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I missili di Kim minacciano i cieli, tremano gli aerei di linea

(Federica Mochi)L’ultimo allarme l’ha lanciato il vice ministro della Difesa sudcoreano Suh Choo-suk. La Corea del Nord potrebbe provocare ancora la comunità internazionale, lanciando “missili balistici aggiuntivi e un sesto test nucleare”. Del resto, dopo il lancio del missile balistico effettuato da Pyongyang che martedì ha sorvolato il Giappone, cresce la preoccupazione per le conseguenze che i test di Kim Jong-un potrebbero avere sull’aviazione civile.

Quante possibilità ci sono, insomma, che un missile possa sfiorare un aereo carico di passeggeri? Esiste una reale minaccia che un volo di linea venga abbattuto da un razzo nordcoreano? Se il sito Flight Service Bureau avverte che il rischio di un incidente nei cieli asiatici potrebbe diventare concreto, per gli analisti l’ipotesi è remota. Vediamo perché.

L’IPOTESI DETRITI – Rispetto al 2016, scrive il Flight Service Bureau, la strategia della Corea del Nord non è cambiata. Da un anno lo spazio aereo di Pyongyang viene evitato scrupolosamente dalle compagnie aeree, che per i viaggi tra Giappone e Occidente preferiscono volare lontano dalla Corea del Nord. Finora, le probabilità che un missile potesse colpire un Boeing o un Airbus sembravano minime. Eppure, la situazione è cambiata repentinamente negli ultimi due mesi.

A luglio il regno eremita ha testato due missili Hwasong-14 Intercontinental. Si tratta di missili più grandi e con una gittata maggiore rispetto a quelli lanciati in precedenza, ed entrambi sono atterrati nel Mar del Giappone. Uno dei due non è rientrato intatto nell’atmosfera, facendo sì che alcuni frammenti e detriti passassero attraverso lo spazio aereo giapponese.

Ed è in quest’area che nell’ultimo anno sono finiti ben 7 missili nordcoreani. Oggetti che possono raggiungere 550 km chilometri di altitudine prima di piombare in mare, come quello lanciato martedì, che se fosse stato programmato a piena gittata avrebbe potuto coprire fino a 5.000 km (i jet commerciali, di solito, volano a circa 9mila-12mila metri).

LE COMPAGNIE AEREE – Per le rotte che interessano le grandi compagnie aeree, quindi, non dovrebbero esserci grossi rischi. “Le aree dei test missilistici della Corea del Nord non interferiscono in alcun modo” con i voli, ha dichiarato qualche settimana fa Air France in una nota. “Air France analizza costantemente le zone potenzialmente pericolose – ha fatto sapere la compagnia – e adatta i propri piani di volo di conseguenza”. Tuttavia, che i missili nordcoreani rappresentino una potenziale minaccia per l’aviazione civile non è una novità. Dopo il test del 4 luglio scorso, il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Jeff Davis, ha ammesso che “il missile è volato in uno spazio aereo occupato dagli aerei commerciali”.

“UNA POSSIBILITA’ SU UN MILIARDO” – Secondo quanto riferito alla Cnn dall’analista di sicurezza del settore dell’aviazione David Soucie, però, non ci sarebbe nulla da temere. Le possibilità che un missile colpisca un aereo sono “una su un miliardo“. Al tempo stesso, c’è da considerare il fatto che la regolarità dei lanci del regime miliare sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni. Se nel 2012 Kim Jong-un ha lanciato appena 2 missili, nel 2013 questi sono diventati 6 e 19 nel 2014. L’anno scorso sono ne stati sparati 24 e da gennaio 2017 se ne contano già 18, compresi quelli a lungo raggio.

I PRECEDENTI – Inoltre, c’è un precedente da non sottovalutare. L’incidente che si verificò il 14 luglio 2014, quando il volo della Malaysia Airlines MH17 con a bordo quasi 300 persone venne abbattuto proprio da un missile sparato dal confine tra Russia e Ucraina.

LE INCOGNITE – L’incognita, secondo Flight Service Bureau, è cercare di capire se esiste il rischio che frammenti o detriti dei missili di Pyongyang attraversino lo spazio aereo nel quale si muovono i voli civili. Quello che ha sorvolato i’isola di Hokkaido, ad esempio, si è frantumato in tre pezzi cadendo nel Pacifico a 1.180 km ad est dell’isola settentrionale giapponese. Se un razzo nordcoreano si avvicinasse a un jet commerciale, “è probabile che non riusciremmo a rilevarlo come faremmo invece con un aereo – ha spiegato alla CNN un pilota di Hong Kong -. Non saprei neanche che si sta avvicinando”.

