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Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Il 16 ottobre di ogni anno si ricorda la nascita della FAO (1945), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Per celebrare la ricorrenza, il teatro Petruzzelli di Bari ha ospitato “Il concerto per la terra”, con l’obiettivo di veicolare il tema promosso quest’anno dalla FAO, “Cambiamo il futuro delle migrazioni. Investiamo nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale”.

La sezione di Bari del CHIEAM (Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei), promotrice dell’evento, ha coinvolto gli studenti delle ultime classi di alcune scuole superiori di Bari e provincia nell’importante manifestazione. Più di 700 studenti hanno festeggiato la ricorrenza in un clima festoso, che ha di fatto suggellato l’impegno di tanti giovani nel rappresentare la prima generazione capace di cancellare la fame dal pianeta, la GENERAZIONE FAME ZERO.

Maurizio Raeli, direttore del Centro, ha illustrato le attività dell’Organizzazione internazionale che, da oltre cinquant’anni, opera nel Bacino del Mediterraneo in stretta collaborazione con numerose istituzioni internazionali per migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale, per potenziare le capacità dei piccoli agricoltori e delle comunità costiere e per investire sulle giovani generazioni attraverso attività di formazione e di ricerca. Durante la manifestazione di Bari, oltre alla presenza delle più alte cariche istituzionali del territorio, il direttore generale della FAO, José Graziano Da Silva,ha rivolto un video messaggio di saluto ai presenti.

A simboleggiare in musica gli alti significati della manifestazione, l’esperienza e la sagacia del Maestro Paolo Lepore che, con la sua Jazz Studio Orchestra e la collaborazione del Coro del Faro, ha riproposto le musiche degli artisti internazionali che meglio hanno rappresentato su uno spartito musicale i disastri della Terra.

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Più di 150 Paesi nel mondo organizzano eventi nella Giornata mondiale dell’alimentazione per testimoniare l’importanza di essere coesi nella lotta contro la fame e garantire a ciascuno cibo sufficiente per condurre una vita sana. Due anni fa, 193 Paesi si sono impegnati nel raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) per concretizzare un sostanziale azzeramento della fame nel mondo entro il 2030, ma per raggiungere l’obiettivo c’è bisogno di una efficace inversione di marcia e dell’impegno di tutti.

Nel 2015, più di 19 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro terre dopo essere sopravvissuti a un disastro ambientale. I dati messi a disposizione dalla FAO riescono solo in parte a far comprendere quanto il fenomeno migratorio non sia quasi mai una scelta.

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Nell’ambito del summit Internazionale “Acqua e clima. I grandi fiumi del mondo a confronto”, tenutosi in questi giorni a Roma, le stime della FAO sui dati dell’International Disaster Database (Em-Dat) hanno fornito elementi di dibattito per la sessione di tributo all’Africa, il continente più colpito al mondo dai danni causati dai disastri naturali.

Il Summit di Roma – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Gallettivuole affermare con forza l’impegno dell’Italia e di gran parte dei governi del Pianeta nei confronti dell’Africa: il mondo industrializzato ha un profondo debito ambientale nei confronti di questo Continente, che è necessario colmare con il trasferimento di risorse, conoscenze e tecnologie, che possano ridurre la vulnerabilità di quelle terre rispetto ai cambiamenti climatici. L’acqua e la sua accessibilità resta una delle grandi questioni che portano a fenomeni epocali come le migrazioni. L’accordo di Parigi parte proprio da questo principio etico-morale fortissimo, da un salto di qualità nella cooperazione internazionale: creare attraverso l’ambiente nuove condizioni di crescita sociale ed economica”.

I recenti dati confermano che la stima economica dei danni sta aumentando: si parla di 250-300 miliardi di dollari l’anno (Report of the Secretary-General on the Implementation of the International Strategy for Disaster Reduction), ma quel che è più allarmante è che ad essere colpiti sono soprattutto i Paesi in via di sviluppo, dove l’agricoltura rappresenta la principale fonte di reddito per il 60% della popolazione.

Secondo due studi (Dilley and others del 2005 e Fao del 2006), le zone dell’Africa sub sahariana sarebbero le più a rischio del mondo per perdite economiche dovute a fenomeni di siccità acuta. I disastri naturali, in generale, sono per il 90% legati in qualche modo all’acqua, lo stesso dicasi per il 70% delle morti causate da disastri naturali. Oltre ai danni diretti alle persone, in caso di disastri ambientali risultano compromesse le coltivazioni, i sistemi di irrigazione, di stoccaggio, di trasporto e quant’altro.

