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IL CIBO NELL’ARTE – XVI^ Parte

Très Riches Heures è un codice miniato capolavoro della pittura franco-fiamminga del XV secolo, è un libro d’ore che fu commissionato ai fratelli Limbourg dal duca Jean de Berry e conservato oggi nel Musée Condé di Chantilly; un libro d’ore è un piccolo libro devozionale di preghiere, salmi, testi religiosi che si usava nelle funzioni religiose.

Il codice ha una parte destinata ai salmi e alle preghiere e un’altra parte di racconto visivo, 12 miniature a tutta pagina, le quali raffigurano i Mesi e i lavori stagionali oppure gli svaghi e i banchetti dei nobili, ogni foglio rappresenta la scena sotto una lunetta con il segno zodiacale del mese.

I colori sono vividi e luminosi le scene sono minuziose nei dettagli e allo stesso tempo di ampio respiro, hanno una raffinata linea tipica del Gotico Internazionale, pur avendo un’atmosfera fiabesca ci riportano come scrive Umberto Eco, un documento cinematografico, una macchina visiva che ci racconta la vita di un’epoca. Nessun film potrà mai eguagliare la fedeltà, il fulgore, la toccante bellezza di questa ricostruzione.

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Il mese di gennaio, raffigura un grande banchetto nel castello del duca Jean de Berry, che indossa un brillante abito blu con colbacco di pelliccia, si notino due piccoli cagnolini che mangiano sulla mensa, mentre un levriero bianco è accudito da un addetto al pasto dei cani. All’estrema destra della tavola è raffigurata una grande saliera in oro a forma di nave, menzionata negli inventari di corte come “le salière du pavillon”. Nel Medioevo la saliera rappresentava il potere e l’autorità, veniva posta in modo quasi sacrale accanto ai feudatari o ai sovrani, spesso in forma di nave per ricordare l’origine marina del sale; l’importanza simbolica della saliera proseguì per tutto il Cinquecento e poi decadde, la più famosa fu quella creata da Benvenuto Cellini per il re di Francia Francesco I.

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Nel mese di Febbraio, è immortalato il clima invernale con le contadine al riparo di una tettoia che si sollevano le gonne per scaldarsi al fuoco (notate come sono più sguaiate le domestiche, a gambe larghe con le cosce scoperte, diversamente dalla padrona di casa in primo piano che alza solo un poco le gonne) mentre un contadino s’avvia verso il borgo con il mulo carico di merci probabilmente per venderle, un altro sta potando gli alberi; accanto alla casa, dei barili forse pieni di pesce sotto sale, l’ovile, il granaio e dei volatili che beccano il mangime, questa scena idilliaca di contadini ben pasciuti forse era per i più fortunati, probabile che il duca de Berry volesse fare intendere che nei suoi territori vivevano bene sia i signori che la popolazione.

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Nel mese di marzo troviamo i contadini assai indaffarati, in primo piano l’aratura con i preziosi buoi, più indietro la potatura e la concimazione delle viti, la semina dei cereali e più in fondo il pastore col gregge. Particolare curioso è un drago alato che volteggia sul castello: Il mondo medioevale era pieno di paura, per la miseria, la fame, le malattie, la peste e per gli eventi naturali che spesso si imputavano a dei mostri, ad esempio la comparsa di una cometa, oppure di un fulmine, veniva descritto come l’apparizione di un drago o di un gigantesco serpente oppure se pioveva sabbia rossa dal deserto si pensava che il cielo sanguinasse.

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Aprile ci mostra il rito del fidanzamento, con un gruppo di aristocratici riccamente vestiti, con lo scambio degli anelli; fra i nobili l’età adatta al matrimonio era quello dell’adolescenza, le fanciulle a 12-13 anni si trasferivano a casa del futuro marito per apprendere le consuetudini della nuova famiglia. Gli alberi verdeggiano, in un laghetto due barche di pescatori e sulla destra un giardino chiuso con delle piante in fiore.

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Il mese di maggio raffigura la tradizionale passeggiata a cavallo del 1° maggio con i cavalieri e le dame che recano sulla testa o intorno al collo fronde di alberi, rievocano l’antico modo di dare il benvenuto alla primavera; un rito che si è tramandato sino a noi tramite sagre e feste tradizionali. Si noti la raffinatezza del verde dei tre abiti e delle tre bardature dei cavalli, era chiamato verde allegro, doveva essere brillante come la natura rigogliosa di maggio, nelle corti si regalavano alle dame costose vesti verdi che erano chiamate livrea di maggio.

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Nel mese di giugno in primo piano è raffigurata la fienagione, gli uomini con la falce per il taglio e le donne che rastrellano e formano i mucchi, una tecnica che si è ripetuta a lungo sino a non molto tempo fa, qualche nostro nonno o bisnonno certo ricorda l’ansia di fare presto, perché l’erba tagliata veniva lasciata sparpagliata per l’essicazione, (si noti nell’immagine che l’erba rastrellata è più chiara che quella viva, come è ben diversificato, dal diverso tono di verde, il prato tagliato da quello intonso ) poi rastrellata in covoni e poi finalmente messa al riparo, si temeva sempre l’arrivo della pioggia che avrebbe vanificato la fondamentale essicazione.

(Continua)

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(I%5E_Parte)_32186.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_CIBO_NELL%E2%80%99ARTE_(II%5E_Parte)_32282.html

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Data:

12 Febbraio 2024