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Il “Bellini”, un’idea tutta italiana che viene da lontano

Chi di voi non ha mai ordinato un buon Bellini cocktail al bancone di un bar o seduto comodamente al tavolino? In qualsiasi parte del mondo questo buonissimo drink colora il tempo libero di tutti coloro che tra un impegno e un altro si ritrovano piacevolmente in compagnia. Pochi sanno però che stanno bevendo un pezzo di storia italiana, un made in Italy che funziona nel mondo, un’idea dal nome alquanto singolare. Un Drink che mette insieme sapori e arte di un’Italia che ha vinto la sfida andando oltre i propri confini.

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Il Bellini cocktail, nato nel 1948 dall’idea di Giuseppe Cipriani, capo barista dell’Harry’s Bar di Venezia è entrato nella classifica IBA (International Bartenders Association),categoria “Sparkling” (dall’inglese “frizzante”).

L’IBA è un’organizzazione internazionale di barman, fondata il 24 febbraio del 1951 nel Saloon del Gran Hotel di Torquay nel Regno Unito, che ha il compito di stilare una classifica internazionale con i Drink di maggior pregio e popolarità. Alcuni esperti ritengono che la diffusione di massa del prodotto sia da ricercarsi nella “spinta” dei molti ristoratori e baristi italiani, che emigrati all’estero dopo il 1948, hanno sponsorizzato il Bellini, facendolo conoscere ai loro clienti. La ricetta originale prevede l’utilizzo di polpa e succo di pesca bianca veronese mescolata al prosecco, ma a causa dell’indisponibilità di polpa veronese in molte parti del mondo, esistono delle varianti con semplice succo di pesca più facilmente reperibile. Ci sono poi le versioni: “Bellini Royal” con Champagne o “Bellini analcolico” con succhi frizzanti o soda al posto del prosecco. Perché un nome cosi originale come “Bellini”? Giuseppe Cipriani intitolò il cocktail da lui inventato in onore del pittore veneziano Giovanni Bellini.

cms_4643/foto_3.jpgLa vicenda narra che il Cipriani rimase colpito da un quadro del pittore che aveva dipinto il mantello di un Santo dello stesso colore rosato del Drink appena inventato e per tale motivo fu scelto il nome “Bellini”. Questo cocktail famosissimo oltre a raccontare nel mondo i prodotti tipici del territorio italiano riesce a portare in giro la storia dell’arte del nostro Bel Paese. Si può dire che involontariamente Giuseppe Cipriani fu protagonista nel 1948 di un operazione di marketing interessante che mise insieme sapori della terra e arte pittorica con i suoi colori e le sue sfumature. Può essere un buon esempio di come l’artigianalità del “food” possa fondersi con l’arte. Vince il prodotto e contemporaneamente il territorio con le sue bellezze artistiche.

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Un made in Italy esportabile in tutto il mondo perché sa coniugare la creatività artigianale locale e l’ idea di fare impresa in una dimensione internazionale. In un sola parola: “glocalismo” che è la tendenza e l’orientamento di chi opera per la tutela e la valorizzazione di identità, tradizioni e realtà locali, pur all’interno dell’orizzonte della globalizzazione.

Data:

5 Ottobre 2016