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I grillini conquistano Ostia

cms_7768/dipillo_m5s_aDN.jpgI grillini conquistano Ostia. La candidata del Movimento Cinque Stelle, Giuliana Di Pillo, si impone con il 60% al ballottaggio del X Municipio di Roma.

“È La vittoria di tutti i cittadini e della voglia di rinascita. Grazie di cuore! #decimoriparte”, scrive su Twitter la prossima presidente del decimo Municipio. La candidata pentastellata, 55 anni, è stata eletta al ballottaggio con il 59,60% dei voti mentre la sfidante del centrodestra, Monica Picca, si è fermata al 40,40%.

Un distacco molto più netto di quello che aveva separato le due contendenti al primo turno, lo scorso 5 novembre, quando Di Pillo aveva preso il 30,21% e Picca il 26,68.

FLOP AFFLUENZA – L’affluenza definitiva per l’elezione del presidente del Municipio X, secondo il sito elettorale del Campidoglio, è stata del 33,60%. L’altro dato che emerge dalla consultazione nel municipio, che è stato sciolto per mafia nel 2015 ed esce ora dal commissariamento, è quindi quello dell’astensione: votanti in ulteriore calo di circa tre punti rispetto al 36,10% del primo turno.

Nel dettaglio, su 185.661 aventi diritto (89.092 maschi e 96.569 femmine) si sono presentati alle urne in 62.378 (30.607 maschi e 31.771 femmine).

RAGGI – Il risultato delle elezioni municipali, viste come un primo banco di prova del primo anno e mezzo di governo a 5 stelle, fa esultare la sindaca di Roma Virginia Raggi: “I cittadini tornano protagonisti. Brava giulianadipillo! I romani sono con noi e per il cambiamento #DecimoRiparte”, ha scritto in un Tweet la prima cittadina.

Soddisfatti anche i vertici del Movimento. “L’’effetto Raggi’ esiste, ma è positivo – ha affermato su Facebook il candidato premier M5S Luigi di Maio -. Il risultato di oggi dimostra che i cittadini non credono più alla propaganda contro le nostre giunte e contro il Movimento. Ostia dimostra anche che siamo capaci sia di battere la cosiddetta sinistra che la cosiddetta destra, anche quando sono al massimo della loro forza e coalizzate”.

LA POLEMICA – Ma dopo il risultato delle urne è già polemica. “All’Idroscalo noi abbiamo perso e loro hanno acquistato circa mille voti – ha commentato Monica Picca – e l’Idroscalo è nuova Ostia, lì dove sono rappresentati soprattutto i voti di Casapound”. Il voto degli Spada è andato alla Di Pillo? “Penso proprio di sì”, ha risposto Picca.

Milano beffata, Ema ad Amsterdam

cms_7768/emapalazzo_ftg_1511202388.jpgLa nuova sede dell’Ema (Agenzia Europea del farmaco) sarà ad Amsterdam. Milano perde al sorteggio, dopo la parità al terzo turno delle votazioni con la capitale olandese, a quanto si apprende da fonti qualificate.

LE REAZIONI – “E’ una grande occasione persa per l’Europa” dice il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini, che non nasconde all’Adnkronos Salute “tutto il suo rammarico anche perché una scelta così importante è stata lasciata al caso”. Il dossier italiano era ottimo, ricorda Melazzini, e l’Italia è un big della farmaceutica europea, “forse il Paese più forte. Le regole del gioco sono queste, ma non è giusto che la scelta finale sia lasciata alla fortuna”, aggiunge Melazzini. Sulla candidatura di Milano “c’è stato un grandissimo gioco di squadra – ricorda il Dg – C’è dispiacere per la Slovacchia, che si è astenuta, e grande amarezza” per il risultato finale. “Con tutto il rispetto per l’Olanda, penso che anche l’Europa abbia perso una grande occasione”, conclude.

