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Hong Kong, Trump firma sanzioni alla Cina(Altre News)

Hong Kong, Trump firma sanzioni alla Cina

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Nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca il presidente Usa Donald Trump ha annunciato di aver firmato una legge che prevede sanzioni nei confronti della Cina per le azioni oppressive nei confronti di Hong Kong.

A stretto giro la risposta di Pechino che ha avvertito che nessun Paese ha il diritto di interferire “negli affari interni della Cina”. “Gli sforzi degli Stati Uniti per contrastare l’attuazione della legge per la sicurezza nazionale di Hong Kong non andranno mai a buon fine. Al fine di tutelare i propri legittimi interessi, la Cina risponderà come dovuto ed imporrà sanzioni su individui ed entità americani rilevanti”, ha avvertito oggi il ministero degli Esteri cinese. “Esortiamo con forza gli Stati Uniti a correggere i propri errori. Se proseguiranno ostinatamente su questa strada, la Cina risponderà con fermezza”.

Dopo la risposta a Washington del ministero degli Esteri di Pechino è arrivata anche quella dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato cinese. Ed è una “forte condanna” per il “cosiddetto” ’Hong Kong Autonomy Act’ promulgato da Trump. Il governo cinese, afferma una nota rilanciata dall’agenzia ufficiale Xinhua, “adotterà contromisure in modo risoluto”. Da febbraio l’Ufficio è guidato dal potente Xia Baolong, ex governatore della provincia di Zhejiang, considerato un fedelissimo del presidente Xi Jinping.

Ue vara pacchetto fiscale per sostenere la ripresa

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La Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto fiscale per far sì che la politica dell’Ue in materia di tassazione sostenga la ripresa economica e la crescita a lungo termine dell’Europa. Per la Commissione una fiscalità equa rimane una priorità assoluta, in quanto strumento per proteggere le entrate pubbliche che avrà un ruolo importante nel breve periodo per la ripresa economica dell’Ue e, nel lungo periodo, per la sua prosperità. Il pacchetto di oggi mira a promuovere l’equità fiscale, intensificando la lotta contro gli abusi fiscali, riducendo la concorrenza fiscale sleale e aumentando la trasparenza fiscale.

Parallelamente il pacchetto si concentra sulla semplificazione delle norme e delle procedure fiscali per migliorare il contesto in cui operano le imprese in tutta l’Ue, anche mediante la rimozione di ostacoli fiscali e oneri amministrativi a carico dei contribuenti in molti settori, in modo che sia più facile per le imprese prosperare e crescere nel mercato unico. Il pacchetto si compone di tre iniziative distinte ma correlate. Primo, un piano d’azione in materia fiscale che presenta 25 diverse azioni per una fiscalità più semplice, più equa e più in sintonia con l’economia moderna nei prossimi anni. Queste azioni renderanno la vita più semplice ai contribuenti onesti, rimuovendo ostacoli in ogni fase, dalla registrazione alla risoluzione delle controversie, passando per la dichiarazione, il pagamento e la verifica.

La proposta sulla cooperazione amministrativa (Dac 7) estende le norme dell’Ue in materia di trasparenza fiscale alle piattaforme digitali, in modo che coloro che fanno profitti con la vendita di beni o servizi sulle piattaforme paghino una giusta quota di tasse. La nuova proposta garantirà che gli Stati membri scambino automaticamente informazioni sui ricavi generati dai venditori sulle piattaforme online. La proposta intende inoltre rafforzare e chiarire le norme in altri ambiti in cui gli Stati membri collaborano per lottare contro gli abusi fiscali, ad esempio mediante controlli congiunti. C’è poi una comunicazione sulla buona governance in materia fiscale, incentrata sulla promozione di una fiscalità equa e sul contrasto della concorrenza fiscale sleale, nell’Ue e a livello internazionale.

La Commissione propone una riforma del codice di condotta, che affronti le questioni relative alla concorrenza fiscale e contrasti le pratiche fiscali dannose all’interno dell’Ue. Propone inoltre di migliorare la lista Ue delle giurisdizioni non cooperative, che riguarda i Paesi terzi che si rifiutano di seguire le norme convenute a livello internazionale. Il pacchetto odierno costituisce la prima parte di un’ambiziosa agenda globale dell’Ue in materia fiscale per i prossimi anni. La Commissione lavorerà anche su un nuovo approccio alla tassazione delle imprese, per affrontare le sfide dell’economia digitale e garantire che tutte le multinazionali paghino una giusta quota di tasse. Nel contesto del Green Deal la Commissione presenterà proposte per garantire che la fiscalità sostenga l’obiettivo dell’Ue di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tunisia, premier si dimette

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Il premier tunisino Elyes Fakhfakh ha annunciato di aver presentato le sue dimissioni al presidente Kais Saied “per aprire la strada a un’uscita dalla crisi e per evitare ulteriori difficoltà al Paese”, secondo quanto si legge in una nota del governo. Le dimissioni sono arrivate al culmine di un braccio di ferro con il partito islamico Ennahda, partner della coalizione di governo, che accusava il primo ministro di conflitti d’interesse, tema sul quale ha presentato una mozione di sfiducia.

