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HONG KONG, TRUMP FIRMA LEGGE PRO-MANIFESTANTI

Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

Non si sa se per calcolo personale, se per vero senso democratico o semplicemente perché obbligato dal Congresso, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato, eseguendo così una mossa che avrà una risonanza gigantesca, una legge a favore dei manifestanti pro-democrazia che da mesi riempiono le strade di Hong Kong.

L’Hong Kong Human Rights and Democracy Act è stato approvato con votazione bipartisan dal Congresso. “Ho firmato queste leggi per rispetto verso il presidente Xi e il popolo di Hong Kong”, ha detto Trump, “nella speranza che risolvano in maniera pacifica le loro differenze”.

La norma contiene una serie di misure che dovrebbero proteggere lo status di autonomia garantito a Hong Kong dalla Basic Law. La più di impatto affida al governo americano una revisione periodica dell’effettiva autonomia della città, a cui legare la conferma (o meno) dello status commerciale privilegiato concessole dagli Stati Uniti.

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Anche se buona parte delle misure contenute nella nuova norma esistevano già nell’ordinamento americano, è ovvio che il fatto di averle ribadite in una legge ad hoc per Hong Kong sia un segnale forte, che non può lasciare indifferenti. Ed infatti i diplomatici cinesi si sono infuriati.

Pechino ha addirittura convocato l’ambasciatore statunitense per esortarlo a non applicare la legge, ed il Ministero degli Esteri ha rilasciato una pesantissima dichiarazione, che suona addirittura come una minaccia di guerra vera e propria: “Avvertiamo gli Stati Uniti a non agire arbitrariamente, o altrimenti la Cina contrattaccherà, e gli Usa dovranno sostenere tutte le relative conseguenze”.

A dirla tutta, però, si pensa (e si spera) che le “conseguenze” citate da Pechino siano in realtà sul piano economico. La normativa pro-Hong Kong arriva in fatti nel bel mezzo del nuovo tour de force di trattative Cina-USA, che avrebbero dovuto servire a trovare un compromesso sulla spinosa questione della guerra dei dazi. Dopo quanto deciso dall’US Congress, però, sembra veramente improbabile che si possa trovare una soluzione in tal senso, il che potrebbe portare gravi danni all’economia.

Tuttavia, non c’è ragione economica che tenga di fronte alla libertà, alla democrazia ed ai diritti, e viene quindi spontaneo affermare che i parlamentari americani, e Trump insieme a loro, abbiano fatto la cosa giusta (forse anche un po’ in ritardo) in un momento così delicato.

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Uno dei simboli delle proteste del popolo di Hong Kong, Joshua Wong, ha ringraziato l’amministrazione USA tramite un tweet: “Sono contento che il presidente Usa Donald Trump abbia firmato la legge pro-manifestanti ’Hong Kong Human Rights and Democracy Act’ mentre le proteste continuano da sei mesi. Questo notevole risultato non sarebbe stato possibile senza la resistenza e il sacrificio della gente di Hong Kong”.

Ma, nel piccolo Paese asiatico, non tutti sono contenti: “Le due leggi intervengono chiaramente negli affari interni di Hong Kong. Sono inutili e ingiustificate e colpiranno i rapporti e gli interessi comuni tra Hong Kong e gli Usa”, si legge in una dura nota del portavoce del governo locale, vicino a Pechino. C’è da dire, però, che il suddetto governo appare sempre più illegittimo in quanto assolutamente non rappresentativo, come hanno dimostrato le recenti elezioni per le amministrazioni municipali, in cui i candidati pro-democrazia hanno fatto incetta di voti.

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Data:

29 Novembre 2019