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HOLLYWOOD SI VESTE (IPOCRITAMENTE) A LUTTO

La 75esima edizione dei Golden Globe che si è tenuta nella serata del sette gennaio scorso al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles probabilmente verrà ricordata più per il dress code total black adottato dalle attrici per protestare contro le molestie sessuali ad Hollywood che per i vincitori. Le attrici hanno voluto così condividere la campagna Time’s Up contro gli abusi sessuali e le discriminazioni sul lavoro che le donne, non solo di Hollywood, subiscono ancora oggi in tutta l’America. Il dress code total black per una volta ha reso le donne uguali agli uomini che per solidarietà hanno deciso, anche loro, di vestire di nero.

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Quindi è stato un rinunciare a paillettes, ruches, pizzi, trasparenze a cui le star ci avevano abituate in tutti i passati red carpet? Adottare il nero per celebrare la morte di un sistema malato e del silenzio contro ogni abuso? Le cose, a ben guardare,sono andate diversamente a giudicare dalle foto che le ha immortalate sul red carpet, nessuna delle star di Hollywood e aspiranti tali hanno adottato un outfit monacale o dimesso. Il richiamo del glamour, di essere fotografate e delle grandi maison che prestano loro abiti da sogno sono stati argomenti più convincenti. Una scelta alquanto ipocrita adottare un dress code total black, peraltro il colore più elegante da sfoggiare su un red carpet, per denunciare quello che tutti sapevano ad Hollywood, facile oggi vestire di nero, denunciare e fare battute irriverenti come quelle del presentatore e comico Seth Meyers su Weinsten, il re oggi è nudo, non è più l’uomo più potente di Hollywood. Le grandi star di Hollywood farebbero meglio a incrociare le braccia, a rifiutarsi di girare film, allora si che sarebbe una scelta di peso e fortemente impattante, perché i contraccolpi economici sarebbero devastanti per la cinematografia americana e forse solo così si potrebbe sperare di cambiare veramente le cose nello star system. Hollywood con le sue star invece gioca la carta “poca spesa tanta resa”, purtroppo però le rivoluzioni culturali e sociali hanno bisogno di eroi pronti a mettere in gioco tutto se stessi e non un semplice dress code total black.

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L’attrice premio Oscar Meryl Streep invece di accusare la First Lady americana Melania Trump di tacere sul caso Weinstein e sulle discriminazioni che le donne subiscono in America, dovrebbe fare un profondo mea culpa e spiegarci il perché del suo tacere, lei che in quel mondo ci vive, e di quanto invece sarebbe stata di peso una sua accusa sul produttore Weinsten, mettendo termine molto prima alla sua attività di predatore sessuale. L’attrice si è giustificata dichiarando di non aver mai avuto alcun sospetto, ammettendo solo il suo senso d’ignoranza e di voler metabolizzare l’accaduto, francamente alquanto striminzita come giustificazione, da un’attrice come lei ci saremmo aspettate un’interpretazione più convincente.

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Anche la potente conduttrice televisiva Oprah Winfrey, che molte indiscrezioni vogliono candidata alle prossime elezioni presidenziali, ha tenuto un discorso appassionato ed effettivamente dai toni presidenziali ai Golden Globe tanto da meritare una standing ovation, ma dov’era la conduttrice quando poteva ospitare, in tempi non sospetti, nel suo salotto televisivo le tante aspiranti attrici che avevano accusato Weinstein di molestie? Tutti hanno messo lo sporco sotto il tappeto: Hollywood e l’informazione, oggi è facile tenere bei discorsi e indossare costosi abiti neri.

La sottoscritta che nella vita non è mai stata e mai lo sarò una donna politically correct in questo articolo vuole accendere i riflettori invece su tre donne che hanno deciso di non omologarsi all’ipocrisia del total black imposta da Hollywood e hanno calcato il red carpet della 75esima edizione dei Golden Globe con un outfit colorato. Inevitabilmente sono entrate nell’occhio del ciclone del perbenismo e sui social sono state molte le critiche nei loro confronti. Sono la modella tedesca Barbara Meier, l’attrice Blanca Blanco e la presidente della Hollywood Foreign Press Association Meher Matna.

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La modella tedesca Barbara Meier sfoggia sul red carpet un abito floreale dalle tonalità cipria e argento con profonda scollatura e tanto di strascico con le piume, azzeccata la clutch nei toni cipria, la scelta di gioielli minimal e un’acconciatura naturale, del resto l’abito parla da solo. L’unica nota stonata è lo strascico che accorcia otticamente la sua silhouette e appesantisce l’abito già di per se ricco. Sul suo profilo social la modella ha così giustificato il suo dress code: “Time’s Up è un’iniziativa importante, tuttavia abbiamo lottato per anni per indossare quello che vogliamo, se adesso poniamo un limite per colpa di alcuni uomini che non sanno controllarsi per me sarebbe un passo indietro. Le donne americane dovrebbero brillare e scintillare nei loro colori”.

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L’attrice Blanca Blanco ha indossato l’outfit più audace dei Golden Globe, un abito in velluto rosso che nulla ha lasciato all’immaginazione, certo la caduta di stile è evidente anche per quei accessori silver che stridono con la tonalità calda dell’abito, ma è rimasta fedele al suo stile che non ha mai brillato per eleganza e sobrietà, quindi perché far finta di essere un’altra donna solo perché oggi lo impone lo star system hollywoodiano? Lei è stata l’unica delle tre che non ha motivato il suo dress code e difatti è stata la più bersagliata sui social da critiche ferocissime, d’altronde la libertà di una donna passa anche dal vestirsi come meglio crede senza sentirsi in dovere di dare alcuna spiegazione.

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Meher Matna sfila sul red carpet con un outfit evocativo di tradizioni e cultura del suo paese d’origine: l’India, l’abito con un lungo soprabito, entrambi di colore rosso, erano impreziositi da ricami color oro. La sua caduta di stile sta tutta nelle scarpe: décolléte con lacci alla caviglia, scarpe poco adatte ad un outfit elegante, un bel paio di sandali sarebbe stata la scelta più giusta. La sua decisione di non adottare il total black l’ha spiegata ai microfoni del programma Entertainment Tonight: “ho pensato a questo outfit mesi fa per una ragione culturale, in India è inammissibile indossare il colore nero per una celebrazione, tutti sarebbero rimasti sconcertati nel vedermi vestita di nero”. Difatti per i tanti sostenitori del politically correct a tutti i costi lei è stata la meno bersagliata dalle critiche e alla quale è stato “perdonato” il suo dress code fuori dal coro. Forse perché per i benpensanti ci sono ragioni più accettabili delle altre per sfuggire ai diktat?

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Data:

9 Gennaio 2018