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IL CIRCOLO VIZIOSO

Ci sono le aberrazioni dell’umanità e ce ne sono tante altre della vita quotidiana, che in maniera apparentemente impercettibile, escludono vieppiù dalla vita sociale sempre più persone.

Quando si cerca di fare chiarezza su ciò che fa scattare certi meccanismi di lievitazione dei prezzi, vien fuori un sapiente scaricabarile che, alla fin fine, lascia la domanda senza una risposta chiara.

E la specifica domanda entrerà a far parte del plafond delle domande stupide o inutili.

Come fa un arancino a costare sei euro e venti?

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Non è un errore, è proprio scritto sul talloncino. Compresa la boutade dei 20 centesimi.

Com’è possibile che 50 grammi di riso, passati leggermente in una salsa e fritti per pochi minuti possano arrivare a costare così tanto?

La gestrice, alla mia domanda, mi ha guardato con disprezzo, come si guarda un malato di mente che dice parole senza senso.

E ha proseguito nel suo lavoro di vendere i suoi prodotti alimentari come pezzi di una gioielleria.

Seppur negato per la matematica, ho fatto un rapido calcolo: quegli arancini costavano 120 euro al kg.

L’oreficeria, ehm, la rosticceria è l’unico luogo dove è possibile mangiare qualcosa all’aeroporto di Trieste.

Chi ha sparso la voce che gli aerei li prendono solo le persone ricche?

Se ci sarà bisogno di un elenco delle categorie di persone che usufruiscono dei voli aerei, lo produrrò. Ma anche i lettori possono trovarne qualcuna.

Quindi chiunque arrivi e non abbia provveduto a portarsi dietro qualcosa da mangiare, è costretto a svenarsi.

Non è finita qui.

Si arriva al controllo che permette l’accesso ai gate.

C’è un grande bidone dove giacciono decine di bottigliette di acqua minerale semi piene e comunque mai vuote.

Quindi se si ha dell’acqua, prima di passare dal metal detector, bisogna gettarla lì.

Ovviamente questo non è solo il caso dell’aeroporto di Trieste, ma in questa bellissima città, l’immagine dell’assurdità è più evidente perché esattamente 5 metri più in là c’è un negozio duty free con centinaia di bottiglie d’acqua negli scaffali.

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E mezzo litro d’acqua costa due euro. Alla faccia dell’esentasse.

Allora un’altra domanda stupida sale al mio cervellino: che senso ha questo spreco?

Non oso chiederlo lì per non subire lo stesso trattamento da neurodisabile di prima.

Chiamo poi un amico che lavora in un altro aeroporto per chiedergli spiegazioni.

Lo so che è da anni che va avanti questa storia, ma l’immagine della vicinanza bidone/scaffale di quel posto mi rende inevitabile cercare una risposta.

Sembra che il motivo sia che quella potrebbe non essere acqua ma una sostanza chimica o qualcosa che può servire comunque ad azioni di violenza.

Ringrazio e chiudo la chiamata.

Stavolta la domanda la faccio a me stesso: ma il problema non si risolverebbe se ognuno, prima di portar dentro la sua bottiglietta, ne prendesse un paio di sorsi?

Si, per dimostrare che è acqua.

Ma dopo questa domanda se ne aggiunge un’altra e la cosa si fa preoccupante.

Ma io sono più intelligente di chi fa le leggi, di chi dirige gli aeroporti e di chi è addetto a tutelare la nostra incolumità?

Quanto mi piacerebbe se tra i lettori ci fosse qualcuno che possa tirarmi giù da questo piedistallo di presunzione!

Data:

10 Giugno 2023