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I tanti punti interrogativi sul caso Luca Sacchi

Non è assolutamente semplice ricostruire uno dei casi di cronaca nera più ingarbugliati degli ultimi tempi. Anche se la questione Luca Sacchi inizia a dare in questi giorni le prime risposte ai numerosi interrogativi legati alla vicenda. Per diversi mesi la dinamica, il movente e le dichiarazioni della fidanzata Anastasiya Kylemnyk hanno suscitato numerosi dubbi sulla morte del giovane romano avvenuta il 23 ottobre scorso. Da un primo resoconto, Luca Sacchi è stato ucciso all’uscita di un pub in zona Appio Latino, mentre cercava di difendere la ragazza da una presunta rapina. Quella sera, durante un litigio concitato, il giovane viene raggiunto da un colpo di pistola alla testa, che risulterà fatale. Come abbiamo già detto, con lui c’era la fidanzata che, a causa dello shock, viene poi portata in ospedale presso il pronto soccorso, in codice giallo. Lei stessa ha dichiarato agli inquirenti: “sono stata strattonata e aggredita da due persone che hanno tentato di rubarmi lo zainetto; e tra l’altro sono stata colpita con una mazza”.

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A quanto pare Luca Sacchi avrebbe reagito per difenderla dagli aggressori, ricevendo in risposta da due malfattori, fuggiti immediatamente a bordo di un’auto, il colpo d’arma da fuoco fatale. Dopo neanche quarantotto ore, precisamente il 25 ottobre, i due giovani, individuati come responsabili dell’omicidio, vengono bloccati dai carabinieri. I nomi indicati dal comando di Roma sono quelli di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, entrambi ventunenni. Le tracce hanno portato a loro grazie alla testimonianza della madre e del fratello di uno dei due, che hanno rivelato agli inquirenti i loro sospetti. Le ipotesi messe in campo dal pm sono svariate, ma inizia a serpeggiare una nuova pista che ha come punto focale l’acquisto di droga. Stando alle prime indiscrezioni del pm di Roma, Del Grosso e Pirino avevano intenzione di consegnare la droga ad un gruppo di amici della vittima, ma le loro reali intenzioni stavano nel rubare uno zainetto da donna contenente circa 2mila euro, senza consegnare la merce. Precisamente, nel decreto di Fermo è così citato: “Mentre Pirino colpiva con una mazza alla nuca della ragazza – intimidendole di consegnare lo zaino – Del Grosso alla reazione di Sacchi esplodeva contro di lui un colpo di arma da fuoco da distanza ravvicinata, in direzione del capo”.

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A complicare di più la ricostruzione degli inquirenti sono stati i racconti di Anastasiya. Infatti, non ha mai accennato né alla droga né ai soldi nello zainetto. Inoltre, un testimone sostiene che non aveva, al momento dell’aggressione, nessun segno di ferita o contusioni varie, mentre un altro smentisce totalmente questa versione. Successivamente, nel mese di dicembre, Valerio Del Grosso, dopo quaranta giorni di silenzio, ha deciso di parlare, fornendo diverse informazioni importanti. Riferisce ai giudici i nomi di Marcello De Propris, che ha consegnato a lui stesso l’arma, e di Giovanni Princi, amico di Sacchi che ha favorito la trattativa tra i gruppi di Casal Monastero e quello dell’Appio, relativo all’acquisto della droga. Lo stesso Princi, gli scorsi giorni, è stato condannato a quattro anni per aver violato la legge sulla droga. Ovviamente questo processo è separato rispetto a quello che vede coinvolta la ragazza e gli esecutori materiali dell’omicidio. Il grande dolore di tutta questa vicenda si riversa anche nella famiglia di Luca: “Voglio che si faccia luce su mio figlio. – dice la madre chiedendo verità e giustizia – Io purtroppo non avrò più una festa, non avrò più un piatto da mangiare con mio foglio, non avrò più niente”.

Data:

23 Giugno 2020