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IL CORONAVIRUS TRA FINZIONE E REALTA’

L’emergenza continua e non accenna a fermarsi. La paura persegue imperterrita nel suo serpeggiare e nello scatenare veri e propri deliri di massa. Si prendono tutte le precauzioni, si studiano metodi e perfino ci si richiude in casa, convinti che il mostro che lentamente divora dall’interno non possa nuocere.

Ecco, la paura. È questa la leva utilizzata dagli hacker per violare il web. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: accessi remoti, compromettere utenze, frodare e sottrarre dati sensibili. La sirena d’allarme che suona è l’improvviso aumento sconsiderato di mail in cui vengono “avvertiti” gli utenti riguardo il coronavirus.

L’attacco avviene sotto forma di allegato alla posta elettronica, in cui vi è un malware” (codice maligno che attacca i dati, ndr). Questa è la spiegazione data da Guido Milana, esperto di cyber-security (o sicurezza digitale) e partner di Soft Strategy, che dà anche istruzioni su come difendersi: ci si deve accertare dell’identità del mittente verificandone l’indirizzo e non bisogna rilasciare informazioni personali, né tantomeno obbedire ciecamente alle cosiddette “richieste di emergenza” (ad esempio quelle di denaro) riconducibili al coronavirus.

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Mentre le vittime e i contagi aumentano a vista d’occhio, dalla Cina arrivano notizie tutt’altro che positive. Ai ricoveri si aggiunge quello di Li Wenliang, il medico 34enne che per primo lanciò l’allarme (intorno il 30 dicembre). All’epoca venne screditato dalle autorità e perfino arrestato insieme a sette colleghi per poi venir riabilitato dalla magistratura, diventando un simbolo.

L’oftalmologo, ora ricoverato in terapia intensiva, osservò il diffondersi del virus presso un mercato ittico locale, dove vide una decina di persone soffrire di SARS (la Sindrome Respiratoria Acuta Grave). Spiegò che, secondo lui, poteva essere un coronavirus, principale causa di questo tipo di disturbi. Inutile dire che aveva pienamente ragione.

Purtroppo la questione gli scivolò dalle mani quando mandò un messaggio di avvertimento ai suoi colleghi sulla popolare applicazione di messaggistica cinese WeChat, pregandoli di avvertire i loro cari. Fu accusato di diffamazione dalla polizia e dal governo, preoccupati di non far cadere Wuhan nel panico piuttosto che informare la popolazione a dovere.

Il 10 gennaio, poi, l’evento che avrebbe voluto con tutte le sue forze evitare: trattando un paziente infetto iniziò a tossire per poi veder salire la temperatura corporea il giorno successivo. Nel giro di ventiquattro ore viene definitivamente ricoverato, risultando cinque giorni fa positivo al virus.

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Questo fiume in piena ha travalicato i suoi argini, nutrendosi della paura della gente. Moltiplicando le risorse e gli sforzi, tuttavia, si potrebbe evitare quella che rischia di divenire una catastrofe mondiale di proporzioni inaudite.

Data:

6 Febbraio 2020