Traduci

I primi 100 giorni del governo

I primi 100 giorni del governo

cms_10168/governoFTG.jpg

Cento giorni del governoguidato da Giuseppe Conte . Dal giuramento dello scorso 1 giugno, l’esecutivo giallo-verde ha impiegato molto tempo per trovare la quadra, arrivata poi con la firma del contratto stipulato tra Movimento 5 Stelle e Lega. Quadra che ha poi portato al Decreto Dignità, da considerare – al momento – il provvedimento più caratterizzante dell’attività di governo.

Rispetto al passato, se i primi 100 giorni degli esecutivi precedenti sono stati il momento per presentare provvedimenti-simbolo, il governo Conte ha fatto segnare una differenza in questo senso. Poche le proposte politiche in Parlamento, secondo quanto riportato nel rapporto dell’Osservatorio civico ’Open Polis’.

I NUMERI – “Una volta partito – si legge – l’attuale esecutivo non ha avuto la stessa forza propositiva dei governi precedenti”. Tra i provvedimenti presentati dal governo, “oltre a 4 decreti già convertiti in legge, il Parlamento ha anche discusso l’annuale Milleproroghe, con un primo via libera da parte di Palazzo Madama”.

Tra questi 5 provvedimenti approvati al Senato, inoltre, “solamente 2 hanno ottenuto più̀ di 161 voti favorevoli (soglia abituale di maggioranza): il decreto per il riordino delle competenze nei ministeri e quello per la cessione di unità̀ navali alla Libia. Gli altri tre (Milleproroghe, il Decreto Dignità̀ e quello per il Tribunale di Bari) sono stati approvati con meno voti di quelli abitualmente necessari per ottenere il via libera dell’aula”.

I CDM – Per quanto riguarda invece “i disegni di legge deliberati dal Consiglio dei ministri – ricorda ancora ’Open Polis’ – sono stati 11, di cui 8 per la ratifica di trattati internazionali. Gli altri 3 sono il rendiconto generale dello Stato per il 2017, l’assestamento di bilancio (entrambi provvedimenti standard e annuali) e una proposta di legge del ministro Grillo in materia di sicurezza per le professioni sanitarie. Su 11 disegni di legge quindi, solamente uno è̀ il frutto di una reale proposta di governo”.

Discorso analogo per i decreti legge. “Tre di essi rispondono a esigenze imminenti ed eccezionali (l’emergenza del Tribunale di Bari, la cessione delle unità̀ navali alla Libia, il riordino dei ministeri); un quarto, il Milleproroghe, è̀ una legge annuale che viene fatta da ogni governo per prorogare i termini di disposizioni legislative passate. Di fatto, solamente il Decreto Dignità̀ risulta essere una vera proposta politica di governo” si legge ancora nel report dell’Osservatorio.

I PROVVEDIMENTI – A decreti e disegni di legge vanno poi aggiunti i decreti legislativi. “Diciassette quelli deliberati: 9 hanno attuato direttive o regolamenti europei, 5 hanno integrato o corretto decreti legislativi passati (4 risalenti al governo Gentiloni e uno al governo Renzi), mentre 3 hanno contribuito all’attuazione di leggi approvate da precedenti esecutivi”.

Ilva, firmato l’accordo

cms_10168/ilvaoperaio_ftg.jpg

Raggiunta l’intesa tra Arcelor Mittal e Fim Fiom e Uilm sulla cessione del gruppo Ilva. Azienda, sindacati e i Commissari straordinari hanno infatti siglato, alla presenza del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, l’accordo arrivato al termine di una trattativa iniziata ieri e andata avanti tutta la notte.

Azzerati gli esuberi che l’azienda si impegna a riassorbire comunque dal 2024 mentre saranno previste da subito 10.700 riassunzioni e l’avvio di un sostanzioso piano di incentivazione per complessivi 250 milioni, circa 100 mila euro lordi a lavoratore in caso di uscita anticipata.

