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IL CREDITO DOMESTICO AI PRIVATI

cms_31534/0.jpegLa Banca Mondiale calcola il credito domestico al settore privato in percentuale del prodotto interno lordo Il credito domestico al settore privato si riferisce alle risorse finanziarie fornite al settore privato dalle società finanziarie, ad esempio attraverso prestiti, acquisti di titoli diversi dai titoli di capitale e crediti commerciali. Per alcuni paesi il credito domestico al settore privato include anche il credito alle imprese pubbliche. Le società finanziarie includono le autorità monetarie e le banche di deposito, nonché altre società finanziarie per le quali sono disponibili dati. Esempi di altre società finanziarie sono società di leasing, prestatori di denaro, società di assicurazioni, fondi pensione e società di cambio. I dati analizzati fanno riferimento al periodo tra il 2013 ed il 2021. Sono stati presi in considerazione soltanto i paesi aventi una serie storica completa nel periodo analizzato.

Ranking dei paesi per valore del credito domestico nei confronti del settore privato in percentuale del prodotto interno lordo nel 2021. La Croazia è al primo posto per valore del credito domestico in percentuale del PIL con un valore pari a 399,30%, seguita da Hong Kong con un valore pari a 259,47%, Macao SAR con un valore pari a 236,46%, Stati Uniti con un valore pari a 216,33%, e Giappone con un valore pari a 194,09%. A metà classifica vi sono il Kenya con un valore pari a 31,12%, seguito dal Guyana con un valore di 30,82%, dal Senegal con un ammontare di 29,85%, Burkina Faso con 29,42%, Bielorussia con un ammontare di 29,17%. Chiudono la classifica il Congo Dem. Rep. con un valore di 7,22%, seguito dallo Zimbabwe con un valore di 6,99%, dal Sudan con un ammontare d i 6,62%, e dalla Sierra Leone con un ammontare di 0,01%. Nel 2021 in media circa il valore del credito domestico in percentuale del Pil è stato pari al 61% per i paesi considerati.

Ranking dei paesi per valore della variazione percentuale del valore del credito domestico in percentuale del PIL tra il 2013 ed il 2021. L’Uzbekistan è al primo posto per valore della variazione percentuale del credito domestico in percentuale del PIL con un valore paria 281,87%, seguito da Macao con 278,08%, Cambodia con un valore di 219,65%, Qatar con 208,34%, South Sudan con un valore di 142,55. A metà classifica vi sono il Togo con un ammontare di -3,83%, seguito dall’Islanda con un ammontare di -4,66%, dal Pakistan con un valore di -4,74%, dal Benin con un valore di -5,27%, da ST Vincent and the Grenadines con un valore di -5,35%. Chiudono la classifica la Grecia con un valore di -51,86%, seguito dallo Zimbabwe con un valore di -62,69%, Cyprus con un valore di -63,31%, Ucraina con un valore di -66,68%, Irlanda con un valore di 73,31%. Tra il 2013 ed il 2021 il valore del credito domestico in percentuale del PIL in media per i paesi considerati è passato da 57,6% fino ad un valore di 61,27% ovvero una variazione pari a +6,22%.

Clusterizzazione con algoritmo k-Means ottimizzato con il metodo di Elbow. Di seguito viene presentata una clusterizzazione realizzata mediante l’utilizzo dell’algoritmo k-Means ottimizzato con il metodo di Elbow. Il metodo di Elbow è un metodo grafico per individuare il numero ottimale di clusters in connessione all’algoritmo k-Means. Vengono quindi individuati quattro diversi clusters.

  • Cluster 1: Ucraina, Belize, Lettonia, Perù, Filippine, Paraguay, Kosovo, Serbia, Bangladesh, Lituania, Giamaica, Cisgiordania e Gaza, Indonesia, Brunei Darussalam, Ungheria, Albania, Trinidad e Tobago, Nicaragua, Ecuador, Tonga, Guyana, Maldive, Botswana, Guatemala, Messico, Sierra Leone, Kenya, Sud Sudan, Isole Salomone, Congo Dem. Rep., Suriname, Moldavia, Uzbekistan, Romania, Malawi, Sudan, Zimbabwe, Togo, Iraq, Senegal, Ciad, Guinea, Egitto, Haiti, Bielorussia, Repubblica Dominicana, Niger, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Nigeria, Uruguay, Tagikistan, Madagascar, Algeria, Rep. Congo, Mali, Timor Est, Uganda, Kirghizistan, Libia, Papua Nuova Guinea, Ghana, Comore, Pakistan, Zambia, Burundi, Gibuti, Costa d’Avorio, Ruanda, Benin, Micronesia, Swaziland, Lesotho;
  • Cluster 2: Tailandia, Cina, Giappone, Danimarca, Norvegia, Corea del Sud, Regno Unito, Australia, Stati Uniti, Svezia, Hong Kong, Cipro, Malaysia, Sud Africa, Cile, Spain, Macao, Portugal, Paesi Bassi;
  • Cluster 3: Croazia;
  • Cluster 4: Germania, Marocco, Barbados, Giordania, Samoa, Italia, Turchia, Austria, Israele, Malta, Estonia, Belgio, Brasile, Vanuatu, Nepal, St. Lucia, Fiji, Honduras, Bosnia and Herzegovina, Iceland, Qatar, Cambodia, Cabo Verde, El Salvador, Slovacchia, Costa Rica, Grenada, Kuwait, Oman, Georgia, Vietnam, Bulgaria, Lussemburgo, Russia, Mongolia, Bhutan, St Kittis and Nevis, Armenia, Polonia, Montenegro, Antingua and Barbuda, India, North Macedonia, Czechia, France, Greece, Ireland, Repubblica Domenicana, Slovenia, Colombia, St. Vincent and the Grenadines.

