Traduci

IL CANE NELL’ARTE

Il cane è l’animale più rappresentato nella Storia dell’Arte.

La rappresentazione del migliore amico dell’uomo nell’arte ha origini antichissime: lo ritroviamo già nelle primitive rappresentazioni rupestri.

E ancora: dagli Egizi con il Dio Anubi, alla scultura Mesopotamica; dai vasi Greci alle pitture Romane.

cms_22626/1.jpgAnubi era una divinità egizia – conosciuto come il Dio dei morti – più precisamente era il Dio della mummificazione e protettore dei cimiteri. Era rappresentato come un uomo con la testa di cane (talvolta anche come un cane senza la parte antropomorfa). Il suo ruolo era quello di accompagnare le anime dei defunti nell’aldilà. Alla sua figura è legata “la pesatura del cuore” (o psicostasia): per determinare se l’anima del morto fosse degna di accedere al regno di Osiride, il Dio Anubi ne misurava il cuore ponendolo su di una bilancia e mettendolo a confronto con la piuma di Maat posta sull’altro piatto. Se il cuore del defunto aveva lo stesso peso della piuma, o era più leggero, significava che il defunto aveva vissuto la sua vita virtuosamente e poteva quindi accedere ai campi Aaru. Se invece il piatto della piuma saliva – il cuore del morto veniva mangiato dal mostruoso Ammit e il suo possessore era condannato a restare nel Duat, in eterno.

cms_22626/2_1627185458.jpg

Nell’Impero Romano i cani furono molto diffusi per diverse funzioni. In primis furono impiegati per la caccia, attività molto cara a Romani – ereditata dai Greci -. Ecco che compaiono levrieri e segugi nelle rappresentazioni artistiche dell’attività venatoria. Un secondo impiego del cane – largamente diffuso – era quello del combattimento in battaglia e nelle arene tra i gladiatori – compaiono qui i molossi, possenti cani che ben si prestavano ad affiancare l’uomo sul campo. Oltre ad essere “impiegato” in queste due attività – il cane si guadagna un posto d’onore accanto all’uomo diventando il suo fidato amico. Ed ecco quindi comparire nell’Arte la rappresentazione del cane inteso come compagno, spesso con una valenza simbolica legata alla fiducia e alla protezione.

Dai Romani all’Arte Medievale

cms_22626/3.jpg

Nel Medioevo si rafforza la figura del cane inteso come animale che veglia sul suo padrone. Il cane accompagna anche gli apostoli, i missionari e gli uomini di fede: il cane abbaia al peccato. Il ruolo del cane nell’arte venatoria si consolida – ma si legherà sempre di più alla nobiltà – con le ricercate razze da caccia quali ad esempio i veloci levrieri.

Parlando di rappresentazioni pittoriche di animali non possiamo omettere un grande Maestro del ‘600 come Frans Snyders, allievo del pittore Pieter Brueghel il Giovane e primo maestro di van Dyck. Snyders era un pittore dal talento eccezionale e noi tutti ricordiamo la sua bravura a rappresentare il cane nei suoi dipinti e di scene di caccia.

cms_22626/4.jpg

Questo dipinto è un esempio della sua maestria e noi ci perdiamo ancora oggi ad osservare i dettagli di questo capolavoro.

Tra l’800 e il ‘900

Tra l’Ottocento ed il Novecento nascono diverse correnti artistiche, e il ruolo del cane si rafforza sia come fedele amico dell’uomo sia come amico intimo – quasi come si facesse carico dell’interiorità condivisa col suo padrone: dalla gioia alla malinconia. Il dipinto di Zandomeneghi, famoso pittore impressionista italiano, è di grande dolcezza. Rappresenta un momento familiare e intimo tra un cane e la sua padrona: un momento di coccole.

cms_22626/5.jpg

cms_22626/6.jpg

Si dice che i padroni tendano ad assomigliare ai loro cani (o viceversa?). In questo autoritratto di Ligabue col suo cane sicuramente troviamo una lampante somiglianza fisica: le rughe del volto dell’artista e quelle del muso del cane – le pieghe dei vestiti e la forma del corpo dell’amico Fido. I colori intensi – quasi violenti – enfatizzano questa affinità fisica.

cms_22626/7.jpg

In questo dipinto di Picasso – ci tuffiamo nel Periodo Blu – con un soggetto circense (tema molto caro a Picasso). Malinconia, tristezza, senso di emarginazione. Il giovane ragazzo accarezza la testa del cane che si appoggia alla sua gamba – come se condividesse con lui il suo stato intimo. Un quadro di grande forza, un capolavoro di rappresentazione della comunione di sentimenti uomo-cane.

I cani Umanizzati di Cassius Marcellus Coolidge

cms_22626/8.jpg

Questa ironica opera di Coolidge, noto artista statunitense, che deve sicuramente la sua fama alla fortunata serie di diciotto dipinti raffiguranti cani che giocano a poker. I cani qui sono umanizzati e si “impadroniscono” (per usare un gioco di parole) dei vizi umani: gioco d’azzardo (anche barando) e alcool. Una curiosità: nel 2005, i dipinti A Bold Bluff e Waterloo, furono venduti per ben 590.400 dollari.

Data:

25 Luglio 2021