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ALABAMA: APPROVATA LEGGE CONTRO L’ABORTO

Una legge Orwelliana (o, per gli appassionati del genere distopico, Atwoodiana) è stata firmata dalla governatrice dell’Alabama, Kay Ivey. La nuova regolamentazione, proposta da 25 uomini di carnagione bianca, “afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio”, ha affermato Ivey in un tweet. In particolare, è previsto che una donna abbia diritto ad abortire solo in caso di grave rischio per la propria salute o di “anomalia letale” del feto, e quindi non in casi di stupro o incesto. Diversamente, i medici abortisti rischiano fino a 99 anni di carcere: più degli stupratori stessi. L’obiettivo reale di questa legge, però, si spinge molto oltre la semplice regolamentazione statale: infatti, coerentemente con il disegno di Trump e del suo vice ultraconservatore Mike Pence, l’obiettivo è quello di ribaltare la storica sentenza “Roe vs. Wade”, che nel 1973, di fatto, legalizzò l’aborto in USA, dato che lì, differentemente dall’Italia, ogni sentenza è vincolante per la successiva.Infatti, come prevedibile, una marea di associazioni a difesa dei diritti delle donne sono insorte e giurano ricorsi per incostituzionalità. Facendo così, paradossalmente, il gioco dei repubblicani. Infatti, il disegno è quello di far sospendere la legge da un tribunale, così da spingerla fino alla Corte Suprema, dove il “Grand Old Party” è in maggioranza 5 a 4, grazie alle nomine di Trump. Così, non è impensabile che la Corte riveda la “Roe vs. Wade”. In ogni caso, la legge appena approvata, che dovrebbe entrare in vigore entro sei mesi, è la più restrittiva degli Stati Uniti d’America. Ma non è la sola: anzi, non è altro che l’apice di un’escalation di negazioni dei diritti delle donne a decidere per il proprio corpo. Infatti, solo nel 2019 sono state promulgate 21 leggi che limitano il diritto all’aborto. Più in generale, durante l’amministrazione Trump, ben 28 Stati americani hanno imposto restrizioni a riguardo. A tal proposito, prima dell’Alabama, era stata la Georgia ad occupare le cronache, con l’approvazione del celeberrimo “heartbeat bill” (proposto in altri 15 Stati, di cui 4 l’hanno approvato), il quale vieta l’aborto dal momento in cui è possibile percepire il “battito cardiaco” (che tale non è, in quanto dopo sei settimane l’embrione pulsa pur non avendo ancora sviluppato il cuore) del feto.

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Anche questa legge sembrerebbe costruita ad arte per finire davanti alla Corte Suprema. Infatti, in una recente intervista al Washington Post, Lori Viars, attivista anti-scelta dell’Ohio, ha detto: “Sappiamo che le forze pro-aborto faranno causa, e questo è parte del processo. Vogliamo che questo disegno di legge arrivi alla Corte Suprema. È stato scritto con questo scopo”. Un progetto, questo, che evidenzia nella possibilità per il Presidente di eleggere i giudici della Corte Suprema una clamorosa falla nella democrazia americana e nel contro bilanciamento tra l’esecutivo e il giudiziario, fondamento dello Stato di diritto. Diversi osservatori hanno infatti notato come questo stratagemma potrebbe essere usato per erodere i diritti delle minoranze più disparate, oltre ad alcune basilari regole democratiche. Se, quindi, gli attivisti pro-scelta sono stati ingabbiati in un equilibro di Nash tutto a favore degli antiabortisti, dove la scelta dei primi di presentare ricorso o di non presentarlo porterebbe indifferentemente un vantaggio alla strategia dei secondi, c’è però chi ancora non si arrende. Infatti i democratici, forti al momento della maggioranza alla Camera, giurano una strenua opposizione alle negazioni di diritti faticosamente conquistati. A guidarli, la solita Alexandria Ocasio-Cortez, che in un tweet riassume egregiamente la propria posizione: “I divieti di aborto non sono solo un controllo dei corpi delle donne. Sono un controllo della sessualità delle donne. Possederle. Dalle limitazioni del controllo delle nascite all’eliminazione di un’educazione sessuale comprensiva, i fondamentalisti religiosi americani stanno lavorando duramente per mettere fuori legge quel sesso che è al di fuori della loro teologia”. Riguardo la legge dell’Alabama in particolare, Cortez ha commentato: “È una brutale forma di oppressione per prendere controllo di quell’unica cosa essenziale che una persona dovrebbe poter disporre: il suo corpo”. Le hanno fatto eco alcuni dei più eminenti rappresentanti democratici, quali Kirsten Gillibrand, Joe Biden, Bernie Sanders, Hillary Clinton, che parlano di “attacco ai diritti fondamentali delle donne, alla loro vita e alla loro libertà”. A questo punto, le elezioni presidenziali del 2020 potrebbero prospettarsi come un vero e proprio referendum, anche sui diritti.

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Data:

17 Maggio 2019