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L’ETERNA DITTATURA

Cibo e libertà: un binomio scontato per gli stati dell’Europa occidentale, ma di difficile attuazione nella Bielorussia di Lukashenko, dove tutto passa sotto il controllo meticoloso della sua persona.
Batka, che significa padre, come ama farsi definire, è al comando da 25 anni e, a quanto pare, nessuno sembra essere in grado di tenergli testa.

Un uomo tutto d’un pezzo, capace di andare oltre ogni critica avanzata dagli stati europei. Nel 2012, ci provò il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle (apertamente gay), che lo definì “dittatore”. Lukashenko, senza peli sulla lingua, gli rispose con toni palesemente omofobi: “Meglio dittatore che gay“.

Il dittatore bielorusso è una figura particolare, capace persino di rievocare le gesta di Hitler con parole tutt’altro che dispregiative: “Non tutto ciò che lo riguarda è un male“. La situazione geopolitica della Bielorussia è critica, mancano cibo e libertà ma non il ferro per produrre munizioni, fucili e armi varie. A cosa servono tutto questo materiale?

Il piano di Lukashenko consiste nel trasportare armi in gran segreto verso Libano, Costa D’Avorio e Teheran. Tutto questo, a discapito delle sanzioni europee prolungate fino al 2020. Ovviamente, questa situazione di oppressione e d’incertezza economica getta il popolo nell’ansia più totale, senza che quest’ultimo possa ribellarsi al sistema dittatoriale. Ogni protesta viene fatta scontare con la prigione, proprio come avvenuto nel 2017, quando una folla di giovani in piazza a Minsk cercarono di protestare contro la sua autocrazia, ma senza ottenere risultati. Stessa sorte è toccata anche al mondo del giornalismo, costretto a vivere in una censura disumana. Infatti, tutto quello che svolge il dittatore non è dato sapere, sono pochissime le notizie che trapelano dallo stato Bielorussia.
La stampa quindi è prettamente di parte, raffigurando Lukashenko come un padre tenero e premuroso, impegnato a coltivare i campi e a visitare le fabbriche.

Al di là di qualsiasi considerazione, l’ultima notizia attendibile riguarda la centrale nucleare che Minsk vorrebbe costruire, e che ha già attirato le ire della Lituania. Pertanto, il governo lituano sta già attuando misure cautelative, cercando di stringere coalizioni sul piano internazionale. Difficoltà palesi si riscontrano anche sul piano della sicurezza, dove non è mistero per nessuno, che in questo stato vige ancora il Kgb.

Incertezza, paura e ansia sono i sentimenti che invadono la mente di questa nazione, ormai stanca e priva di forze per lottare. La dittatura di Lukashenko è devastante sotto ogni punto di vista, generando un circolo vizioso come quello della sudditanza. Auguriamo a tutto il popolo bielorusso la forza di non mollare e il coraggio di andare avanti.

Data:

26 Agosto 2019