Circa 4,2 i miliardi che Mittal si è impegnata ad investire sul piano industriale e ambientale. Ora la parola passerà ai lavoratori di tutti gli stabilimenti che saranno chiamati a votare l’accordo entro una settimana mentre sarà revocato lo sciopero proclamato per l’11 settembre prossimo.

DI MAIO – “Dopo oltre 18 ore di trattativa, una lotta lunga fatta dai rappresentanti dei lavoratori per ottenere delle condizioni migliori, si è arrivati all’accordo sull’Ilva. L’accordo definitivo che è senz’altro il miglior possibile nelle peggiori condizioni possibili”. Ad annunciarlo il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Di Maio, dopo l’accordo raggiunto al ministero di via Molise. “E’ un accordo che è stato raggiunto con enorme difficoltà”, ha poi sottolineato il ministro.

Dall’insediamento, rileva ancora Di Maio, “ho voluto verificare prima di tutto la legalità. E’ chiaro che ci siamo ritrovati in una situazione in cui il paradosso era che l’azienda si era sempre comportata bene ma la procedura era viziata. Questo vizio non ha permesso di ritirare la gara perché l’interesse pubblico concreto non c’era in quanto ci riferiamo a fatti di due anni fa. E quindi a queste condizioni abbiamo cercato di fare il meglio possibile e credo che abbiamo dei buoni risultati”

Tutti gli operai, rileva il ministro, “saranno assunti con l’articolo 18 e quindi il Jobs act non entra in fabbrica, si era a 10.700 quando il punto di partenza di ArcelorMittal era 8.000 assunti, poi si era arrivati a 10.100. Ora siamo arrivati a 10.700 senza esuberi. Tutti quelli che non riusciranno ad essere coinvolti nelle procedure di esodo e nelle altre collocazioni individuate riceveranno una proposta di lavoro da ArcelorMittal”.

Sul tema ambientale, sottolinea Di Maio evidenziando che lui proviene dalla Terra dei Fuochi e quindi capisce bene le preoccupazioni degli abitanti di Taranto, “staremo attenti ai fatti e non solo alle carte: per questo abbiamo introdotto delle migliorie al piano ambientale. Abbiamo fatto quello che si poteva. Abbiamo introdotto delle migliorie che prevedono dei termini intermedi di realizzazione di alcuni interventi e quei termini intermedi riguardano anche il passaggio da 6 a 8 milioni di tonnellate nella produzione che non potrà essere automatica ma passerà per una certificazione da presentare al ministero dell’Ambiente e in cui bisognerà dimostrare che non si aumenta il livello delle emissioni”.

“Abbiamo aumentato il numero dei controlli, aumentate le garanzie occupazioni, il numero degli occupati”, sottolinea ancora. “Ci è stato chiesto di risolvere in tre mesi un problema abbandonato da sei anni e lo abbiamo fatto in parte. C’è ancora tanto altro da fare, inizia solo un percorso”.

“Non potendo annullare la gara” e “visto che il 15 settembre l’azienda sarebbe comunque entrata dentro l’Ilva”, sottolinea ancora Di Maio, “ci siamo messi al lavoro per collaborare ad ottenere il miglior accordo sindacale possibile e ambientale possibile. Tutto è stato fatto nei termini di legge e la legge la deve rispettare prima di tutto un ministro”, sottolinea Di Maio.

Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se andrà a Taranto e cosa dirà ai cittadini che chiedevano la chiusura dell’Ilva, il ministro sottolinea che “presto andrò” perché “ho messo sempre la faccia”. Oggi, ricorda Di Maio, “un annullamento della gara senza motivazioni di legge avrebbe determinato da parte di ArcelorMittal un ricorso al Tar e il 15 settembre un suo ingresso in Ilva non con 10.700 assunti ma con meno assunti, meno tutele e senza un accordo sindacale”. Il ministro non ha voluto commentare le parole dell’ex ministro Carlo Calenda che oggi ha parlato di ’una retromarcia’ di Di Maio: “vabbè oggi mi prendo la libertà di non rispondere al mio predecessore”.

