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Identità! Sostantivo al femminile

Che linguaggio mediatico e sociale è quello in uso quando esso viene rivolto a rendere invisibili le donne, relegandole in vecchi stereotipi di immagine femminile? L’uso del linguaggio riflette e influenza il modo di pensare di agire, èd è anche il principale mezzo di pregiudizio, di discriminazione.

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E’ il riflesso di una nostra cultura ancorata all’egemonia delle forme maschili in un sistema linguistico che mantiene e rafforza concetti e categorie al maschile, mentre dovrebbe essere usato nel rispetto della parità di generi per un effettivo superamento delle disuguaglianze e marginalizzazione tra i due sessi.

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Un linguaggio che riesce a influenzare la nostra cultura; nella stessa misura in cui essa influenza il linguaggio; conseguenza e causa: specchio della nostra società che ad oggi impedisce di declinare al femminile sostantivi che indicano ”i mestieri” delle donne, vittime di una società che interdice nelle professioni nelle cariche sociali, politiche, indicazione di “forme per il genere femminile”.

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L’avvocata o l’avvocato? La notaia o il notaio? La sindaca o il sindaco? La prefetta o il prefetto? O… ancora poco utilizzate e accettate: la ministra o il ministro? La presidente o il presidente? Per non parlare di quelle che identificano le cariche militari: a tutt’oggi inesistenti nelle forme femminili.

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E’ importante riconoscere e superare questi sessismi nel linguaggio e nella comunicazione in quanto sinonimi di una cultura che è ancora in grado di tenere in vita idee ed errati stereotipi di genere. Affermare la parità di trattamento linguistico è inevitabile,scegliendo forme femminili attendibili e di equivalente valore linguistico alle corrispondenti forme maschili:indicazioni compatibili con la “forma”in un’evoluzione “naturale” del linguaggio per evitare ogni forma sessista della lingua italiana.

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La lingua quando “riesce “a condizionare i valori culturali socio-politici di un Paese deve essere cambiata ,perché un uso corretto” contribuisce a liberare ogni individuo indipendentemente dal “genere “ dall’oppressione sociale, liberando da barriere o gabbie culturali.

Data:

22 Novembre 2014