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Gli incontri

L’uomo è un essere legato alla memoria, ha bisogno di creare ricordi per dare valore alla sua vita. Il ricordo è il nostro linguaggio dei sentimenti, un piccolo glossario di volti e di cose, di giorni e di odori, di suoni e di colori che ritornano come verbi e aggettivi in ogni discorso.

 L’energia non può rimanere intrappolata a lungo

La vita è sempre in divenire, è un continuo mutare, un sistema perfetto di variazioni sul tema.  Il mondo e tutto ciò che in esso è contenuto, si forma e viene ri-plasmato instancabilmente e senza posa. Nulla può essere dimenticato e niente può andare perduto.
L’universo intero è uno sconfinato sistema di memoria (il passato ci ricorda, il futuro ci svela…), una porta che si apre su un mare di stelle. Una vita è un indugio nel tempo, una fessura nella roccia, un improvviso squarcio nel silenzio, il vuoto da colmare con una parola, o con una storia. Quelle parole, quelle storie, sono la parte di silenzio che può essere espressa.
Il destino in ciascuno di noi ha un’importanza enorme: qualcuno viene preso per mano da esso e docilmente si fa accompagnare, altri invece vengono trascinati a forza, si dibattono, cercano di resistere, ma inutilmente: comunque la nostra via è predestinata.
Tante cose accadono indipendentemente da noi in questo mondo. Non abbiamo altra possibilità che viverla la vita, immersi nelle nostre passioni, pronunciando a noi stessi quell’unica verità, che poi la vita stessa proverà a smentire. E rifiutando l’idea che essa abbia un ordito normale, o banale. Siamo noi a renderla normale, ma non lo è, e mai vi fu illusione più bella.
Dove per alcuni cade l’ombra, spesso per altri si rivela la luce. Una luce magnifica, eloquente, unica, come una brace nella gola del tempo.

La luce: una radiazione elettromagnetica che produce sensazioni visive.
Tutto ciò che ci circonda è fatto di luce, di spazi vuoti e di punti di luce. Anche il colore è un intervento della luce…

Nella vita così come nella letteratura, gli incontri sono fondamentali. Non c’è atto al riguardo, che non sia il coronamento di una infinita serie di cause e sorgente di un’infinita serie di effetti.
Senza incontro, non ci sarebbe alcuna letteratura, nessuna esistenza. Fisici o letterari, essi sono entrambi imprescindibili. D’altronde, cos’è una storia se non un intreccio di incontri e di storie? Ci si racconta per non terminare la magia di qualcosa d’invisibile, ma, al tempo stesso, tangibile. Quel qualcosa che irradia dentro di noi il mistero della gioia. Un godere di ciò che altri, prima di noi, hanno tentato, riuscendoci. Sfidando tutto e tutti.
Gli incontri aiutano a liberarci da noi stessi, ci costringono a conoscere gli altri e ci mostrano la trama dell’esperienza come non riusciamo a vederla con i nostri occhi, ma attraverso un’altra prospettiva che, per una volta, non è soltanto il nostro ego.
Per fare ciò, essi devono inevitabilmente rimanere fedeli alla commedia umana.
Ogni incontro nasce, essenzialmente, da un impulso metaforico, dalla misteriosa compiacenza di chi sente la relazione profonda degli esseri e sa che esiste un’affinità segreta anche tra realtà lontane (non vi è forse a fondamento di tutte le lingue, un’unica lingua segreta originaria, quella dello spirito umano?), anche tra gli esseri e le cose più discordanti. E’ intravedere innanzi a realtà diverse, la distante luminosità dell’identico.
Attraverso un incontro si può allora bucare la linea del tempo.

Un’antica teoria, quella del Kindly Enclyning, risalente a Platone e presente in una variegata corrente da Boezio a Chaucer, permeando di sé tutto il pensiero medievale fino a Shakespeare e Bacone, affermava una verità ancora oggi evidente ma molto spesso ignorata: ogni cosa si muove energicamente verso la propria destinazione, ma lentamente all’interno della stessa. Ovvero, tutte le cose hanno una loro dimora, una sfera di appartenenza, e a meno che non vengano trattenute da forze avverse, è lì che presto o tardi si dirigeranno, guidate da una bussola interiore.

Tutto ciò che crediamo ci appartenga, in realtà appartiene al tempo, tranne i ricordi, i nostri ricordi.
Per Platone gli uomini avevano un dovere imprescindibile, quello di ricordare. Ricordare quello che siamo veramente a dispetto di quel poco che invece sembriamo essere.

 (In copertina: Several Circles. Vassily Kandinsky1926)

Data:

29 Maggio 2024

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