Dal punto di vista della mediana possiamo notare che il seguente ordinamento dei clusters ovvero C3=399,305>C2=139,305>C4=67,2>C1=26,11. Il modello della clusterizzazione risulta in ogni caso fortemente disallineata per la presenza di un cluster che è il C3 costituito da un solo paese ovvero la Croazia. Nella realtà la Croazia è un outlier in questo data set in quanto ha degli elevatissimi livelli di credito domestico nei confronti del settore privato in percentuale del PIL. Ovvero il credito che le banche e le organizzazioni finanziarie croate concedono è circa 4 volte superiore al PIL della Croazia. Si tratta di un valore evidentemente fuori misura che mette in risalto la presenza di rilevanti investimenti internazionali o per motivazioni connesse al turismo o alla speculazione immobiliare. Infatti, la Croazia ha una rilevante dotazione di città e strutture immobiliari sul mediterraneo che potrebbero dare origine ad una speculazione finanziaria-immobiliare. Al secondo posto per valore della mediana troviamo il cluster 2 composto da un ampio numero di paesi tra i quali spiccano Cina, Giappone, i paesi dell’Europa Settentrionale e Scandinava, ed anche alcuni paesi a reddito pro-capite medio basso come per esemio Sud Africa e Cile. Nei paesi di questo cluster i finanziamenti domestici coprono circa il 139% del PIL come valore mediano. In seguito vi sono i paesi del Cluster 4 che finanziano con il credito domestico circa il 64% del PIL come valore mediano. Nel cluster 4 è possibile individuare alcuni paesi a reddito pro-capite medio-alto come la Germania, l’Italia, l’Australia, Israele, l’Islanda, il Lussemburgo, la Polonia, la Francia, l’Irlanda. Tuttavia in questo clusters vi sono anche un insieme di paesi crescenti come per esempio Russia, India, Brasile, ed altri paesi dell’america centro-meridionale, della penisola arabica. Chiudono la classifica i paesi del cluster 1 ovvero un insieme di paesi che hanno reddito pro-capite medio bassi molto variegati dal punto di vista strettamente geografico. In sintesi, fatta eccezione per il caso della Croazia, sembra che la dotazione dell’investimento del credito domestico Iin percentuale del PIL sia tipico del paesi a reddito pro-capite medio alto o aventi tassi di crescita del PIL elevati.

Conclusioni. Tra il 2013 ed il 2021 il valore medio del credito domestico nei confronti dell’economia privata in percentuale del PIL è cresciuto per i paesi considerati da un ammontare del 6,2%. Possiamo notare che, fatta eccezione per la Croazia, i paesi che hanno alti livelli di crescita del Pil hanno anche un elevato livello di finanziamento dell’economia domestica. Per converso, i paesi che hanon bassi tassi di crescita economica tendono ad avere un basso livello di credito domestico in percentuale del PIL. I dati sembrano quindi suggerire l’importanza delle istituzioni ed organizzazioni bancarie, finanziarie ed assicurative nel promozionare la crescita economica a livello paese. Ne deriva che il noto “finance-growth nexus” dei quali hanno discusso gli economisti Luigi Zingales e Raghuram Rajan risulta essere una determinante essenziale della crescita economica e dello sviluppo. Per promozionare lo sviluppo economico a livello paese occorre anche creare istituzioni ed organizzazioni finanziarie, bancarie ed organizzative in grado di offrire credito al settore privato.

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References

Rajan, R. G., & Zingales, L. (2003). The great reversals: the politics of financial development in the twentieth century. Journal of financial economics, 69(1), 5-50.

Rajan, R., & Zingales, L. (1998). Financial development and growth. American economic review, 88(3), 559-586.

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Data:

21 Agosto 2023