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IL CONSIGLIO D’EUROPA

Proprio nella settimana della Memoria, un rapporto del Consiglio d’Europa (che, contrariamente al Consiglio Europeo, è un’organizzazione internazionale, non legata alle istituzioni UE, e conta 47 Stati membri) ha gettato una triste ed inquietante ombra sull’operato politico italiano.

Nel testo presentato a Strasburgo, che tutti i rappresentanti politici italiani hanno tentato inutilmente di emendare, si registra un “aumento dei discorsi d’odio da parte dei politici: atteggiamenti razzisti, xenofobia e posizioni anti-Rom, specie sui media e su Internet”.

Sul tema dei Rom, il Comitato per i diritti sociali del Consiglio ha sospeso il giudizio su quanto fatto dall’Italia per rimediare alle violazioni della Carta sociale europea riscontrate tra il 2005 e il 2010. Pare, infatti, che non ci siano ancora informazioni sufficienti per poter concludere che ci sia stato un miglioramento per i nomadi riguardo condizioni di vita, accesso all’alloggio e protezione dalla “propaganda razzista e ingannevole indirettamente permessa o direttamente pronunciata dalle autorità”.

Ulteriore preoccupazione è espressa per la chiusura dei porti italiani ai migranti, e le politiche governative di ostacolo al lavoro delle Ong. Si parla addirittura di “messa a rischio di vite umane e violazione di norme umanitarie fondamentali”.

Tuttavia, nel rapporto si trovano anche degli apprezzamenti su quanto finora fatto per allinearsi con gli standard dell’organizzazione. Tra questi, ad esempio, la fine delle politiche di respingimento.

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Oltre che il razzismo, nel rapporto vengono trattati altri temi caldi come la libertà dei media, la giustizia e la corruzione. Si registra soddisfazione per la riforma della Rai, ma si chiede anche di affrontare la questione della concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione e rafforzare la libertà dei media, partendo da una depenalizzazione del reato di diffamazione.

Riguardo la giustizia, il relatore ha valutato positivamente le riforme della giustizia penale, inclusa l’estensione della prescrizione. Bisogna, però, intervenire sull’uso eccessivo della detenzione preventiva e sulla (ormai cronica) lentezza della giustizia.

Secondo l’Assemblea, purtroppo, la corruzione in Italia “rimane diffusa e legata al riciclaggio e al crimine organizzato di stampo mafioso, il quale esercita una forte presa sulla politica italiana”.

I delegati italiani hanno mostrato indignazione, definendo le accuse presenti nel testo “scandalose e inaccettabili”.

“Questo è un atto d’accusa all’Italia da parte di un organismo che non ha fatto nulla in questi anni in materia migratoria e adesso punta l’indice contro il nostro Paese con una relazione sprezzante e fuori dalla realtà, in cui addirittura si accusa l’Italia di ’antiziganismo’ e si chiede alle autorità italiane di prestare maggiore attenzione alle questioni dei rom, definiti vittime di pregiudizi e stigmatizzazioni. Per cui l’Italia è uno Stato di razzisti e mafiosi. Ancora più inaccettabile e scandaloso è il fatto che tutti gli emendamenti per correggere o cancellare questi passaggi, emendamenti presentati da tutti i parlamentari italiani presenti nella delegazione al consiglio d’Europa, siano stati respinti dal relatore. Non lo possiamo accettare e a questo punto ci domandiamo che senso abbia la presenza della delegazione italiana in questo organismo e che senso abbia lo stesso Consiglio d’Europa”.

Bisogna, però, sottolineare che il testo approvato non causerà interventi penali diretti contro lo Stato italiano, il che significa che, piuttosto che infuriarsi, sarebbe probabilmente costruttivo riflettere e mettere in atto politiche convincenti affinché il prossimo rapporto possa descrivere positivamente l’andamento della nostra Nazione su temi di così grande importanza.

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Data:

26 Gennaio 2019