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L’INFORMAZIONE ASSASSINATA

Amava il suo lavoro e si batteva contro i matrimoni precoci e forzati. Con queste parole, le colleghe di Mina Mangal hanno ricordato la giovane giornalista uccisa lo scorso 11 maggio a Kabul.

Mina era una donna scomoda perché amava la vita e lottava incessantemente per garantire a tutti un futuro migliore.

La vicenda, purtroppo, non fa scalpore neanche nei giornali per cui lavorava, una tradizione tristemente tipica da queste parti. Lei stessa era consapevole dei rischi che quotidianamente correva, infatti in un post su Facebook dichiarava: Mi hanno insultata, ricoperta di fango e ora vogliono uccidermi. Ma io non mi arrendo”.

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La dinamica dell’omicidio non è ancora chiara. Gli inquirenti, con la testimonianza di alcuni vicini, hanno accertato che la giornalista sia stata uccisa alle 7.20 da alcuni uomini incappucciati.

Non si placano però i sospetti sul marito della donna, che all’inizio di maggio aveva finalmente ottenuto il divorzio.

La verità è lontana, anche perché inizia a prendere piede un’ulteriore pista riguardante la sfera terroristica. Purtroppo, Mina non è l’unica ad aver perso la vita a causa della propria libertà.

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Nadia Anjuman era una poetessa, uccisa nel 2005 dal marito, per aver esposto in pubblico le proprie poesie. Sulla coscienza di questo Paese pesano anche le vite dei 15 giornalisti uccisi nel 2018.

Sangue, sangue e solo sangue! L’informazione è continuamente minacciata, lasciando nello sconforto un popolo costretto a pagare con la vita la propria libertà.

Data:

13 Maggio 2019