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IL CIBO NELL’ARTE – XIV^ Parte

Nel precedente articolo abbiamo visto che lo stacco che differenzia la mensa del ricco e del povero per qualità si ha in epoca carolingia, attorno al IX secolo, coi disboscamenti realizzati per aumentare gli spazi coltivati; il bosco ridimensionato che sino ad allora tutti usavano per cacciare o pascolare animali e per trarne importanti risorse alimentari divenne riservato solo all’uso dei potenti; la selvaggina diventò un’esclusiva delle mense dei signori, un vero e proprio status symbol e fu l’inizio della ricerca di gusti nuovi, di altre ‘altezze gerarchiche e gastronomiche’.

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Miniatura del XV secolo- Una mensa dei ricchi e una dei poveri- Getty Museum- Los Angeles

La carne era la più amata e desiderata pietanza sia per i ricchi che per i poveri, in quanto era ritenuta essenziale sia per il fisico che per le capacità cognitive, d’altronde sembra che nell’evoluzione dell’uomo la carne e la cottura dei cibi (soprattutto per la selvaggina che è carne molto dura) sia legata alle maggior dimensioni corporee e all’encefalizzazione sia quantitativa che qualitativa.

I poveri la vedevano assai poco sulla loro tavola, e per non perdere nulla delle proprietà nutritive la mangiavano bollita e ne gustavano poi anche il brodo, mentre sulle tavole delle classi privilegiate vi era l’arrosto, vi ricordate? Fino a poco tempo fa era esclusivamente solo un piatto domenicale.

L’arrosto era nel Quattrocento il piatto forte delle mense dei ricchi e degli aristocratici, sembra che sia stato inventato alla corte inglese e probabilmente è vero visto che tutt’oggi il roast beef assieme a the queen è un qualcosa che ci fa pensare subito all’Inghilterra.

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Miniatura- Jehan de Wavrin- Festa reale di re Riccardo II-1470-1480

Nel tardo medioevo tornarono in voga i banchetti lussuosi, con molti invitati e numerose portate, ricercatezza del menù e tavola imbandita con ricche stoviglie, con offerta di divertimenti e di spettacoli.

Erano talmente sfarzosi che occorsero leggi suntuarie per tenere a freno i nuovi ricchi che si mettevano in competizione, cercando di esautorare la corte… la tavola era uno strumento di potere e di prestigio economico e sociale se non era esclusiva non era più un mezzo idoneo per la supremazia.

Le leggi suntuarie ponevano dei limiti anche sugli alimenti; ad esempio, a Bologna si proibì il biancomangiare, un piatto a base solo di ingredienti bianchi che simboleggiava la virtù e la nobiltà e a Venezia si proibì di avvolgere la carne in foglia d’oro.

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Banchetto di Alessandro Magno- manoscritto del XV secolo- Borgogna

(Continua)

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(I%5E_Parte)_32186.html

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Data:

29 Gennaio 2024