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I PUNTI CHIAVE DELL’INCHIESTA CONSIP

Le indagini sono in atto e le indiscrezioni trapelate lasciano presagire un lavoro complesso, fatto di ricostruzioni che dovrebbero svolgersi – come legge impone – in totale asepsi, al riparo da occhi ed orecchi indiscreti.

Ogni indagine – ricorda l’articolo 329 cpp – è coperta dal segreto che inizia con la notitia criminis e termina nel momento in cui si chiude il procedimento. Ciò al fine di tutelare il corretto andamento dell’attività giudiziaria e la riservatezza delle indagini preliminari. Nei confronti dell’indagato la stessa verrà a cessare nel momento in cui la polizia giudiziaria o il pubblico Ministero pongano in essere un atto garantito.Il segreto d’indagine è tutelato in maniera rigorosa da specifiche norme penali.

Qualora infatti, prima della cessazione del segreto d’indagine, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio divulgassero notizie di cui sono venuti a conoscenza in ragione del proprio ufficio, incorrerebbero nella fattispecie di reato prevista dall’art. 326 del c.p. (rivelazione ed utilizzo di segreti d’ufficio).Precisazione doverosa, avendo la Procura di Roma, a seguito di ripetute violazioni del segreto istruttorio, avviato – secondo quanto si è appreso – un procedimento, al momento contro ignoti.

Chi ha coinvolto l’indagine?

cms_5711/2.jpgLa vicenda è intricata. Tiziano Renzi, il padre dell’ex presidente del Consiglio, è indagato per traffico di influenze.

Emanuele Saltalamacchia, comandante dei Carabinieri della Legione Toscana, è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento in compagnia di Luca Lotti e del comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette.

Il cuore della vicenda è la CONSIP, il cui unico azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il MEF. È la centrale acquisti della pubblica amministrazione e la legge prevede che operi nell’esclusivo interesse dello Stato.

cms_5711/3.jpgL’imprenditore napoletano Alfredo Romeo è indagato per una presunta corruzione nei riguardi del funzionario Marco Gasparri che, secondo gli inquirenti, avrebbe ricevuto consistenti somme di denaro in cambio di preziose informazioni riservate, atte a favorire le società di Romeo nell’assegnazione di alcuni bandi di gara, tra cui quella da 2,7 miliardi di euro, che ha dato il via alle indagini.La difesa considera l’inchiesta frutto di un accanimento nei confronti dell’imprenditore, già indagato per un altro episodio di corruzione, terminato con l’assoluzione della Cassazione. I legali sostengono che l’imprenditore si sia conquistato gli appalti attraverso la semplice proposizione di prezzi vantaggiosi. I dipendenti della “Romeo Gestioni”, da poco usciti dalla tempesta dell’inchiesta precedente, nuovamente in bilico tra incertezza e umiliazione, spiegano in una lettera le loro ragioni: “…noi siamo persone normali e perbene. Siamo tutti assidui, seri e onesti lavoratori, che si dedicano con impegno appassionato e professionale alle proprie mansioni, applicando le regole e le procedure imposte da severi sistemi di certificazione di qualità a livello europeo, riconosciuti alla nostra Azienda. Il nostro lavoro è quotidianamente improntato ad un codice etico rigoroso”.

Data:

7 Marzo 2017