“L’Amministrazione Straordinaria – ha aggiunto – che continuerà ad esistere sarà il poliziotto ambientale dell’Ilva. Sarà il controllore, irreprensibile, che avrà il fiato sul collo sugli impegni che ha preso ArcelorMittal nei confronti dello Stato italiano e della città di Taranto”.

ORA LEGGE SPECIALE SU TARANTO” – “Abbiamo raggiunto un obiettivo in tre mesi dopo sei anni di inconcludenze”, ha affermato ancora Di Maio, che ha assicurato come da oggi “inizia solo un percorso” che sarà molto lungo. “Ora – ha poi annunciato – arriverà una legge speciale su Taranto“.

Adesso, rileva il ministro, “il vero obiettivo è rilanciare Taranto. Non possiamo pensare che Taranto dipenda da una sola azienda e quindi adesso ci mettiamo al lavoro per una legge speciale su Taranto perché in questa città deve tornare di nuovo l’Università, la sovrintendenza. E’ stata espropriata quasi di tutto in questi anni ed è diventato un deserto sia dal punto di vista delle altre attività produttive sia dal punto di vista delle occasioni culturali, di crescita della propria cittadinanza”.

Taranto e i tarantini, adesso, sottolinea il ministro, “dipendono dall’Ilva ma dovranno sempre meno dipendere dal destino di una sola azienda. Invece dovranno sempre più dipendere da un progetto di sviluppo e di crescita da questa città che non ha niente da invidiare alle più belle città dell’Ue ma che è stata abbandonata”.

Ora, annuncia Di Maio, “è il momento di portare in Legge di Bilancio risorse speciali per Taranto e una legge speciale. Oltre all’Ilva c’è tutto il resto del territorio che è abbandonato, ha un problema di salute e che deve avere il diritto di tornare a respirare”.

MITTAL – “Oggi è l’inizio di un lungo percorso per fare dell’Ilva una impresa più forte e più pulita”. Così, ringraziando anche governo, sindacati e Commissari, l’amministratore delegato di Arcelor Mittal, Matthieu Jehel, commenta l’accordo per la cessione del gruppo siderurgico italiano raggiunto oggi.

REVOCATO SCIOPERO – In seguito all’accordo, è stato revocato lo sciopero proclamato da Fim Fiom Uilm e Usb l’11 settembre prossimo. Ad annunciarlo il segretario confederale Cgil Maurizio Landini al termine della vertenza al Mise. La circolare è partita contestualmente alla firma dell’intesa.

SINDACATI – “Oggi è una giornata storica. Dopo un’estenuante trattativa presso il Ministero dello Sviluppo economico la travagliata vicenda dell’Ilva, con il supporto determinante dello stesso dicastero, ha trovato la soluzione che aspettavamo da tempo: un’intesa senza esuberi”. Ad affermarlo è il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

“E’ davvero importante la firma oggi dell’Accordo sull’Ilva che tutela l’occupazione dei lavoratori in tutti i siti produttivi, il diritto dei cittadini di Taranto al risanamento ambientale e la produzione di acciaio, sempre piu’ strategica per tutto il paese”. Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Va riconosciuta al Ministro Di Maio, ai sindacati e all’Azienda – sottolinea – un atteggiamento responsabile e pragmatico, e di aver superato gli ostacoli anche ideologici che si frapponevano ad una accordo fondamentale non solo per le tante famiglie degli operai che lavorano all’Ilva, ma anche per la garanzia di una efficace e rapida bonifica ambientale di Taranto”, aggiunge la Furlan.

