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IL CIBO NELL’ARTE (IX^ Parte)

La “Tomba del tuffatore” è una rara testimonianza di pittura greca, in ambito greco esistono molti vasi istoriati, ma non pareti dipinte. Fu rinvenuta nel 1968, in Campania a circa due chilometri dall’antica città di Poseidonia, l’odierna Paestum e oggi conservata al Museo archeologico nazionale di Paestum.

È una tomba a cassa rettangolare, databile tra il 480 e il 470 a.C., realizzata in cinque parti decorate ad affresco, che conteneva i resti di uno scheletro che si è polverizzato al momento dell’apertura; la sepoltura prende il nome dalla lastra di copertura che raffigura un giovane uomo nell’atto di tuffarsi da un pilone-trampolino, colto elegantemente, quasi fotografato durante il volo.

L’interpretazione degli studiosi non è concorde, qualcuno la ritiene come una scena di vita con un rituale magico, altri che il tuffo sarebbe una prova di coraggio, un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, tuttavia è solitamente ritenuta come l’immagine di un viaggio verso la morte, un giovane che si tuffa verso l’ignoto, rappresentato dall’acqua, che allude al mondo dei defunti, il tuffo quindi rappresenterebbe il passaggio dalla vita alla morte.

Se l’interpretazione è questa, la tomba ha anche un’influenza etrusca, perché l’uso di immagini nelle sepolture, era assai insolito per i greci.

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Tomba del tuffatore- 480-470 a.C. circa-Museo archeologico nazionale di Paestum

Sulle altre quattro lastre, sono rappresentate scene tradizionali di simposio, le immagini richiamano le stesse tipiche della coeva ceramica attica a figure rosse, la preparazione del vino, il cottabo, l’amoreggiare, il komos (imitava il corteo scollacciato di Dioniso: dopo un simposio, i partecipanti compivano un giro per la città, con canti, balli e suoni di flauti)

Nel banchetto dopo aver mangiato la carne tagliata in piccoli pezzi, si serviva il formaggio, accompagnato da cipolle, olive, lenticchie e aglio, quest’ultimo non mancava mai, terminando coi fichi; il tutto si piluccava elegantemente con due dita che forchetta e coltello non esistevano; gli inservienti ripulivano gli ambienti mentre gli invitati si rinfrescavano, si lavavano le mani, si inghirlandavano e poi iniziava il simposio che poteva essere argomentativo e intellettuale, ma nel caso della “Tomba del tuffatore” è dedicato al gioco, allo scherzo, alla musica, all’amore, si fa festa perché il giovane amico morto intraprende il viaggio verso la morte, che qui è appunto vista come un viaggio e non una fine.

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Tomba del tuffatore- Simposio-480-470 a.C. circa-Museo archeologico nazionale di Paestum

Le lastre più lunghe raffigurano dieci uomini inghirlandati, stesi sulle klinai, i tipici letti triclinari, intenti ad amoreggiare, a giocare a cottabo, le scene paiono un festeggiamento, infatti nell’immagine sopra, gli invitati sono divisi a coppie tranne uno che sta offrendo una coppa di vino a qualcuno che sta arrivando … il defunto.

Le due coppie, quella al centro sta giocando a cottabo, che consisteva nel colpire un bersaglio, un piatto o un vaso, con il vino rimasto sul fondo della coppa, l’altra coppia sta amoreggiando guardandosi intensamente negli occhi.

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Tomba del tuffatore- Simposio-480-470 a.C. circa-Museo archeologico nazionale di Paestum

In questa altra lastra l’invitato “solitario” porge con la destra una lira al defunto che sta arrivando oppure la sta suonando lui? Il riferimento potrebbe essere a Orfeo e alla sua discesa nel regno dei morti per portare indietro con sé, di nuovo alla vita l’amico defunto, infatti nell’altra mano l’invitato “solitario” ha un uovo, che esprime una nascita-rinascita. Mentre la coppia al centro sta bevendo e conversando, a sinistra uno sta suonando e l’altro è in posizione estatica… con musica e vino si tenta di essere più vicini al defunto.

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Tomba del tuffatore-Preparazione del vino per il simposio- 480-470 a.C. circa-Paestum

Sulle lastre più corte, in una troviamo un giovane coppiere che si allontana dal cratere in cui il vino è stato mescolato con la quantità di acqua decisa dal simposiarca, nell’altra un uomo col manto e un giovane nudo preceduto da un suonatore di aulos, sfilano in una specie di komos, il corteo rituale dionisiaco accompagnato da danze e canti che dava il via libera ai divertimenti e ai bagordi conviviali.

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I partecipanti al komos venivano chiamato comasti e comastiche è sinonimo di orgiastiche. È probabile che l’uomo ammantato rappresenti Dioniso mentre il giovane al centro sia il defunto che partecipa al komos in un delirio mistico, rappresentato dal simposio, in modo da afferrare la scintilla primordiale e istintuale e da lì poter rinascere a una nuova vita.

(Continua)

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(I%5E_Parte)_32186.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(II%5E_Parte)_32282.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(III%5E_Parte)_32352.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(IV%5E_Parte)_32427.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(V%5E_Parte)_32505.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(VI%5E_Parte)_32580.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(VII%5E_Parte)_32660.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(VIII%5E_Parte)_32738.html

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Data:

18 Dicembre 2023