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IL CIBO NELL’ARTE (II^ Parte)

Nel paleolitico gli uomini erano nomadi, si spostavano di continuo, dapprima raccoglitori, mangiavano bacche, radici, frutti selvatici accompagnandoli con insetti, piccoli mammiferi e carogne di animali morti per cause naturali o per aggressioni di altri animali, in questo forse si contendevano la spartizione con le iene.

L’Homo habilis, che è il più antico ominide probabilmente comparso in Africa due milioni di anni fa, utilizzava gli utensili che gli capitavano per uccidere e tagliare a pezzi gli animali, mentre il successivo Homo erectus, che aveva il cervello più sviluppato e una maggiore corporatura divenne propriamente cacciatore, inoltre sapeva creare insediamenti, accendere il fuoco e produrre utensili di pietra.

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Scena di Caccia- paleolitico superiore- grotte di Lascaux- Francia

Con la scoperta del fuoco, l’uomo fa un balzo in avanti, il fuoco riscalda, illumina le notti buie, difende dagli attacchi dei predatori, col fuoco inizia la cottura della selvaggina, dei tuberi, le prime zuppe di vegetali. Oltre a cuocere le carni arrosto vi era l’affumicamento che veniva effettuato in fosse colme di tizzoni ardenti, probabilmente praticavano la bollitura, entro contenitori di corteccia e più tardi dentro ai primi recipienti di ceramica; vi è una migliore nutrizione e una nuova socializzazione con pasti consumati attorno al fuoco, inizia la sacralità del focolare, quando l’uomo si sposta porta con sé anche il fuoco.

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Scena di Caccia- paleolitico superiore- grotte di Lascaux- Francia

Con il fuoco l’uomo può attaccare anche i grossi animali, la caccia si fa in gruppo e nel paleolitico superiore (circa 40.000-14.000 anni fa) l’uomo è ormai specializzato anche nella caccia grossa come testimoniano i dipinti rupestri.

È questo l’Homo sapiens, il nostro antenato, uscito dall’Africa 70.000 anni fa e giunto in Europa 45.000 anni fa; gli studiosi tramite le ricerche sul DNA, hanno appurato che il Sapiens si è ibridato col Neanderthal che viveva in Europa molto prima che arrivasse il nostro antenato. I Neanderthal forse estinti per colpa del Sapiens erano capaci di pensiero​ simbolico, di ‍creare oggetti artistici, seppellivano i morti coi loro utensili e li ornavano di fiori, sapevano cuocere il cibo. Tramite il DNA si è scoperto che chi fra di noi ha ereditato specifici geni di Neanderthal è più soggetto a una forma grave di Covid-19. Il Nobel per la Medicina 2022 è stato assegnato allo svedese Svante Paabo, che tramite l’analisi del Dna dei Neanderthal, ha scoperto non solo che nel nostro genoma sono ancora presenti i geni del Neanderthal ma che 70.000 mila anni anche un’altra popolazione umana, i Denisovani, si sono incrociati con l’Homo sapiens.

Nell’arte preistorica non vi è la rappresentazione del cibo, bensì vi è l’approvvigionamento come rito scaramantico e propiziatorio oppure come testimonianza di atti eroici, infatti l’uccisione di grossi animali come mammut e bisonti, significava riserva di cibo.

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Scena di Caccia- paleolitico superiore- grotte di Lascaux- Francia

Con il neolitico e la nascita delle prime civiltà, si passa alla coltivazione delle piante e all’allevamento degli animali, comparvero i cereali come l’avena, il miglio, l’orzo, il frumento le leguminose come fave, piselli, lenticchie, ceci e i derivati del latte, l’uomo non conosceva ancora il pane ma era in grado di preparare delle farinate e delle polente.

Con la diffusione dell’agricoltura si hanno scorte e riserve di provviste così vi è un forte e costante aumento delle nascite, nascono villaggi sempre più estesi nascono le prime civiltà, quali gli egiziani e i sumeri… inizia così la storia del cibo cotto e delle sue prelibatezze che iniziali e ignoti artisti hanno raffigurato.

(Continua)

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La prima parte al link:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(I%5E_Parte)_32186.html

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Data:

30 Ottobre 2023