“Vigileremo nei prossimi mesi – rileva- per il rispetto integrale di tutti i punti di questo accordo davvero importante ed innovativo che offre garanzie per il mantenimento della produzione di acciaio di cui il nostro paese ha bisogno per la sua competitività complessiva. Questa vicenda dimostra che con gli accordi ed il dialogo si possono affrontare i problemi di rilancio della politica industriale ed in generale le questioni economico e sociali del paese, in un clima di rinnovata concertazione. Finalmente dopo tanti anni si chiude in modo molto positivo una vicenda industriale complessa che dimostra, migliorando ogni ipotesi di accordi precedenti, come sia possibile, anzi doveroso, conciliare produzione, occupazione e qualità ambientale”.

“Dopo una lunga notte di trattativa, abbiamo finalmente siglato l’ipotesi di accordo sull’Ilva, grazie anche al ruolo decisivo del Governo per lo sblocco della vertenza. Esprimiamo grande soddisfazione perché abbiamo ottenuto gli obiettivi che ci eravamo prefissati”. Lo dichiarano in una nota congiunta la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David e il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini precisando che “l’accordo, però, per essere convalidato deve essere approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori con un referendum”.

ArcelorMittal “ha accolto molte delle condizioni poste dalle Fiom-Cgil. Per quanto riguarda l’occupazione si parte da 10.700 lavoratori assunti subito, che corrisponde al numero delle persone impiegate attualmente negli stabilimenti” spiegano.

“Una soluzione che prevede inoltre l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione sul salario e sui diritti, compreso l’articolo 18, come abbiamo chiesto fin dall’inizio della trattativa. Contemporaneamente partirà anche un piano di incentivi alle uscite volontarie” si sottolinea nella nota firmata dai leader di Fiom e Cgil.

“Sono stati anche apportati miglioramenti importanti al piano ambientale che portano all’accelerazione delle coperture dei parchi e a porre un limite fortissimo alle emissioni inquinanti” osservano Re David e Landini.

“ArcelorMittal ha l’obiettivo di produrre 9 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio, e lo dovrà fare nel rispetto dell’ambiente, facendo tutte le rilevazioni necessarie alla valutazione del danno sanitario a tutela della salute dei cittadini di Taranto. Un altro punto importante sui cui abbiamo raggiunto l’intesa è la conferma dell’accordo di programma di Genova” concludono.

Migranti, ecco il decreto Salvini

cms_10168/migranti_ipa_ftg1258.jpg

Il governo prepara il giro di vite sul fronte immigrazione. E’ ormai pronto il decreto migranti voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che reca “disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza”. Il provvedimento, come si legge nella relazione illustrativa in possesso dell’Adnkronos, abroga di fatto “l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari” introducendo “una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare”.

PERMESSO SOGGIORNO UMANITARIO – Lo schema del decreto (composto da 15 articoli) “elimina la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza dei ’gravi motivi di carattere umanitario’ e dei ’seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano’”.

La relazione che accompagna il decreto fortemente voluto dalla Lega di Salvini (che presto dovrebbe approdare in Cdm, dopo una riunione dei ministri competenti in calendario domani) parla di una “sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale espressamente disciplinate a livello europeo (nell’ultimo quinquennio, status di rifugiato: 7%; protezione sussidiaria: 15%) e il numero dei rilasci del permesso di soggiorno per motivi umanitari (25%, aumentato fino al 28% per l’anno in corso)”.

La tutela umanitaria “pur essendo stata introdotta nell’ordinamento interno quale forma di protezione complementare e residuale – da utilizzare in ipotesi di eccezionale e temporanea gravità – rappresenta, di fatto, il beneficio maggiormente riconosciuto nel sistema nazionale“, viene spiegato per giustificare il giro di vite.

