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I GUERRIERI DELLA RETE ATTACCANO I CYBERCATTIVI

Voluto da Amnesty International e finanziato dall’Unione Europea, si è concluso il Progetto Stop Bullying, con un convegno nazionale ad Isernia, rivolto alle scuole primarie e secondarie. Creato nell’ambito del programma Daphne, il progetto ha visto coinvolti i docenti, i genitori e le istituzioni con proposte condivise per combattere il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

In merito a questa iniziativa, si è creata un’importante campagna di sensibilizzazione affinché tutti potessero godere del diritto al rispetto, come prevede l’art. 2 della Costituzione dei Diritti Umani.

Sappiamo certamente riconoscere la figura del bullo. Soggetto aggressivo verso i coetanei che preferisce scontrarsi con i ragazzi più deboli, è spesso impulsivo e percepisce la violenza come qualcosa di positivo. Il bullo sente il bisogno di dominare, e nasconde dietro questo comportamento apparentemente forte insicurezza e ansia. Ma siamo in grado di individuare il cyberbullo? Con questo termine si intende colui che adotta un atteggiamento di pressione, aggressione e molestia, furto di identità, manipolazione a danno del minore (ma anche dell’adulto) realizzata per via telematica, allo scopo di isolare la vittima ed umiliarla.

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Sono in costante crescita i cybercattivi: siamo in stato di emergenza. Tutti siamo potenziali vittime di attacchi sulla rete, ma i più fragili sono certamente i giovanissimi, che non sanno difendersi a scuola come nella vita. Come fare allora? E’ necessario restare sempre vigili, saper riconoscere l’aggressore e bloccarlo, per poi segnalare il reato.

L’autorità giudiziaria, accertato l’abuso, ha il potere di imporre al prestatore del servizio web la rimozione dei dati acquisiti con estorsione (in caso di furto di identità, per esempio). Questo intervento è possibile in merito alla L. 29 maggio 2017 nr 71 recante “Disposizioni a tutela di minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo di qualunque forma di pressione”.

In questi giorni è stata presentata una proposta di legge, la 496 (Regione Sardegna), a contrasto del bullismo in rete. E’ previsto un patentino, che i ragazzi dovranno conseguire a scuola, per navigare sicuri nel web, puntando ad approcciare correttamente l’uso dello strumento informatico e all’apertura di uno sportello d’ascolto telematico, in grado di garantire l’anonimato, con il supporto di figure professionali.

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Ma non sono solo i giovanissimi ad essere minacciati. Dobbiamo stare in guardia anche noi adulti, che navighiamo ignari nel libero mondo del web. Come ci aggrediscono i cybercattivi? Intanto, attraverso l’uso di una falsa identità. Ci contattano sui social e cercano di coinvolgerci, fidanzandosi o diventando amici del cuore. Cercano di captare informazioni private attraverso astute domande personali. Bisogna stare attenti e imparare a riconoscere, con questi pochi e chiari accorgimenti, chi ci vuole insidiare. “Il loro principale obiettivo consiste nell’ estorcere denaro. Il 2017, è ritenuto l’anno del trionfo del Malware, degli attacchi industrializzati realizzati su scala planetaria, contro bersagli multipli e della definitiva discesa in campo degli Stati come attori di minaccia” riporta l’ultimo rapporto del Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica. I criminali del web sono cresciuti a dismisura, così come le truffe, le estorsioni e i furti di dati personali, colpendo i naviganti ignari. La security è insufficiente perché il nostro Paese non realizza investimenti: l’Italia risulta posizionata agli ultimi posti tra i Paesi avanzati nel mondo.

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Confidiamo fiduciosi nell’aiuto dei giovani guerrieri della rete. Alcune università italiane, infatti, hanno allestito corsi di laurea, master e dottorati sulla sicurezza informatica per preparare hacker buoni, da adoperare nel cyber-crime.

Essere ben informati è già un primo passo verso la difesa ma, sebbene consapevoli che esista il problema, non siamo comunque al riparo dagli attacchi dei predatori del web.

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Data:

11 Giugno 2018