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I COLORI DELLA VITA

Poi però arriva un attimo in cui qualcosa si apre, in cui compaiono sfumature nuove. Allora le prospettive cambiano. Non è nulla di miracoloso: incontri qualcuno, guardi le cose con occhi nuovi, passeggi davanti ad una vetrina, entri in un locale, leggi una notizia o lasci cadere l’occhio su un manifesto, una locandina… può bastare anche il particolare più piccolo e le cose iniziano a cambiare.

cms_2227/COPERTINA_FRONT_I_COLORI_DELLA_VITA.jpgIl libro racconta i tratti salienti della vita dell’autrice, che ha attraversato momenti difficili e li ha superati imparando a guardare sempre avanti. Il pensiero positivo e la forza dell’energia e della legge di attrazione hanno dato all’autrice lo spunto per trovare le motivazioni giuste che l’hanno portata a vivere a pieno la vita a colori. Momenti di bianco, nero e grigio si sono trasformati in un albero di colori, di sfumature e di farfalle. Un alfabeto di concetti e di principi che rendono la vita bella e degna di essere vissuta a pieno. Ci sono momenti in cui tutto ti appare nero, in cui le vicende della vita ti remano contro, in cui non vedi la luce in fondo al tunnel, forse non ti rendi conto neppure pienamente di essere in un tunnel… Sei talmente immerso nei tuoi problemi che vedi solo il negativo, che ti immergi sempre più nel buio, che addirittura credi che quella sia la normalità. La vita a volte ti avvolge nei suoi ritmi, nei suoi giri vorticosi, ti porta a fare determinate scelte che in quel momento credi inevitabili, le uniche possibili… Le condizioni familiari, le vicende personali, i casi fortuiti ti portano a vivere momenti alti e bassi, sensazioni grigie, nere, rosa, gialle, verdi, blu…tutti i colori si alternano nella tua vita. Spesso sono più numerosi i colori scuri, i colori freddi, le emozioni negative e i pensieri, i problemi. Le sensazioni calde non le percepisci neppure, o non dai loro il giusto peso, il giusto ruolo e quindi la loro corretta importanza. Poi però arriva un attimo in cui qualcosa si apre, in cui compaiono sfumature nuove. Allora le prospettive cambiano. Non è nulla di miracoloso: incontri qualcuno, guardi le cose con occhi nuovi, passeggi davanti ad una vetrina, entri in un locale, leggi una notizia o lasci cadere un occhio su un manifesto, una locandina… può bastare anche il particolare più piccolo e le cose iniziano a cambiare. Ricevi nel tempo piccole avvisaglie, dettagli che ti accendono qualche lampadina, particolari che inizi ad osservare con attenzione nuova, e poi ritorni nel tuo chiaroscuro… altri piccoli lampi, altre note colorate che però non bastano a far scattare la molla giusta, altri chilometri nel tunnel… finché la luce, fino ad allora solo intravista, si mostra in tutta la sua forza…

cms_2227/foto_Maria_Grazia.jpgPer me è stato così.Sono nata nel 1960 a Crema, accogliente cittadina della Lombardia che ho imparato con il tempo ad amare. I miei genitori mi hanno accolta con tanto affetto e desiderio e per quattro anni sono stata figlia unica, piccola principessa di casa, ricoperta di tutte le attenzioni. Tutto era perfetto. Dopo la nascita di mio fratello sono iniziati però anche i problemi di salute di mia mamma, a cui è stata diagnosticata la tubercolosi, per la quale è stata ricoverata in sanatorio per circa tre lunghissimi anni. Io ne avevo cinque, e solo oggi mi rendo davvero conto di quanto siano stati lunghi quei mesi senza poterla abbracciare, sentire i suoi baci, stringerla e farmi stringere da lei… Non ricordavo più il suo profumo. Il papà durante la settimana lavorava e la domenica andava da lei per portarle amore e conforto. Io ero affidata alle cure dei miei nonni materni e mio fratello era accudito dalla nonna e dagli zii paterni. Ho rimosso tante emozioni e tanti ricordi dolorosi. Mio nonno tornava spesso dall’osteria ubriaco, si sedeva a capotavola e anche la più piccola cosa faceva scatenare la sua rabbia. Ho visto l’astio delle mie zie contro il loro padre, il non amore e l’indifferenza – o forse la rassegnazione – di mia nonna; io piccola, indifesa ed arrabbiata scappavo sotto il tavolo della cucina tappandomi le orecchie e piangendo disperata. Dietro il vino e le urla, vedevo la fragilità di mio nonno e sentivo il suo affetto quando mi accompagnava a scuola e mi stringeva sotto il suo mantello scuro, capivo che a modo suo voleva proteggermi. A volte piangevo perché non volevo andare a scuola e lui assecondava i miei capricci… Mi fa sorridere il ricordo del bagno nella tinozza il sabato pomeriggio: per terra tanti fogli di giornale per non rovinare il pavimento, la tenda in stile provenzale che fungeva da divisorio tra il “bagno” e l’anticamera. Torna alla mente il grande letto con il materasso di piuma, dove io sprofondavo tra mia nonna e la zia; lì mi sentivo protetta e al sicuro, era ciò che assomigliava di più al calore della mia casa.

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Data:

20 Maggio 2015