Tuttavia, “l’abrogazione dell’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari” determina “l’esigenza di individuare e dotare di apposita copertura normativa ipotesi eccezionali di tutela dello straniero”. Esigenze che, recita la relazione, “sono individuate nelle condizioni di salute di eccezionale gravità e nelle situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine che impediscono temporaneamente il rientro dello straniero in condizioni di sicurezza. A tali casi si aggiunge una ipotesi con finalità premiale per il cittadino straniero che abbia compiuto atti di particolare valore civile”.

RIMPATRIO – Il decreto reca inoltre “misure necessarie ed urgenti per assicurare l’effettività dei provvedimenti di rimpatrio di coloro che non hanno titolo a soggiornare nel territorio nazionale, con nuove disposizioni in materia di trattenimento”. 500mila euro per l’anno 2018 e 1,5 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020 – è scritto nella bozza del provvedimento in possesso dell’Adnkronos – saranno destinati al Fondo rimpatri istituito presso il Viminale.

PROTEZIONE INTERNAZIONALE – In materia di protezione internazionale, “si interviene poi per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità che destano allarme sociale” come “le fattispecie base dei reati di violenza sessuale e dei reati di produzione, traffico e detenzione ad uso non personale di stupefacenti, nonché di rapina ed estorsione”.

Fanno parte di questo elenco anche reati come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e gravissime, reato di mutilazione degli organi genitali femminili nonché i reati di furto e furto in abitazione aggravati dal porto di armi o narcotici.

GESTIONE PROCEDURE – “Per assicurare una efficace e più rapida gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale – si legge ancora nella relazione illustrativa del decreto -, si introducono alcune disposizioni intese a contrastare il ricorso strumentale alla domanda di protezione, intervenendo, nel rispetto delle norme europee, sulle domande reiterate al solo scopo di impedire l’esecuzione imminente di un provvedimento di allontanamento o comunque reiterate più volte, pur dopo una decisione definitiva di inammissibilità o di rigetto nel merito”.

“Sempre al fine di ottimizzare e velocizzare le procedure”, si prevede “la possibilità di istituire, presso alcune prefetture, articolazioni territoriali dell’’Unità Dublino’ già operante presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, deputata ad individuare lo Stato UE competente all’esame della domanda ai sensi del regolamento UE n. 604/2013″. Allo scopo di “razionalizzare le risorse impiegate per l’integrazione”, si riservano “esclusivamente ai titolari di protezione internazionale nonché ai minori stranieri non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale attivati nell’ambito del Sistema di protezione”.

CITTADINANZA – Il provvedimento studiato da Salvini introduce anche norme più severe in tema di concessione della cittadinanza alla luce “dell’accresciuta minaccia terroristica internazionale e dei preoccupanti fenomeni di contraffazione dei documenti dei Paesi d’origine prodotti dai richiedenti”.

Tra le misure adottate, il decreto “incide sul riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, che attualmente opera senza limiti di generazione, e che negli ultimi anni ha determinato un incremento esponenziale di domande”, limitando “la trasmissione della cittadinanza ai discendenti in linea retta di secondo grado che possono documentare lo status civitatis italiano del loro ascendente”.

Allo stesso tempo “si provvede a colmare le lacune normative residue in applicazione del principio costituzionale di parità tra uomo e donna, cancellando il trattamento discriminatorio che aveva colpito le donne che avevano perduto la cittadinanza avendo contratto matrimonio con un cittadino straniero, in virtù di disposizioni della legge n. 555/1912 censurate dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 87/1975 e n. 30/1983)”.

REVOCA CITTADINANZA – Sempre in materia di cittadinanza, viene introdotto “l’istituto della revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione”. L’intervento normativo “che mira a consentirne l’allontanamento dal territorio nazionale, altrimenti precluso dall’acquisizione dello status di cittadino italiano, si rende necessario ed urgente nell’ambito delle politiche di prevenzione della minaccia terroristica anche connessa al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters”, sottolinea la relazione.

