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BOCCIATO PER LA TERZA VOLTA IL PIANO MAY, MA ESCLUSO IL “NO DEAL”

Lo psicodramma della Brexit si è appena arricchito di un nuovo episodio. Westminster, la scorsa settimana, dopo aver bocciato qualsiasi opzione alternativa al piano May, ha escluso per la terza volta anche quest’ultimo con una maggioranza di 344 voti a 286. L’Unione Europea non è disponibile a rinegoziare l’accordo, e Theresa May ha espresso “profondo rincrescimento” per il voto, che avrà “gravi conseguenze”. Precedentemente al voto, la prima ministra britannica aveva persino messo sul tavolo le proprie dimissioni in cambio di un accordo, ma non è bastato. Se da una parte la Premier britannica non sembra intenzionata a fare un passo indietro per rimanere nell’Unione, tutti sanno anche che il “No Deal” causerebbe una catastrofe epocale per tutto il popolo dell’isola e non solo. D’altra parte, la Camera dei Comuni ha valutato come insoddisfacente qualsiasi altra soluzione.

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A questo punto, si può affermare che la politica dell’UK sia nel totale caos: nessuno sembra sapere esattamente cosa fare. Il leader dei laburisti Jeremy Corbyn, insieme al Partito Nazionale Scozzese, la scorsa settimana, ha chiesto nuovamente le dimissioni di Theresa May, che, secondo lui, dovrebbe “lasciare che il Paese decida il proprio futuro attraverso elezioni generali”. Intanto, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha convocato un vertice UE per il 10 aprile. L’esecutivo Europeo, che si rammarica per il voto negativo alla Camera dei Comuni”, aveva dichiarato tramite la sua portavoce che l’UE è del tutto pronta per uno scenario di no deal e rimarrà unita. Per quanto riguarda il da farsi, I benefici dell’accordo di ritiro, incluso il periodo di transizione, non saranno replicati per alcun motivo in uno scenario di no deal. Mini accordi settoriali non sono un’opzione“. Lunedì e mercoledì c’era stato, inoltre, un ultimo tentativo parlamentare di trovare un piano B, anch’esso conclusosi in un nulla di fatto. “In aiuto” dei legislatori britannici sembrava essere giunta la scelta ormai ristretta a due sole opzioni percorribili: la tanto temuta hard Brexit, che sarebbe dovuta avvenire il 12 aprile, oppure il ricorso a nuove elezioni e ad un nuovo referendum. Così sembrava! Ma la svolta, però, è avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 aprile: la House of Commons ha votato, con una incredibile maggioranza di 313 a 312, un testo bipartisan che impedisce il “no deal”. Nel testo approvato, è previsto che sia il Parlamento a decidere la durata della nuova proroga. Sembra, però, che l’Europa potrebbe accettarla solo in caso di estensione lunga. Questo potrebbe creare un paradosso: se ottenesse un ulteriore rinvio dell’uscita, la Gran Bretagna dovrebbe partecipare alle prossime elezioni europee, anche se questo sembra, vista la situazione, l’ultimo dei problemi. Dal canto suo, Theresa May ha chiesto un rinvio al 30 giugno, data entro la quale afferma di poter trovare un accordo soddisfacente con l’opposizione, o almeno una serie di voti parlamentari sulle diverse opzioni. Starà, però, ai partecipanti del vertice UE del prossimo mercoledì decidere se accettare questa ennesima richiesta di clemenza oppure prendere altre strade.

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6 Aprile 2019