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IL CASO DELLA TEDESCA VOLKSWAGEN “GREEN”

Il colosso automobilistico con sede a Wolfsburg ammette le proprie colpe e sospende le vendite dei modelli diesel negli Stati Uniti. Si stima che solo negli USA i veicoli coinvolti sono circa 482.000. Lunedì 21 settembre, alla Borsa di Francoforte, il titolo “affondava”. Un calo nelle vendite imprevedibile. Chiusura a meno 18,6%. La mega multa che il gruppo tedesco dovrebbe pagare alle autorità americane dopo le accuse mosse dall’ Epa (Environmental protection agency) sarebbe pari a 37.500 dollari per vettura, oltre 18 miliardi in tutto.

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La truffa attuata attraverso la creazione di un software era tanto semplice quanto efficace e consisteva nel falsare il sistema di controllo delle emissioni durante i test ufficiali. Diversamente, durante l’utilizzo su strada le emissioni risultavano 40 volte superiore agli indici di inquinamento legalmente consentiti. Ci si chiede come mai sia stato possibile scoprire solo ora solo ora “mega” truffa!!

cms_2762/mock_web2014.jpgTutto comincia nel 2014 quando Peter Mock, responsabile europeo dell’Icct (International Council for Clean Transportation), ente no profit indipendente, avvia uno studio sulle emissioni reali dei diesel di ultima generazione, testando su strada i veicoli e confronta i dati rilevati con quelli ufficiali del colosso tedesco. Il rispetto dei parametri di inquinamento americani, in materia di scarichi prodotti dalla circolazione di autoveicoli su strada, hanno indotto Mock, con l’ausilio di un collega, ricercatore americano, ad eseguire su strada ulteriore verifica dei modelli di autovettura già testati e commercializzati negli USA. Identico risultato. L’Icct, informa l’Epa e il California Air Resources Board dei risultati ottenuti. Avviano ulteriore indagine. Il colosso tedesco cerca di “corre ai ripari” dichiarando di aver adottato le misure idonee alla risoluzione dell’accaduto. Non si riesce ad evitare lo scandalo.

cms_2762/image.jpgLe vendite subiscono un calo di 5,04 milioni di auto nuove nel primo semestre del 2015, registrando una flessione “contenuta” (-0,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Alla Volkswagen non viene concessa la certificazione a vendere gli ultimi modelli (i c.d. “model year 2016”) negli Stati Uniti fino alla chiusura degli accertamenti. La Volkswagen ammette di aver progettato ed installato il dispositivo, che grazie ad un sofisticato algoritmo testava il veicolo durante le prove…ed è quanto dichiara l’Epa ai mass media. Il software veniva inserito in 482.000 veicoli venduti in America fra il 2009 e il 2015. Lo scandalo è ora in Europa. Italia, Francia e Germania avviano una loro inchiesta.Il ministro francese delle Finanze, Bernard Sapin, dichiara alla Radio Europe1, che “serve un’inchiesta europea e sarà necessario condurre controlli anche sugli altri costruttori europei”.

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Un ente no profit doveva effettuare i test su strada in luogo delle autorità competenti? Cosa succede in Stati in cui c’è un controllo superficiale rispetto agli USA e all’Europa? A che serve ridurre le emissioni in una parte del mondo se poi in un’altra queste si quadruplicano per mancanza di rigorosi controlli? Toccherà alle case automobilistiche europee subire gli effetti derivanti dal comportamento scorretto di una concorrente che fino a qualche giorno fa era il leader mondiale nelle vendite di veicoli o verrà messo tutto a tacere evitando eventuali class action da parte dei consumatori sempre più arrabbiati.

cms_2762/aereo_con_punto_interrogativol.jpgNon sarebbe né il primo né l’ultimo caso. Qualcuno ricorda il caso Lufthansa e il mistero delle scatole nere rimasto sulle pagine dei giornali per una settimana?? Vi “rinfresco” la memoria. La seconda scatola non è stata ancora ritrovata e la società tedesca ha deciso di assistere con 50 mila euro i familiari delle vittime del disastro aereo causato da un pilota folle che aveva falsato i test psichici.

Data:

26 Settembre 2015