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HATE SPEECH,IL 2022 ANNO DI ODIO CRESCENTE

cms_29277/1.jpgÈ ormai diventato un fenomeno fuori controllo, una forma di linguaggio consuetudinario per chi abita e per chi frequenta il web: l’hate speech. Da un’analisi effettuata in particolare su Twitter, si è potuto constatare che nel 2022 i messaggi d’odio sono stati il 93% del totale, un dato in evidente crescita se rapportato all’anno precedente, il 2021, in cui erano stati il 69% del totale. Donne, persone con disabilità, omosessuali sono sul poco ambito podio della mappa dell’intolleranza stilata al termine della ricerca condotta da Vox, l’osservatorio italiano sui diritti, una triste fotografia dell’odio via social, in particolare attraverso i tweet. A partire da gennaio sino a ottobre dello scorso anno, sono tati analizzati poco meno di 650mila tweet, di cui quasi 585mila erano di contenuto negativo, ovvero il 93% del totale, un dato preoccupante se confrontato con ciò che la stessa ricerca aveva fatto emergere nel 2021, cioè su circa 797mila tweet, 550mila erano negativi, ovvero il 69% del totale. Le donne dunque si confermano il bersaglio privilegiato degli odiatori online, seguite dalle persone con disabilità e dalle persone omosessuali.

cms_29277/2_1675571991.jpgNon mancano poi altre tipologie di categorie sotto attacco degli haters: musulmani, ebrei e migranti in genere. Un tempo un vecchio slogan pubblicitario diceva “Basta la parola”; lo stesso dicasi a proposito delle definizioni usate da chi vomita odio in forma digitale: negro, terrone, bastardo, talebani, sporco, magrebino, terroristi, sionista, giudeo, genocidio, usuraio; un mix esplosivo che raccoglie tutto insieme islamofobia, xenofobia e antisemitismo. Donne, disabili e omosessuali invece “godono” di epiteti ormai entrati nei cliché del ventaglio degli insulti a loro dedicati: troia, puttana, mongoloide, handicappato, frocio, culattone. Il progetto ideato da Vox consente anche di stilare una mappatura in grado di geolocalizzare i tweet più densi di lemmi intolleranti e di individuare le zone dove l’estremismo lessicale e carico d’odio è maggiormente diffuso. Le più alte concentrazioni di hate speech sono state registrate nel nord Italia e nel Lazio per ciò che concerne l’antisemitismo; in Piemonte, nel Nord-Est e in Emilia per l’islamofobia; nel Centro-Nord, nel Centro e nel Centro-Sud per sentimenti di misoginia; nel Nord Italia e in Calabria per l’omofobia; nel Nord-Est, nelle zone di Roma e della Puglia per la xenofobia; nel Nord-Ovest, Emilia e Toscana contro la disabilità.

cms_29277/3.jpgTutte le comunità online che si sono indirizzate in discorsi d’odio sono accumunate sia dalla garanzia dell’anonimato sia dall’interattività offerte dalle piattaforme di condivisione, una barriera garantista che spesso e volentieri fa da volano per la diffusione sempre più massiccia di discorsi d’odio (si aggiungano anche le policy di social sempre più permeabili alla diffusione di messaggi offensivi, garantiti dal concetto di libera espressione). Paure, ansie, incertezza sul presente e sul futuro hanno inciso profondamente all’interno del quotidiano delle persone andando a creare un clima di eterna tensione e di forte polarizzazione dei conflitti. Il forte malcontento presente nel tessuto sociale, alimentato dalla pandemia prima e dalla crisi energetica poi, hanno trovato libero sfogo nella vastità espressiva dei social. La possibilità di ampia scelta di piattaforme social, da questo punto di vista, ha portato a incrementare la diffusione di una dinamica sociale, l’odio online, sempre più incisiva e polarizzata.

Data:

5 Febbraio 2023