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IL CIBO NELL’ARTE – XV^ Parte

Nel medioevo, l’arte casearia venne sviluppata tra il XII e il XIII secolo nei conventi, sebbene il formaggio all’inizio fosse consumato solo dai poveri, alla fine del quattordicesimo secolo venne apprezzato anche sulla mensa aristocratica, soprattutto pecorino e parmigiano, mentre sulla tavola plebea erano molto diffusi ricotta e burro irrancidito.

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Miniatura-Preparazione della ricotta- XVsecolo- Bibliothèque Nationale- Parigi

Oltre al latte e ai formaggi, erano molto apprezzate le uova, sia per la preparazione di pasta, dolci e torte sia come cibo per i poveri che compensavano così la mancanza della carne.

Molto in uso era la carne di maiale e di cinghiale che poteva essere conservata a lungo utilizzandola per gli insaccati, che erano chiamati salumen da cui il termine “salumi”, anche la carne degli animali da cortile, come polli, agnello, montone, oca, anatra era utilizzata, mentre poco diffusa era quella bovina perché i buoi erano considerati troppo preziosi in quanto erano “strumenti” di lavoro; il pesce era soprattutto di acqua dolce e veniva conservato in barili sotto sale.

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Miniatura- Vendita del formaggio- XV secolo

Le spezie venivano importate e perciò erano molto costose, erano per la tavola dei ricchi; il pepe nero era la spezia più economica, lo zafferano la più costosa; lo zucchero pure era considerato una spezia ed aveva un prezzo assai elevato, sostituì il miele, che sino ad allora era l’unico dolcificante; i poveri insaporivano con le erbe aromatiche, come salvia, prezzemolo e menta.

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Miniatura- Livres dou Santè (Libro della salute) – manoscritto del XIII secolo- British Library- Londra

Il vino era la bevanda per eccellenza, seguiva l’agresto un vino fatto con l’uva acerba, quello dei poveri era di bassissima qualità, sovente non era altro che una specie di aceto che veniva annacquato… e già l’annacquare era mal visto dai ricchi perché l’acqua spesso era inquinata ed era considerato nocivo il berla.

Nella miniatura del Libro della salute del XIII secolo, il monaco raffigurato è un cellario, cioè l’addetto alla cantina e alla mensa, ha le chiavi e quindi solo lui ha l’accesso alla cantina, deve vigilare affinché nessuno si appropri del vino, sta riempiendo una brocca da portare in tavola ma intanto ne approfitta per una bevuta di nascosto.

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Scuola Medica Salernitana- Miniatura del Canone di Avicenna

Il cibo come “migliore medicina” o “peggior veleno” secondo a cosa e quanto si mangia era un concetto degli antichi, anche la Scuola medica salernitana, la più importante istituzione medica dell’Europa medievale, nata nel IX secolo e promossa da Federico II, era di questo avviso.

Alcune ricette contenute nel “Regimen Sanitatis Salernitanum”, il più famoso trattato prodotto della Scuola: “Dopo ogni uovo, bevi un altro bicchiere di vino. Nobile erba è la ruta, perché rischiara la vista. Le uova fresche, i brodi sugosi e i vini generosi con una semplice focaccia danno molta forza al corpo. Malva e ruta nel bicchiere ti faranno sicuro il bere, se aggiungi un fiore di rosa calmerai la passione d’amore. La carne di vitello è quella più nutriente. Le prugne sono rinfrescanti, utili e purganti. Se vuoi dormire bene, mangia poco la sera. Se vuoi restare sano lavati spesso le mani.”

Se alcune prescrizioni possono risultare un po’ strane, le ultime tre che ho elencato mi sembrano veritiere tutt’oggi e quest’ultima che propongo la trovo assai obbiettiva anche se l’animo sereno non è facile da ottenere… Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose: l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta.

(Continua)

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(I%5E_Parte)_32186.html

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Data:

5 Febbraio 2024