Dopo le dimissioni, Fakhfakh ha messo in guardia tutti quelli che tentano di danneggiare la sicurezza e gli interessi del Paese, assicurando che lui continuerà ad assumersi pienamente le sue responsabilità.

Francia, ok Parlamento a governo Castex

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Il nuovo governo francese del premier Jean Castex ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Al termine del discorso programmatico del premier, seguito da un dibattito di tre ore, a favore dell’esecutivo hanno votato 345 deputati su un totale di 577 dell’Assemblea nazionale.

Usa, “sanzioni a Huawei per violazione dei diritti umani”

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Gli Stati Uniti imporrano sanzioni, che prevedono il rifiuto di visti di ingresso, “ad alcuni dipendenti di società tech cinesi come Huawei che forniscono sostegno materiale a regimi che sono impegnati in violazioni dei diritti umani ed abusi a livello globale”. Lo ha annunciato oggi il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha definito il colosso tech cinese “un braccio dello stato di sorveglianza del partito comunista che censura i dissidenti politici e permette l’internamento in campi di detenzione di massa in Xinjiang”.

Pompeo, che in passato ha definito Huawei ed altre società tech cinesi “cavalli di Troia dell’intelligence di Pechino” ha detto che l’annuncio di oggi deve essere un monito per le altre compagnie. “Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono avvisate: se fate affari con Huawei state facendo affari con chi viola i diritti umani”.

Sul 5G, ha aggiunto Pompeo rispondendo a una domanda sulla decisione di Londra, “il vento sta cambiando” in tutto il mondo. “Non credo che l’abbiano fatto solo per paura delle sanzioni americane, lo hanno fatto perché i loro team di sicurezza sono arrivati alle stesse conclusioni dei nostri”, ha continuato il segretario di Stato Usa, riferendosi al fatto che “non puoi proteggere queste informazioni” che, se affidati a canali non affidabili, finiranno nelle mani del partito comunista cinese”. Lodando ancora la decisione del premier Boris Johnson, “che ha fatto assolutamente la cosa giusta”, Pompeo si è detto poi felice rispetto ad un anno fa quando gli Stati Uniti apparivano essere i soli ad esprimere le loro preoccupazioni per le decisioni di “vedere che questo sta succedendo in tutto il mondo”.

“Il vento sta cambiando, mi ricordo le vostre domande un anno fa, quando dicevate che erano solo gli Stati Uniti – ha continuato rivolgendosi ai giornalisti – Credo che il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo potuto fare in tutto il mondo, sta rendendo chiaro a tutti che c’è un vero rischio di sicurezza”. Pompeo ha ripetuto ancora che “il vento sta cambiando” quando si vedono “le più grandi compagnie di telecomunicazioni condividere le nostre stesse preoccupazioni”.

Secondo il segretario di Stato, ora “ogni nazione” si sta domandando semplicemente come raggiungere “rapidamente” delle “soluzioni convenienti che non espongano le nostre popolazioni ai rischi che possono venire dall’avere queste infrastrutture nei nostri Paesi”.

Hackerati account Twitter di Bezos, Gates, Musk e Obama

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Joe Biden, Elon Musk, Jeff Bezos e altri account Twitter di alto profilo tra cui quello dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e del co-fondatore di Microsoft Bill Gates e gli account aziendali sia di Uber che di Apple sono stati hackerati per promuovere una truffa legata al Bitcoin, secondo quanto riportano i media americani. Dagli account Twitter sono partiti messaggi in cui si prometteva di raddoppiare l’ammontare dei pagamenti in Bitcoin inviati ai loro indirizzi. I tweet sono stati rimossi poco dopo essere stati pubblicati e il portavoce di Twitter Aly Pavela ha dichiarato che la società stava indagando.

La stessa Twitter ha poi spiegato di “essere a conoscenza dell’incidente che sta avendo un impatto sugli account su Twitter. Stiamo indagando e prendendo misure per risolverlo. Vi aggiorneremo a breve”, ha spiegato il colosso riferendosi all’hackeraggio degli account di molte celebrità.

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16 Luglio 2020