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Giovani e politica, pianeti distinti ma non più distanti

Il linguaggio della politica è stato completamente cambiato negli ultimi anni a causa prima delle logiche televisive commerciali e poi della rete. Sono lontani i tempi delle Tribune elettorali degli anni ’60 con le immagini ingessate degli allora timidi volti della politica nostrana, veri e propri giganti di ideologie morte e sepolte a furia di picconate sui muri. In poco più di vent’anni gli schermi sono aumentati e le occasioni per poter ascoltare un parlamentare o un ministro in video sono oggi il pane quotidiano dei palinsesti di ogni rete. L’apparire ha predominato pian piano sull’essere, il berlusconismo ha con il suo leader e i suoi apostoli aziendalisti fatto il resto, imponendo logiche fondate sull’appeal piuttosto che su discettazioni politologiche.

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I giovani, ben avvezzi a tutto ciò che gira su qualche schermo, dopo anni in cui hanno manifestato in tutti i modi la loro disaffezione ai palazzi del potere e ai suoi affezionati abitanti, adesso sembrano vogliano “scendere in campo” e informarsi tramite proprio grazie alla tv e ai social network. I nostri adolescenti secondo un’indagine promossa da SWG e il sito Skuola.net, affrontano le discussioni politiche, quasi solo in famiglia e non a scuola, grazie soprattutto alla Tv e all’ausilio dell’informazione sul web (giornali online e spesso e volentieri i social). Cade dunque il luogo comune che voleva i giovani disaffezionati alle discussioni sulla politica, di generazioni poco interessate al dibattito in sede parlamentare su questioni che, prima o poi, avrebbero riguardato anche loro.

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Ci sono invece giovani tra i 15 e i 25 anni che seguono le vicende del Paese, con un interesse maggiore verso la politica nazionale e poco verso invece le questioni locali. Secondo l’indagine sopra menzionata il 73% dei ragazzi segue con attenzione, più di una volta a settimana, la politica nazionale: il 38% lo fa ogni giorno, il 35% almeno un paio di volte. La politica locale, invece, sembra attrarre meno della metà degli intervistati: il 28% se ne occupa due volte a settimana, solo il 15% tutti i giorni. Le nuove generazioni per rimanere aggiornati sulla politica si rivolgono, come era abbastanza prevedibile e scontato, alla Tv che mantiene il monopolio delle notizie per la praticità di ascoltarle: il 64% dei ragazzi si informa prevalentemente così. Ma è la crescita di internet a interessare gli opinionisti: il 42% naviga sui siti dei quotidiani online; un dato che tra i maggiorenni sale al 46%. Avanza notevolmente l’opzione dell’informazione attraverso i social che negli ultimi tempi hanno guadagnato posizioni nei confronti dei giornali. Prosegue inesorabile purtroppo il crollo dei quotidiani cartacei, esiliati a un modesto 21%. Sono i social media dunque la nuova frontiera dell’informazione per molti giovani, e non solo.

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A fare la differenza sono i diversi tipi di piattaforma, in quanto alcune si prestano più di altre a veicolare notizie. Facebook, per esempio, batte tutti gli altri social sul piano dell’informazione politica, quasi in 4 casi su 5 (l’88%). Uno dei social che invece fa dell’informazione il suo punto di forza, Twitter, appare agli occhi dei giovani una cosa più da adulti. Il volto dell’informazione social è rappresentato da profili ufficiali dei giornali che parlano di politica, da pagine o blog personali di esperti e da condivisioni su feed del social network. Giovani e politica non sono oggi due mondi così lontani come pochi anni fa. Si segue la politica senza però intervenire nell’agone, si preferisce lasciare ad altri questo ingrato compito. Del resto non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta.

Data:

3 Dicembre 2016