“Grazie a Milano e grazie a tutti coloro che si sono impegnati per #Ema, nelle istituzioni e nel privato. Una candidatura solida sconfitta solo da un sorteggio. Che beffa!” scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Perdere la sede dell’Ema con il sorteggio è “come perdere” i Mondiali di calcio “con il lancio della monetina” dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, Sandro Gozi.

“L’Ema va ad Amsterdam e non a Milano? Europa vaff… – afferma Roberto Calderoli, vice presidente del Senato – Perché dopo aver dato così tanto all’Europa in questi anni e non aver ricevuto vederci dire no anche nell’unica occasione che chiediamo qualcosa è veramente troppo. Per cui cari amici europei andate tutti aff…”.

Per il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, è “pazzesco che una scelta che riguarda migliaia di posti di lavoro e due miliardi di indotto economico venga presa in Europa tramite sorteggio con lancio di una monetina, ennesima dimostrazione della follia con cui è governata l’Unione Europea. Prioritario per il prossimo nostro governo sarà ridiscutere i 17 miliardi all’anno che gli italiani versano a Bruxelles”.

La sconfitta per Ema arrivata dopo il sorteggio è il “paradigma di un’Europa che non sa decidere” dice Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia.

“Sicuramente c’è tanta delusione dopo il sorteggio, però, il risultato raggiunto è comunque importante” il primo commento, via Twitter, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dopo la sconfitta per l’assegnazione della sede Ema che andrà ad Amsterdam. “Siamo stati l’unica città non capitale ad arrivare alla votazione finale – scrive – e siamo stati capaci di confrontarci con le grandi capitali europee”. Poi, in conferenza stampa, Sala sottolinea che è “veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Tutto regolare ma non è normale”.

Pensioni, salta tutto?

cms_7768/lavoratore.jpgStrada in salita per la trattativa tra governo e sindacati sulle pensioni. Domani, dopo giorni di confronti per trovare un accordo sull’adeguamento dell’età pensionabile alla aspettative di vita, ci sarà l’ultimo round.

Il governo ha scoperto le carte mettendo sul tavolo lo scorso venerdì, tra le altre cose, l’estensione anche per le pensioni di anzianità dello stop allo scatto a 67 anni nel 2019 per le 15 categorie di lavoratori che svolgono attività gravose. Un passo verso i sindacati giudicato però “insufficiente” dalla Cgil che potrebbe far naufragare la trattativa.

Se alla fine l’accordo dovesse davvero saltare si riaprirebbero i giochi e potrebbe anche riaffacciarsi, con la campagna elettorale per le politiche già entrata nel vivo, l’ipotesi di un rinvio di sei mesi del decreto direttoriale sull’innalzamento dell’età pensionabile, richiesta peraltro avanzata in diversi emendamenti bipartisan al decreto fiscale prima che si aprisse la trattativa con i sindacati.

Oggi, con la proposta del governo in campo e il confronto in corso, lo scenario è cambiato. Gli occhi domani saranno tutti puntati sulla leader della Cgil Susanna Camusso che ieri, alla trasmissione ’Mezz’ora in più’ su Rai 3, ha spiegato di aver fatto di tutto per evitare di far saltare il tavolo e di essere intenzionata a continuare su quella strada ma ha anche aggiunto che alla fine “valgono le valutazioni di merito”.

I sindacati sono divisi anche perché il no della Cgil potrebbe rimettere in discussione tutto il pacchetto del governo. La Cisl prende apertamente le distanze dalla Cgil con la segretaria generale Annamaria Furlan secondo cui Camusso sbaglia a bocciare la proposta dell’esecutivo, mentre la Uil prova a tirare la corda fino all’ultimo pensando che si possa ancora ottenere qualcosa.

Domani è il giorno della verità. Il governo difende la sua proposta, “equilibrata e avanzata” secondo il giudizio del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, e non intende fare passi indietro. Ma con la Cgil di traverso il rischio che la trattativa salti è alto.

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20 Novembre 2017