attraverso la nostra umanità, mai al di fuori.

cms_28925/FOTO_3.jpg

“Niki Lauda, B.R.M. P 160 F1, Gran Premio di Spagna F1, 1973” by Giorgio Benedetti

Guardiamo un po’ più da vicino le opere di Giorgio Benedetti.

Totalmente autodidatta, quello dell’artista è stato un approccio di ricerca, tanto dal punto di vista storico che stilistico.

Partendo dalle matite colorate e dai pennarelli, ha in seguito sperimentato l’acquerello per poi approdare all’acrilico. “Con l’acrilico mi trovo molto bene e mi sento appagato anche per i risultati che riesco a dare” – afferma.

Di sicuro, dipingere auto da corsa non è così scontato. Non è sufficiente tracciare il profilo dell’auto, bisogna anche rendere il senso della velocità, lo scintillio del metallo, il calore dell’asfalto. Per non parlare, poi, dello scenario – altra componente importantissima.

In che modo Giorgio Benedetti riesce a rendere tutto ciò?

“Nelle mie opere – spiega – c’è sempre l’ombreggiatura, il chiaroscuro. I colori acrilici, poi, riescono a creare quella luminosità che si avvicina molto a quella fotografica”.

Insomma, l’attenzione alla tecnica – sperimentata negli anni – unita all’intuizione che può nascere solo da una passione irrefrenabile. Lo ammette senza esitazioni: “Quello che amo al di sopra di ogni cosa è trasmettere la fatica dell’automobile e il contesto che ne nasce.”

cms_28925/FOTO_4.jpg

“Clay Regazzoni, Gran Premio di Germania F1, Ferrari 312 b2 1971” by Giorgio Benedetti

Giorgio Benedetti non si sente uno Street Artist, né un contemporary Art: presente nel mondo d’oggi, mantiene lo spirito dei suoi tempi. È quindi un’anima vintage trapiantata nel presente!

“Oggi tutti vogliono opere d’arte museali grandissime – spiega. Allora io dico: signori, se volete delle opere a muro io non faccio per voi. Perché la visibilità deve essere qualcosa che non stanca e, a chi guarda, deve arrivare un messaggio di non affaticamento. Dentro di me c’è ancora questo desiderio di sforzare l’occhio per vedere il dettaglio, senza che questo sia sfacciatamente palese.”

Effettivamente, nei dipinti di Giorgio Benedetti sono proprio i dettagli che attirano l’attenzione. Per gli appassionati del settore, poi, queste opere fungono da macchina del tempo, trasportandoli in luoghi e situazioni del passato che permangono vivide alla memoria.

L’artista denuncia una certa “eccessiva immediatezza” della televisione contemporanea, che appiattisce l’evento, smorzando quell’emozione per lui così importante. “Spesso non si riescono nemmeno a distinguere i piloti”, afferma. Eppure, è proprio l’attenzione al dettaglio a creare l’atmosfera magica che trasforma lo spettatore in appassionato.

Così Giorgio Benedetti amplifica il suo impegno nel trasformare i suoi dipinti, coniugando le auto di oggi alle situazioni di ieri. Un mix esplosivo che potremmo definire “contemporary vintage”.

cms_28925/FOTO_5.jpg

“24 ore di Le Mans 1970, D. Piper, Porsche 917” by Giorgio Benedetti

L’auto è un simbolo. Non soltanto di una passione, ma anche di un percorso, quello della vita.

C’è chi va piano, chi va forte, chi va dritto, chi preferisce le gincane: ognuno ha il suo modo di mordere l’esistenza.

L’arte di Giorgio Benedetti la dice lunga sulla sua personalità: non sempre occorre fare cose fuori dall’ordinario, basta “essere”.

La passione per il mondo delle corse non è rimasta, per l’artista, pura tifoseria ma l’ha trasformata in qualcosa di costruttivo. Così la gara non finisce mai, la pista non è mai vuota, la festa si perpetua nel tempo e la gioia non si spegne.

Ecco la magia dell’arte: mantenere viva la felicità.

cms_28925/L_INTERVISTA.jpg

L’intervista che segue è stata realizzata da Simona HeArt per la rubrica “Sguardi sull’arte contemporanea con Simona HeArt”. L’articolo è pubblicato su “International Web Post”.

#sguardisullartecontemporaneaconsimonaheart

Contatti di Giorgio Benedetti:

www.giorgioartpaintings63.wixsite.com/giorgiomotoringart

email: benedetti_giorgio@libero.it

IG: @benedetti_motorart

Autore:

Data:

3 Gennaio 2023