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I VITIGNI AUTOCTONI

Con il termine “autoctono”, derivato dal latino/greco autós = sé, chthón = terra (“stabilito da molto tempo, nativo del suolo”) si identificano quei vitigni che si sono perfettamente adattati al terreno dove sono stati impiantati creando una sinergia con il territorio in grado di generare delle uve che esprimono il meglio soltanto in quei luoghi di origine.

Questi vitigni creano un legame forte con l’ambiente circostante e in qualche modo ne diventano gli ambasciatori. In Italia, grazie ai passaggi di tanti popoli (segnatamente greci, etruschi e all’attività di commercializzazione da parte dei romani), vantiamo molti di questi vitigni autoctoni che hanno anche una grande particolarità: non possono essere coltivati in ambienti diversi perché non darebbero gli stessi risultati e ciò li rende unici e non riproducibili ovunque. Possiamo definirli, a giusto titolo, un esempio di territorialità.

Quante volte ci è successo di degustare un vino e sentire il profumo del mare, della salsedine, del calore del sole… ecco immaginiamo di poter degustare un vitigno autoctono a bacca bianca come il Grillo, prodotto in Sicilia, magari coltivato su terreni a ridosso del mare; se chiudiamo per un attimo gli occhi mentre degustiamo, sembra di essere in quel luogo, sembra di poter assaporare l’aria con tutti i suoi profumi, Se proviamo un vitigno autoctono a bacca nera come il Gaglioppo calabrese è inevitabile sentire la sua forza, il suo vigore, ma anche la sua riservatezza e ricondurlo ad un ambiente carico di storia come la Calabria.

Uva Gaglioppo

Lo stesso possiamo dire degustando un altro vitigno autoctono a bacca nera, il Primitivo, essenza di un territorio che ha dimostrato al mondo intero cosa vuol dire dare i natali ad un vitigno dalle movenze nobili in grado di scaldare i cuori dei suoi estimatori.

Uva Primitivo

Ma non dimentichiamoci del resto d’Italia. In ognuna delle regioni abbiamo degli autoctoni come ad esempio la coda di Volpe in Campania, che con la sua freschezza ed aromaticità ci conquista il palato, nel Lazio con il vitigno Bellone o Cacchione percepiamo un territorio a prevalenza vulcanica con percezioni olfattive di note fruttate e mature, oppure l’Emilia Romagna dove troviamo il vitigno a bacca rossa più conosciuto, il Lambrusco, autoctono da tempo immemorabile che dona gioia e convivialità rispecchiando i valori propri della stessa regione.

Uva Coda di Volpe

Spostandoci più a nord abbiamo il piacere di degustare la Ribolla Gialla, coltivato in Friuli Venezia Giulia fin da epoca romana, è in grado di trasmetterci elegante raffinatezza ed educata compostezza. Il Piemonte da le origini a diversi vitigni tra cui il Nebbiolo, vino a bacca rossa di grande struttura in grado di trasformarsi nel più rinomato “Barolo”, grazie alla maestria di affinamento ed invecchiamento. Passando in Veneto troviamo tre vitigni autoctoni a bacca rossa, la Corvina Veronese, il Corvinone e la Rondinella. Questi vitigni presentano una particolarità… singolarmente sono dei capolavori del territorio, uniti tra loro danno origine al rinomato “Amarone della Valpolicella”, vino di grande struttura, morbidezza ed espressione sincera di una storia millenaria.

Potrei continuare a citarne altri, il nostro Paese è ricco di vitigni autoctoni e invito chiunque alla loro scoperta, senz’altro non sarà deludente e porterà sulle vostre tavole dei momenti di storia vissuta nei vostri ricordi oppure sensazioni legate ai territori di origine che daranno luce alle vostre pietanze. I vitigni autoctoni donano la loro composta evoluzione territoriale ai nostri sensi permettendoci di assaporare la nostra Italia nel proprio bicchiere.

Cos’altro dire?… Buona degustazione!

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Data:

19 Aprile 2022