“La questione – ha sottolineato il pilota – è che la Corea del Nord sta sparando missili fuori dalla sua giurisdizione e questa è una grande minaccia”. Fino al 2014 Pyongyang era solita avvertire l’Icao, (International Civil Aviation Organization), l’ente dell’aviazione civile che fa capo all’Onu, dei test che si preparava ad effettuare. Prassi che da tre anni ha smesso di rispettare, lasciando di fatto l’ente e le agenzie statali all’oscuro delle proprie manovre.

Non tutti i lanci di Kim Jong-un, inoltre, vengono rilevati dai Paesi vicini alla Corea del Nord o dallo Us Stratcom, uno dei dieci centri di comando congiunti del dipartimento della difesa statunitense. Il missile così vola per circa 35 minuti prima di rientrare. Anche con una rilevazione immediata, quindi, è improbabile che i radar di controllo giapponesi possano dare l’allarme in tempo ai velivoli che si trovano nella zona.

Caccia Usa in volo su Corea, Trump sfida Kim

cms_7089/Usa_caccia_2_Xin.jpgCon una chiara dimostrazione di forza di fronte alle provocazioni nordcoreane, bombardieri strategici e caccia stealth americani hanno sorvolato la penisola coreana, riferisce l’agenzia stampa sudcoreana Yonhap. Quattro jet stealth F-35B e due bombardieri strategici B-1B hanno effettuato oggi manovre di addestramento assieme a caccia F-15K dell’aviazione di Seul in risposta ai continui lanci di missili balistici da parte di Pyongyang e al suo programma nucleare, ha reso noto l’aviazione sudcoreana.

Le manovre, definite senza precedenti dall’agenzia Yonhap, hanno coinvolto i caccia F-35B provenienti dalle basi in Giappone, oltre a bombardieri a lungo raggio provenienti da Guam, la base americana contro la quale continuano ad arrivare le minacce di Pyongyang. Assieme a uno squadrone di quattro F-15K hanno condotto esercitazioni per raid di precisione contro impianti nordcoreani nella base di Pilseung range, nella regione orientale montagnosa sudcoreana di Gangwon. Sono state impiegate bombe MK-84, MK-82 e GBU-32.

L’aviazione sudcoreana ha descritto le esercitazioni come “un’operazione di interdizione aerea”, intesa a dimostrare la determinazione degli alleati nell’affrontare in modo risoluto le provocazioni nordcoreane. Alle manovre hanno partecipato anche KC-135 Stratotanker per il rifornimento in volo.

“Le nostre forze aeree sono in grado di condurre operazioni perfettamente combinate – ha detto il generale Won In-chul, a capo del comando operativo dell’aviazione di Seul – non importa quando, dove e come il nemico ci provocherà, la nostra rappresaglia provocherà loro un’insormontabile timore e un profondo rimpianto”.

Scintille Washington-Mosca, Trump chiude consolato russo

cms_7089/Trump_mano4_afp.jpgIl dipartimento di Stato americano ha ordinato alla Russia di chiudere il proprio consolato a San Francisco in risposta alla richiesta russa di ridurre il personale della missione diplomatica americana in Russia. Gli Stati Uniti hanno anche chiesto una riduzione della presenza diplomatica russa a Washington e New York entro sabato, con la chiusura della sede della cancelleria a Washington e della sede del consolato a New York. La decisione porta a tre il numero delle sedi consolari che ciascun paese ha sul territorio dell’altro. Il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato a luglio che la missione diplomatica americana in Russia doveva essere ridotta come conseguenza delle nuove sanzioni approvate dal Congresso di Washington. Il Dipartimento di Stato ha detto oggi di aver accolto la richiesta russa, “un’azione” – ha sottolineato la portavoce Heather Nauert – ingiustificata e dannosa per le relazioni tra i nostri Paesi”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha espresso preoccupazione al segretario di stato americano Rex Tillerson nel corso di una telefonata per quella che Mosca definisce una “escalation di tensione” tra i due Paesi. La conversazione telefonica tra i due è avvenuta per iniziativa di Washington, che ha comunicato alla Russia la richiesta di ridurre le sue rappresentanze diplomatiche negli Stati Uniti, secondo quanto ha riferito il ministero degli Esteri di Mosca in un comunicato. “Non siamo stati noi ad avviare le tensioni”, si legge. “Mosca studierà attentamente le nuove misure annunciate dagli americani, dopodiché verrà comunicata la nostra reazione” conclude.

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1 Settembre 2017