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Gli esploratori della Repubblica

Gli esploratori della Repubblica

cms_8975/Iotti_spadolini_fanfani_marini_Fg_rit.jpgIl primo fu Cesare Merzagora nel 1957. L’ultima è Maria Elisabetta Alberti Casellati, alla quale il presidente Mattarella ha conferito il mandato esplorativo. Sarà lei, entro venerdì, a verificare l’esistenza di una maggioranza di governo tra centrodestra e M5S e la possibilità di indicare un presidente del Consiglio.

Tecnicamente chiamati esploratori, sono loro i destinatari del cosiddetto incarico esplorativo, che durante le procedure per la formazione del governo il Presidente della Repubblica può chiamare a verificare se esistano i presupposti ed eventualmente a dare un impulso per arrivare a una possibile soluzione della crisi.

Solitamente si tratta di personalità super partes ma anche con una connotazione più politica rispetto a quella del Capo dello Stato, in grado quindi di avere un approccio bipartisan alle questioni, ma anche di inserire nel confronto tra le forze politiche quegli elementi che possono permettere di superare la fase di stallo. Profilo che richiama innanzi tutto la figura dei presidenti delle Camere, che infatti in alcuni casi sono stati chiamati a svolgere questa funzione.

IL PRIMO ESPLORATORE – Nella storia della Repubblica, il primo ’esploratore’ fu il presidente del Senato, Cesare Merzagora, durante la crisi apertasi dopo le dimissioni di Antonio Segni il 6 maggio 1957.

Nel conferirgli l’incarico, il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, spiegò che come suo supplente, la Costituzione gli conferiva “il compito di accertare quali concrete possibilità esistessero di costituire un governo in grado, per la composizione e il programma, di riscuotere la fiducia delle Camere e del Paese”.

Merzagora accettò il mandato, spiegando tuttavia di considerare il suo compito limitato proprio a verificare se fosse possibile far nascere un nuovo esecutivo, rinunciando quindi ad una automatica trasformazione in incarico pieno, essendo opportuno ricorrere al presidente del Senato soltanto come estrema risorsa. Alla fine nacque un nuovo gabinetto guidato dal democristiano Adone Zoli.

LA VOLTA DI LEONE – Il 4 marzo del 1960, ancora una volta dopo le dimissioni di un esecutivo presieduto da Antonio Segni, Gronchi decise di chiamare come ’esploratore’ stavolta il presidente della Camera, Giovanni Leone.

Anche in questo caso, l’accettazione della chiamata da parte del Capo dello Stato fu accompagnata dalla premessa che un incarico pieno ad una carica istituzionale poteva giustificarsi solo in presenza di una situazione particolare, come ad esempio la necessità di presiedere un governo destinato a condurre il Paese ad elezioni anticipate. Ipotesi non all’ordine del giorno, tanto che la crisi fu superata con la nomina del governo di Fernando Tambroni.

L’INCARICO A FANFANI – L’impostazione che porta ad affidare l’incarico esplorativo a Merzagora e Leone e i paletti posti dai diretti interessati nell’accettarlo, trova riscontro nella situazione che si crea negli anni Ottanta, quando è Amintore Fanfani, presidente del Senato, che viene chiamato dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a coadiuvarlo nella ricerca di una soluzione per la crisi apertasi con le dimissioni del primo governo di Bettino Craxi.

Era il 4 luglio 1986 e cinque giorni dopo, terminata la sua esplorazione, Fanfani riferì al Capo dello Stato che dagli elementi raccolti emergeva la possibilità di arrivare ad una soluzione della crisi, che poi culminò con l’avvento del Craxi bis.

A Fanfani, da presidente del Senato, qualche mese dopo fu dato invece un incarico pieno per un esecutivo che avrebbe avuto come sbocco le elezioni anticipate nella primavera del 1987. Era già accaduto nel dicembre 1982, al termine dell’ottava legislatura.

LA PRIMA DONNA – Quel sesto e ultimo governo guidato da uno dei cavalli di razza della Dc fu appunto preceduto da una fase particolarmente complicata, conseguenza della tensione tra Democrazia cristiana e Partito socialista, che rese necessario anche l’intervento per la prima volta di un’’esploratrice’, vale a dire la presidente della Camera Nilde Iotti, chiamata a questo incarico da Cossiga il 27 marzo del 1987.

SPADOLINI – E sempre nei difficili momenti che contrassegnarono la vita dei governi di pentapartito, due anni dopo, prima che si riuscisse a dar vita al sesto gabinetto presieduto da Giulio Andreotti, fu il presidente del Senato, Giovanni Spadolini, che dal 26 maggio all’11 giugno fu chiamato per un mandato esplorativo, che portò a termine dopo due giri di consultazioni, anche se dovette passare più di un mese per veder risolta una delle crisi più lunghe, durata 64 giorni.

MARINI – Prima di sciogliere le Camere dopo le dimissioni di Romano Prodi nel gennaio del 2008, il Presidente della Repubblica affidò al presidente del Senato, Franco Marini, l’incarico di esplorare se tra le forze politiche esistesse la possibilità di consenso su una riforma delle legge elettorale e di sostegno ad un governo che accompagnasse l’approvazione di tale riforma, assumendo nel frattempo le decisioni più urgenti.

IL CASO BERSANI – Inedita la formula sperimentata invece dallo stesso Napolitano all’inizio della passata legislatura, dopo l’impossibilità di formare un governo verificata da Pier Luigi Bersani. Al termine di un rapido giro di consultazioni, il 30 marzo del 2013 il Capo dello Stato decise di formare due commissioni di lavoro, chiamate a stabilire contatti con i Gruppi parlamentari, per un confronto su proposte programmatiche in materia istituzionale ed economico-sociale ed europea. Un’iniziativa che avrebbe rappresentato il prodromo per la successiva nascita del governo di larghe intese presieduto da Enrico Letta.

