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La libertà non si ferma, nonostante tutto

Oltre 400 sono i manifestanti – tra cui tanti minorenni, giornalisti russi e stranieri, oltre che il blogger anti-corruzione Aleksej Navalnyj – fermati a Mosca durante una protesta non autorizzata contro gli abusi della polizia russa.

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La marcia nasce proprio sulla scia del contestato arresto per possesso e spaccio di droga del giornalista d’inchiesta Ivan Golunov. Nonostante il reporter fosse stato scagionato da ogni accusa e rilasciato a sorpresa martedì in seguito all’inedita mobilitazione della stampa russa, migliaia di moscoviti hanno voluto radunarsi ancora una volta dandosi appuntamento nel quartiere Chistye Prudy. Le autorità hanno negato il permesso di manifestare, ma tale divieto non ha fermato circa 3mila persone dallo scendere in piazza lanciando lo slogan “Libertà per i prigionieri politici”, indossando magliette con la scritta “Io, noi siamo Ivan Golunov”.

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L’editorialista Maria Zheleznova ha scritto su Vedomosti: “Il caso contro Golunov è chiuso. Ma il caso contro un sistema in cui questa legalità è stata possibile è solo l’inizio“.

Segue poi la figlia del portavoce del Cremlino, che, sul suo profilo Instagram da 90mila follower, ha affermato che il lavoro di giornalisti come Golunov “che rischiano la libertà e anche la vita, rende la nostra esperienza più pulita“.

Molti tra i corrispondenti stranieri sono stati rilasciati dopo il fermo, ma non è il caso di Navalnyj, che ha trascorso la notte in cella e rischia fino a trenta giorni di arresto amministrativo benché non abbia organizzato personalmente la protesta.

Il rilascio di Golunov era stato festeggiato come una rara vittoria, ma la repressione della marcia viene intesa dagli analisti come indice di nuove tensioni e rappresaglie da parte delle autorità.

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Data:

15 Giugno 2019