GIUSTIZIA – Il decreto introduce alcune novità anche sul fronte giustizia. In particolare “si allinea la disciplina prevista per il processo civile a quella già in vigore per il processo penale escludendo che il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio abbia diritto all’anticipazione di spese ed onorari a carico dell’erario quando l’impugnazione è dichiarata improcedibile o inammissibile”. Una misura che mette in atto i propositi più volte dichiarati da Salvini, secondo il quale “bisogna fermare il business degli avvocati d’ufficio che fanno i milioni sulla pelle degli immigrati”.

Ok a ddl anticorruzione, Daspo a vita per i condannati

cms_10168/spazzacorrotti_cdm_fg.jpg

Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge anticorruzione, approvato nel tardo pomeriggio di oggi. Assente al Cdm, a quanto si apprende, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Approviamo prima la disciplina di contrasto alla corruzione, ma lavoriamo alla riforma dei contratti pubblici, alla semplificazione fiscale, al reddito di cittadinanza e alla Fornero”, ha spiegato il premier Giuseppe Conte, intervenendo in conferenza stampa.

Il ddl, ha continuato Conte, è un norma “particolarmente significativa e qualificante delle iniziative di governo, un provvedimento che si inquadra nell’ambito delle riforme strutturali che servono al Paese”. “Vorremmo – ha spiegato ancora – fare ripartire la leva economica del Paese con un ambiente favorevole alla crescita economica e allo sviluppo sociale, ma per essere credibili dobbiamo creare un ambiente di forte contrasto alla corruzione“.

DASPO PER I CORROTTI – “Daspo a vita per chi è stato condannato in via definitiva a una pena superiore a due anni. La misura è prevista con gradualità, per le condanne fino a 2 anni può avere durata da 5 a 7 anni”. Così il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha illustrato una delle norme contenute nel ddl.

AGENTI SOTTO COPERTURA NELLA PA – Il ddl anticorruzione “estende l’uso dell’agente sotto copertura ai reati contro la pubblica amministrazione”, ha spiegato ancora Bonafede.

PENTITI – Nel ddl anticorruzione varato dal Consiglio dei ministri “c’è una norma che riguarda i pentiti: viene data la possibilità a chi corrompe di denunciare il fatto, questo mina alla base i presupposti della corruzione”, ha spiegato ancora il ministro. “Il presupposto – ha spiegato – è che la confessione sia volontaria e su fatti non ancora oggetto di indagine, che i reati non siano stati commessi oltre 6 mesi prima e che entro sei mesi sia restituito il maltolto, che siano fornite informazioni utili alle indagini e che sia esclusa la premeditazione”.

“RIFORMA PRESCRIZIONE ENTRO 2018” – “Non ho mai detto che la riforma della prescrizione sarebbe stata introdotta nel disegno di legge anticorruzione. E’ una riforma necessaria, essenziale, ma è una norma che ha un impatto importante e va di pari passo con investimenti nel settore giustizia. Entro fine anno presenteremo la nostra proposta”, ha aggiunto il ministro della Giustizia.

“Punto di partenza è l’interruzione dopo il primo grado di giudizio, vedremo come articolarla ma – ha assicurato Bonafede – questo non indebolisce il daspo per i corrotti che porta un attacco alla corruzione senza se e senza ma”.

FINANZIAMENTO TRASPARENTE AI PARTITI – “Per anni gli onesti si sono visti scavalcati dai disonesti”, ora “con queste misure diciamo agli onesti che lo Stato è dalla loro parte, stabiliamo un po’ di giustizia sociale”, ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio, parlando in conferenza stampa. “Chi finanzia un partito – ha aggiunto – se lo vuole fare lo deve fare pubblicamente e non si può più nascondere nell’anonimato, non esiste più che la legge dello Stato fa da palo ai partiti, che poi, dopo le elezioni, si sdebitano con chi li ha finanziati”. “Io da elettore saprò anche chi finanzia i partiti, con la terza repubblica cade questo segreto”, ha detto.

Autore:

Data:

6 Settembre 2018