Del primo comitato facevano parte Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante; del secondo, Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato; Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia; Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico, allora presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato in avvio di legislatura; e il ministro Enzo Moavero Milanesi.

Rei (Reddito di ricollocazione), l’assegno slitta a maggio

cms_8975/Agenzialavoro_disoccupata_fg.jpgSlitta, però, di un mese rispetto alla data prevista in un primo tempo. “Si pensava di iniziare ad aprile, ma arriveremo a maggio – confermano all’Adnkronos dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal) -. Il motivo? C’è una fase di test, di verifica del sistema informatico e tecnologico per la gestione dell’assegno che è stata più complicata del previsto con l’ingresso, tra l’altro, dei Patronati”. “L’importante è che il sistema funzioni perché una volta che si parte, poi, sarà quello – concludono dall’Anpal -. Dovremmo partire, comunque, a breve”.

COS’E’ – L’assegno di ricollocazione è il voucher con cui lo Stato finanzia i programmi di formazioni per disoccupati. L’ammortizzatore sociale, introdotto dal Jobs Act, punta ad aiutare le persone senza lavoro nella ricerca di un’occupazione, offrendo un servizio personalizzato e intensivo di assistenza nei Centri per l’impiego, agenzie per il lavoro accreditate e fondazione consulenti del lavoro.

COME OTTENERLO– Per ottenere il voucher, le strutture chiamate alla ricerca di un impiego per chi lo richiede dovranno trovare al disoccupato un contratto a tempo indeterminato, o a termine di 6 mesi (da 3 a 6 mesi in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) o un contratto part-time al 50%: un tutor seguirà infatti il disoccupato, proponendogli un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione. Il destinatario dell’assegno dovrà svolgere le attività individuate dal tutor e accettare le offerte di lavoro congrue, come definite all’articolo 25 del decreto legislativo 150/2015. Un eventuale rifiuto ingiustificato da parte del soggetto farà scattare dei meccanismi di graduale riduzione delle misure di sostegno al reddito. Il servizio sarà sospeso se la persona ottiene un’assunzione in prova o a tempo determinato e riprenderà nel caso in cui il rapporto di lavoro abbia avuto una durata inferiore a sei mesi. L’assegno può essere richiesto dalle persone disoccupate che ricevono la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) da più di 4 mesi e i beneficiari del Reddito di inclusione (Rei). Nel caso di Cassa integrazione sarà possibile richiederlo nel caso in cui l’accordo sindacale si sia concluso con un piano di ricollocazione.

L’IMPORTO DELL’ASSEGNO – L’ammontare dell’assegno dipende invece dal livello di occupabilità della persona. Quindi, maggiore è la sua distanza dal mercato del lavoro, più alto sarà l’assegno e quindi più forte il sostegno per reinserirsi. I valori minimi e massimi che si possono ottenere combinando questi due criteri vanno da 1.000 a 5.000 euro in caso di risultato occupazionale che preveda un contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato); da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi; da 250 a 1.250 euro per contratti a termine da 3 a 6 mesi (solo in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).

5 giorni di festa in più per legge

cms_8975/Pasquetta_fuori_porta_ftg.jpgIntrodurre 5 giorni di festa in più all’anno su tutto il territorio nazionale. E’ la proposta contenuta in un disegno di legge di tre senatori della Südtiroler Volkspartei (SVP) – Dieter Steger, Julia Unterberger e Meinhard Durnwalder – comunicato alla presidenza il 23 marzo scorso.

In particolare si chiede il ripristino degli effetti civili delle festività di San Giuseppe, dell’Ascensione, del Corpus Domini e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo , ora celebrati solo a Roma in quanto patroni. Inoltre, il disegno di legge prevede un secondo articolo che introduce anche il giorno di lunedì seguente la Pentecoste quale festività agli effetti civili.

“Si tratta di feste religiose – si legge nella relazione al ddl -, espressione della tradizione di fede e di cultura della comunità, tuttora festeggiate in molti Paesi europei” e ci si chiede se proprio l’Italia “debba guadagnare in termini di produttività eliminando il disturbo di pochissime feste religiose infrasettimanali“. Il ripristino sarebbe “un omaggio alle persone credenti che possono così celebrare nuovamente le ricorrenze religiose, e un giusto riconoscimento dei valori cristiani” ma anche, si aggiunge, per i non credenti che potrebbero “dedicare le giornate alle attività di tempo libero”.

Queste ricorrenze, si ricorda, sono state festeggiate in Italia fino al 1977, anno in cui hanno smesso di essere festività in seguito a una legge la cui ratio, si osserva, si richiamava ad una volontà di gestire il Paese con una maggiore austerità.

“Negli anni successivi – continua – si è assistito ad un’inversione di tendenza, anche perché si è compreso che l’austerità non aveva prodotto l’auspicato aumento di produttività nelle aziende”. “Nel 1985, dunque – si ricorda -, è stata reintrodotta la festività dell’Epifania, mentre nel 2001 una mobilitazione forte da parte dell’opinione pubblica ha condotto al ripristino della festa nazionale della Repubblica”.

La reintroduzione dei giorni di festa, si spiega nella relazione, “intende ridare significato alla tradizione popolare, non determina scompensi significativi alla produttività delle aziende, trasferisce una quota maggiore di reddito prodotto ad altri comparti di mercato ad alto valore aggiunto, quali il turismo e il tempo libero, con buoni ritorni economici per l’economia nel suo complesso, e – si conclude – risulterebbe più coerente con quel che avviene negli altri Paesi europei”.

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19 Aprile 2018