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I Paesi Bassi sperimentano l’eolico senza sovvenzionamenti pubblici

Inutile negarlo: negli ultimi anni, il tema dell’energia è divenuto centrale nel dibattito politico, nell’ambito dello sviluppo economico delle nazioni e nel modo d’intendere il nostro rapporto con la natura. Problemi come l’effetto serra e l’inquinamento hanno completamente modificato la percezione dell’opinione pubblica in merito alle questioni ambientali, dividendo la popolazione globale in maniera quasi drastica fra coloro che sostengono l’utilizzo di mezzi di consumo inquinanti ma efficaci e coloro che invece mettono al primo posto la “salute” del pianeta in cui viviamo.

Difficile trovare un compromesso fra le due posizioni. Ciò che è certo, è che bisogna osservare con la massima attenzione quanto accade nel resto del mondo, non fosse altro per trarre spunti e insegnamenti da politiche energetiche che possono rivelarsi all’avanguardia e, perché no, perfino capaci di risolvere numerosi problemi riguardanti questione così delicate.

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Di sicuro, fra le nazioni che negli ultimi decenni si sono dimostrate più attente all’argomento spiccano i Paesi Bassi: entro il 2022, il Paese dei tulipani inaugurerà ben due parchi eolici nel bel mezzo del Mare del Nord. Le due aree sorgeranno a circa 22 chilometri di distanza dalle coste olandesi e saranno in grado di generare 350 megawatt ciascuno, portando così energia nelle case di oltre un milione di olandesi. Una svolta significativa, resa certamente possibile anche grazie all’abbondante presenza di venti, che da sempre caratterizza il Paese. Ma le novità non finiscono qui, perché per la prima volta nella storia i due parchi eolici in questione verranno costruiti senz’alcun sussidio statale. Non vi sarà alcuna stabilizzazione delle quote, alcun blocco delle entrate fisse: semplicemente, l’azienda che ha da poco vinto l’appalto dei lavori, il colosso svedese Vattenfall, rivenderà l’energia prodotta direttamente sul mercato aperto. Un’operazione impensabile fino a pochi anni fa, realizzata principalmente grazie alla presenza delle nuove tecnologie e all’introduzione di innovativi aereogeneratori in grado di ridurre i costi e al contempo aumentare i ricavi in maniera significativa. Tutte svolte che hanno permesso di trasformare un settore in cui nessuno credeva, come l’eolico offshore, in una risorsa preziosa, se non perfino imprescindibile.

L’investimento totale dovrebbe corrispondere all’incirca a 1,5 miliardi di euro, un costo che ad alcuni potrà indubbiamente sembrare esorbitante, ma che è comunque estremamente ridotto rispetto alle entrate che un’operazione simile potrebbe generare.

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I Paesi Bassi sono un mercato importante per noi, e questo nostro progetto offshore costituisce un passo importante soprattutto in vista delle nostre ambizioni di crescita nella produzione di energia rinnovabileha dichiarato con soddisfazione il CEO di Vattenfall, George Hall.

Per correttezza, bisogna sottolineare fin da subito che i primi a proporre un ingente investimento nel mondo dell’eolico senza sussidi statali non sono stati gli olandesi, bensì i membri dell’esecutivo tedesco. Tuttavia, la Germania non realizzerà il proprio progetto (per ammissione degli stessi responsabili) prima del 2024, pertanto l’impianto Hollands Kust Zuid sarà di fatto il primo in Europa e nel mondo.

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Questa notizia dimostra che le offerte a sussidi zero sono possibili per alcuni sviluppatori in alcuni mercati, e lì dove i governi assumono e gestiscono una parte del rischio del progetto. In questo caso il governo olandese, che si occupa della connessione alla rete, rappresenta un elemento importante: ha minimizzato il rischio legato all’offshore fornendo una chiara visibilità sui futuri volumi di mercatoha commentato Giles Dickson, manager di WindEurope nonché esperto del settore.

Nel corso dei secoli, questo piccolo Stato ha avuto la capacità di mostrarsi rivoluzionario sia nell’ingegneria che nella costruzione di dighe e di mille altre strutture utili a migliorare il benessere dei propri cittadini. Oggi, a distanza di anni, guardiamo tutti con sincera ammirazione ciò che gli olandesi riuscirono a compiere all’epoca. Chissà che ancora una volta questo piccolo ma orgoglioso popolo non stia dando dimostrazione di avere in sé un desiderio di innovazione e di progresso ingegneristico superiore a quello di molti governi del resto del mondo. In tal caso, sarebbe un vero peccato non prestare attenzione a quanto i Paesi Bassi stanno realizzando, non solo con un tanto legittimo quanto superfluo stupore, ma soprattutto col desiderio d’imparare qualcosa da chi, almeno in questo settore, continua a manifestare una maggiore lungimiranza.

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Come sempre accade in questi casi, infatti, risulta pressoché inevitabile un tanto spietato quanto necessario confronto con quanto interessa da anni il nostro Paese. Se in Italia le aziende energetiche non ricevessero sovvenzionamenti, investirebbero ugualmente nell’eolico? Sembra molto improbabile; anzi, si direbbe perfino che numerose aziende, seppur in maniera più o meno velata, auspichino la possibilità di trovare modalità alternative per ottenere i medesimi sovvenzionamenti investendo tuttavia in settori maggiormente proficui. Ma soprattutto, ciò che ad oggi appare evidente è che, dopo un’iniziale periodo di innovatività, dove il settore dell’energia è stato il succulento bottino di investitori privati, ad oggi il mondo della rinnovabilità sembra aver perso qualunque fascino. Espressioni come “energia pulita e rinnovabile” sembrano suonare alle orecchie della maggior parte degli italiani con un senso di fastidio, e il mondo dell’eolico viene da molti percepito come inutile, forse perfino deleterio nei confronti dell’economia nazionale. Al netto, ovviamente, delle differenze territoriali fra il nostro Paese e l’Olanda, non si può che interpretare questa sostanziale differenza nell’approcciare la questione con una spiegazione relativa alla mentalità e alla cultura che accomuna gran parte di noi italiani e che ci distingue non solo dai Paesi Bassi, ma anche dalla maggior parte delle nazioni nordeuropee. In questo senso, prima di parlare di energia bisognerebbe parlare di educazione ambientale. Forse, anzi, dovrebbe essere proprio quest’ultima la priorità se si vuole costruire un Paese più pulito e più avveduto riguardo le proprie politiche ecologiche.

Data:

27 Marzo 2018