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Ma, come sostiene il Ministro Galletti, l’Italia non resta a guardare. Nell’impegno di concretizzare l’aiuto sui territori svantaggiati, la Green Cross Italia annuncia, proprio in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la conclusione del programma “Energia per restare”. Il progetto, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e realizzato in partenariato con Enea e Cultivert, compie un passo importante per il futuro di cinque villaggi nella Regione di Matam, nel Nord Est del Senegal. In un Paese fortemente segnato dai cambiamenti climatici, 2mila beneficiari del piano di aiuti avranno mille ragioni in più per non abbandonare le loro terre. In questi territori al confine con la Mauritania sono stati introdotti sistemi agricoli innovativi e sostenibili. I piccoli coltivatori che hanno beneficiato dell’aiuto sono soprattutto donne. E così, nel pieno rispetto del tema di quest’anno, lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare in questi villaggi hanno il colore di melanzane, carote, verze, peperoncini, limoni, mango. “Con Energia per restare siamo intervenuti in una zona dove è necessario rafforzare la sicurezza alimentare con azioni che affrontano i bisogni immediati e forniscono soluzioni durevoli – spiega Elena Seina, coordinatrice dei progetti Africa di Green Cross – quando l’agricoltura diventa resiliente si costruisce il primo baluardo per prevenire l’emigrazione. Questo è il nostro impegno per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’Onu nell’Agenda 2030, questo è il nostro contributo per ridurre la povertà rurale e promuovere l’uso di risorse naturali sostenibili”.

Nel Summit internazionale di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata presentata, inoltre, l’Alleanza delle Imprese italiane per l’Acqua e il cambiamento climatico, un’iniziativa promossa dal ministero dell’Ambiente d’intesa con le più importanti imprese e associazioni di categoria italiane che utilizzano l’acqua per scopi produttivi. All’iniziativa aderiscono 37 tra imprese e associazioni. Accordi in larga scala per fronteggiare il rischio di cambiamenti climatici, assumendo impegni per ridurre gli impatti e favorire l’utilizzo dell’acqua per i diversi usi facendo riciclo e riutilizzo.

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Anche il Papa ha lanciato un monito intervenendo nella sede della Fao a Roma, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, facendo un implicito riferimento al cambio di rotta dell’amministrazione americana. Per il Pontefice appare evidente una negligenza verso i delicati equilibri degli ecosistemi e la presunzione di manipolare e controllare le risorse limitate del pianeta. Il grido di aiuto della Terra ci impone un cambio nello stile di vita, volto ed evitare gli sprechi.

Ed è una inquietante realtà quella su cui il Pontefice ci invita a riflettere: nei soli ristoranti italiani si sprecano ogni anno 185mila tonnellate di cibo.

Una singolare iniziativa volta a ridurre e contenere il fenomeno è stata messa a punto grazie alla sinergia della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, e il Comieco, il Consorzio per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica. Il progetto, lanciato su scala nazionale, prende il nome di “Doggy Bag se avanzo mangiatemi”. Si tratta di eco-contenitori, di design e lavorazione italiana, che daranno la possibilità ai clienti di portare agevolmente a casa cibi e bevande non consumate. L’obiettivo è quello di portare le colorate e praticissime Doggy Bag negli esercizi su tutto il territorio italiano.

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Maria Chiara Gadda – membro della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati e relatrice della legge 166/16 sella limitazione degli sprechi alimentari – ha così commentato la presentazione del progetto: “La norma antisprechi sta contribuendo ad accrescere la sensibilità dei cittadini verso il cibo ed il suo utilizzo consapevole specie nella prevenzione e nel recupero delle eccedenze. La doggy bag – continua Gadda – può avere un ruolo strategico per vincere questa sfida dal punto di vista culturale.”

Due ricerche, realizzate in occasione degli Stati Generali della Green Economy 2017, rivelano che, a fronte di cittadini italiani pronti ad adottare le linee guida per realizzare una svolta verde, leader politici poco attenti non colgono i segnali, favorendo un anacronistico stallo in agenda sul tema.

La green economy caratterizza ormai una parte importante dell’economia italiana e gode di una buona popolarità, ma stenta a entrare fra le priorità dell’agenda dei leader politici italiani – commenta Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Con l’iniziativa della proposta dei 10 punti del Programma per la transizione alla green economy, che sarà presentato agli Stati generali di Rimini del 7 novembre si offre, in vista delle prossime elezioni, alle forze politiche e ai candidati un’opportunità: recuperare il ritardo e migliorare le loro proposte programmatiche, oppure, in caso contrario, la possibilità per gli elettori che sostengono la green economy di verificare le forze politiche e i candidati che non condividono il loro indirizzo green e quindi di non votarle”.

Data:

31 Ottobre 2017