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Hacker attaccano Pd, online anche dati di Renzi

Hacker attaccano Pd, online anche dati di Renzi

cms_8362/hacke.jpgHacker all’attacco del Pd di Firenze. Il gruppo AnonPlus ha rivendicato su Twitter di aver messo on line, con un link scaricabile, “la lista completa degli iscritti al Partito democratico di Firenze, con nomi, cognomi, indirizzi, numero di telefono e altri dati“. “Ci sono i dati di Matteo Renzi e altri”, scrivono gli hacker sul social network. Tra gli hashtag #staisereno, #hacked e #AnonPlus @pdnetwork @matteorenzi. Su Twitter gli hacker riportano anche una riga con i dati del segretario Pd Matteo Renzi con i suoi riferimenti anagrafici. Sull’attacco è al lavoro anche la polizia postale.

Gli hacker hanno creato un file ’excel’ scaricabile da un sito di un hotel cileno. In quel file compaiono i dati degli iscritti fiorentini – costituiti da 2.652 file di informazioni personali tra cui nome e cognome, indirizzo mail, data di nascita, città di nascita e numero di telefono, linea fissa e cellulare – tra cui anche un numero di telefono fisso e di cellulare di Renzi riferibile probabilmente ai tempi in cui era sindaco del capoluogo toscano. Secondo fonti del Pd fiorentino si tratterebbe infatti di un vecchio numero di cellulare del segretario e del numero fisso della sua segreteria da primo cittadino. Il sito del Pd di Firenze non risulta raggiungibile da ieri sera.

“Non si affitta agli stranieri”

cms_8362/affittasi_cartello_ftg.jpg“Mi scusi, lei di che nazionalità è?” “Egiziano”. “Perché purtroppo la proprietà intende affittare solo a una persona italiana, mi dispiace non posso aiutarla”. Così un’agenzia immobiliare di Bologna ha risposto a un uomo egiziano che aveva telefonato per avere informazioni su un bilocale in affitto. A denunciare quanto accaduto è stato l’assessore alla Cultura e al Turismo di Bologna, Matteo Lepore, che sul proprio profilo Facebook ha diffuso la registrazione della telefonata.

“È con grande dolore che associo questa denuncia all’immagine della nostra città – ha scritto Lepore – Il file mi è stato girato in questi giorni da un amico”. Nel post, l’assessore spiega che non si tratta di un episodio isolato. “Nell’ultimo anno sono decine le segnalazioni che ho ricevuto, casi di discriminazione di questo tipo – osserva – I fatti terribili di #Macerata devono invitare tutti a guardarsi dentro. Noi siamo il razzismo, la nostra normalità e l’indifferenza”.

“Disertare è necessario come cittadini in primo luogo – conclude Lepore – A tutti i candidati in Parlamento del nostro territorio chiedo di condannare questi episodi e di impegnarsi per un battaglia politica e culturale nelle istituzioni e tanto quanto nella società”.

Cresce spesa per invalidità civili e accompagnamento: 16 miliardi

cms_8362/euro.jpgLa spesa per prestazioni di invalidità civile e assegni di accompagnamento vale nel 2017 oltre 15,8 miliardi di euro. Un trend in crescita nel tempo (con numerose richieste in attesa di verifica), al contrario delle invalidità previdenziali in calo dai 14,4 miliardi di euro del 2005 agli 8,8 miliardi di euro del 2017. E’ quanto emerge dall’approfondimento sulla spesa pubblica a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Lo studio è stato coordinato da Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, e vi hanno lavorato Antonietta Mundo, Laura Neroni e Antonio Prauscello.

Lo studio registra un aumento della spesa complessiva annua per prestazioni di invalidità civile dai 9,3 miliardi di euro del 2005 ai 15,81 miliardi di euro del 2017, con un aumento di oltre 450 milioni di euro rispetto al 2016. Se, da un lato, dunque, “tendono a decrescere le invalidità previdenziali, vale a dire i trattamenti che derivano da versamenti contributivi effettuati all’Inps in forza di un rapporto di lavoro, dall’altro -si legge nello studio- si evidenzia un trend ascendente per le invalidità civili, erogate a titolo di assistenza dallo Stato e che prescindono dunque da ogni contribuzione previdenziale”. “Il totale complessivo -aggiungono gli esperti di Itinerari previdenziali- è di circa 4 milioni di trattamenti, da ripartire tra 1 milione di pensioni di invalidità previdenziale e 3 milioni di prestazioni di invalidità civile”.

Quanto alla distribuzione geografica, si rileva invece che, benché la popolazione residente nel Nord (il 45,8% di quella italiana) e nel Centro (il 19,9% di quella italiana) sia in genere più anziana, con età media di 45,6 anni, di quella residente nel Sud (34,4% della popolazione italiana) con età media di 43,7 anni, le prestazioni di invalidità si concentrano nel Sud, rispettivamente per il 45% del totale delle invalidità civili e per il 47,9% del totale delle invalidità previdenziali. Al Nord viene erogato il 34,3% del totale delle invalidità civili e il 31,5% del totale delle invalidità previdenziali, mentre il Centro si attesta rispettivamente al 20,7% e al 20,6%.

“Mentre per quanto riguarda la drastica riduzione delle invalidità previdenziali -spiega lo studio- un ruolo fondamentale si deve agli effetti della legge 222/1984, che ha circoscritto il riconoscimento delle prestazioni ai soli aspetti sanitari e alla limitazione della capacità di lavoro, la crescita delle invalidità civili è da imputare principalmente agli effetti della crisi economica e, in particolare, al lavoro irregolare che rende difficoltoso il raggiungimento del requisito contributivo per il diritto alla prestazione previdenziale”. “Una quota delle prestazioni di invalidità civile sembra ormai fungere da ammortizzatore sociale”, evidenzia Itinerari previdenziali. “Si pensi, ad esempio, al caso delle indennità di accompagnamento, che prescindono di fatto – avverte – anche da requisiti di natura reddituale e che rappresentano la quota più rilevante delle prestazioni di invalidità civile”.

“L’Osservatorio sulla spesa pubblica evidenzia poi come gli effetti del fenomeno si riflettano inevitabilmente sui conti pubblici, con un importante distinguo di cui tenere conto nell’ottica di mettere a punto misure di contenimento della spesa per invalidità civile: mentre l’accertamento del diritto alle prestazioni di invalidità previdenziale rientra nella piena competenza dell’Inps, la titolarità delle prestazioni di invalidità civile (di tipo assistenziale) resta in capo alle Regioni. Da cui, i diversi interventi legislativi volti a affidare compiti maggiori all’Inps con l’obiettivo, oltre di limitare la spesa, di evitare abusi e di assicurare uniformità sul territorio nazionale”, si legge ancora.

Tra resistenze opposte in particolare da alcune Regioni e sperimentazioni su nuovi possibili modelli organizzativi attualmente in corso su un campione di 17 province, le criticità non mancano, tanto che, conclude lo studio, “ancora una volta si rischia di assistere a un fenomeno ‘perverso’ legato ad aspetti di maladministration o meglio di poor organisation della pubblica amministrazione, i cui effetti sono quelli di rendere inefficaci gli sforzi del legislatore che, nel corso del tempo, ha individuato misure di contenimento della spesa anche nel settore delle invalidità civili”.

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7 Febbraio 2018