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IL CASO DI TIZIANA CANTONE: QUANDO IL WEB DIVENTA GOGNA

Tiziana Cantone, 31 anni, si è tolta la vita nel pomeriggio dello scorso 13 settembre, impiccandosi con un foulard nello scantinato del suo palazzo a Casalnuovo di Napoli. Alla base del gesto, la profonda sofferenza che da circa un anno la affliggeva: dei video hard, a cui lei si era prestata quasi per gioco, diffusi sul web da alcuni dei suoi amici più fidati. I commenti, spesso insulti gratuiti, a cui era sottoposta quotidianamente, erano riusciti a trascinarla nel baratro della depressione. Aveva richiesto l’immediata eliminazione dei filmati dalla rete, ottenendola solo parzialmente: il giudice aveva disposto, in data 8 agosto 2016, la cancellazione dei video da parte di Facebook e altri social network, condannati a un rimborso di 320 euro nei confronti della giovane. Tale provvedimento non includeva però i siti sui quali i video erano stati caricati, ai quali Tiziana avrebbe dovuto persino versare un indennizzo pari a 20 mila euro per coprire le spese legali.

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La 31enne, che lavorava nel locale di famiglia nel suo paesino natale in provincia di Napoli, si era perciò ritrovata con un pugno di mosche: il tempo passava, la vergogna aumentava. Quei momenti di intimità stavano facendo il giro della rete, sottoposti a facile ironia e duri giudizi. Aveva deciso di trasferirsi in Toscana, chiedendo al tribunale un cambio di identità che avrebbe potuto restituirle una vita normale. Ma così non è stato. Il mondo del web non le ha perdonato una leggerezza trasformata in incubo da amici poco leali. Ha deciso di ergersi a tribunale d’inquisizione, pronto a giudicare le vite degli altri, nascondendosi dietro lo schermo di un computer o di uno smartphone. La frase che Tiziana ripeteva a chi la stava riprendendo (“Stai facendo il video? Bravo.”) era subito diventata virale, mentre la sua esistenza si sgretolava lentamente.

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La verità più amara sta nel fatto che nemmeno la morte della giovane sia riuscita a placare l’empito di cattiveria “virtuale”. Anzi, ha alimentato ulteriori polemiche. Sembra che il contatto con quella tecnologia pensata per accorciare le distanze stia invece azzerando la nostra empatia, rendendoci indifferenti anche dinanzi alla tragica notizia di un suicidio, che meriterebbe di essere accolta con rispettoso silenzio. Le numerose pagine Facebook, sorte per onorare la memoria di Tiziana, sono state invase da haters pronti a scagliarsi con epiteti volgari e turpiloqui di ogni genere contro la defunta, coinvolgendo utenti più o meno noti.

Antonio Foglia, musicista dell’orchestra sinfonica di Palermo, qualche ora dopo la morte della Cantone scriveva sul suo profilo Facebook che, in fondo, Tiziana se l’era cercata, dato che le era piaciuto farsi guardare ora doveva subirne le conseguenze. “Spero che da domani tutte quelle come lei facciano la stessa fine!!! Tutte da un foulard a penzolare!!”, queste le parole a conclusione del testo. Umiliato dall’opinionista Selvaggia Lucarelli e licenziato dall’orchestra, il salernitano si è visto costretto a rimuovere il post, riconoscendo di aver commesso una “bravata” e porgendo sentite condoglianze ai congiunti della giovane.

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“Non voglio insultare Tiziana, ma è stata un po’ fessa. E’ colpa sua.[…] Non puoi fare qualcosa del genere e poi stupirti, e ammazzarti. Le parodie le devi saper accettare”: così ha commentato la tragica notizia il fotografo Oliviero Toscani, in un’intervista al programma radiofonico “La Zanzara”.

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Persino il vicepresidente del Corecom delle Marche, Francesco Capozza, si è lasciato andare a un tweet poco rispettoso nei confronti della protagonista di questa vicenda: “Scusatemi, attaccatemi pure, ma io non posso concepire il suicidio di per sé, ancor meno se una vacca che si fa video hot poi arriva a tanto”. Poi la resa: “Chiedo scusa per il tweet di ieri se ha offeso la memoria di una povera ragazza. Volevo dire, da cristiano, che il suicidio non è soluzione”.

cms_4548/foto_3.jpgAl di là delle polemiche, ciò che resta da fare è chiarire le dinamiche di questa triste storia. Ad oggi, è in corso un’inchiesta della Procura di Napoli per istigazione al suicidio, diffamazione e stalking. La madre di Tiziana punta il dito contro l’ex fidanzato, Sergio Di Paolo, che l’avrebbe plagiata approfittando della sua personalità fragile, costringendola a girare quei filmati. La posizione del ragazzo è da accertare, così come quella di quattro amici. Intanto, considerando l’ormai elevata frequenza degli atti di cyberbullismo, il Presidente della regione Campania ha deciso di istituire un fondo per supportare le vittime di violenza mediatica e proteggere la vita privata dei cittadini.

Data:

17 Settembre 2016