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IL FUTURO TRA REDDITO DI CITTADINANZA E FLAT TAX, NON DIMENTICANDO KEYNES

In uno dei momenti forse più incerti – e dunque difficili – della storia politica italiana, il governo Gentiloni si avvia al compimento delle riforme. Il clima è rovente e il popolo esacerbato da un’economia che non riparte e che provoca distorsioni in un paradigma immaginario di benessere.Qualcosa non ha funzionato da che, per scelte scriteriate, si decise di rincorrere un obiettivo sbagliato, presentato al mondo – e all’Italia – come la panacea del male: la globalizzazione. Da quel momento l’economia è entrata in un circolo vizioso dell’errore, dal quale uscire sembra sempre più difficile. E quando è l’esecrante tumulto di chi sproloquia senza sapere a soffocare l’osservazione, la speranza di una metamorfosi si fa flebile. Chi parla di “un altro governo non eletto dal popolo” dimenticando che la nostra è una repubblica parlamentare, e dunque è il popolo ad eleggere il Parlamento che poi dà la fiducia al governo, non fa il bene della Nazione, ma demagogia. E sarebbe interessante chiedere a chi grida allo scandalo “fotocopia”, cosa si aspettasse da questa maggioranza… Legittimo protestare, ma costruttivo farlo con cognizione, proponendo idee, affinché si ascoltino progetti sensati capaci di far ripartire la macchina della produzione. Come quelli di investimento di una parte della spesa pubblica in innovazione, di un sistema parallelo a quello bancario orientato al mercato, di immissione nel circuito di liquidità.

cms_5145/2.jpgQuesta si che sarebbe politica del “fare sul serio”. Quella al servizio del futuro per il quale è necessario riformare, ma non cambiare, com’è stato proposto nel recente referendum, in un poco lungimirante colpo solo, 49 articoli della Carta costituzionale. È vero che la vittoria del NO rischia di riportare l’Italia indietro di almeno trent’anni, ma se ci si fosse pensato prima, formulando un disegno più sensato, l’esito sarebbe stato sicuramente diverso. E non si rischierebbe adesso di tornare al voto proporzionale, che, stanti le attuali condizioni, condannerebbe il Paese all’agonia del frazionamento.

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Al governo Gentiloni si chiede molto. L’ex Ministro è uomo di grande capacità, mite e perbene, ma sulle sue spalle grava il peso di una grande responsabilità. Che non è solo quella della legge elettorale. Il neo presidente traghetterà l’Italia verso il prologo di una nuova era, le cui premesse si celano nel suo operato. C’è bisogno di un nuovo paradigma, tanto economico, quanto politico, capace di rispondere in tempi brevi alla progressiva riduzione dei posti di lavoro, ad opera della quarta Rivoluzione Industriale che, silenziosa, sta seminando il germe dell’intelligenza artificiale. L’uomo perde la capacità di preconizzare, la macchina impara a pensare e ad elaborare soluzioni.Buona parte della popolazione avrà presto bisogno di essere mantenuta da un reddito di cittadinanza, erogato non dallo Stato, come ipotizzato dai grillini, ma dalle aziende che per vendere avranno bisogno di gente in grado di spendere. Fantascienza? No: futuro. Ne ha parlato, in un recente studio, persino la Banca d’Inghilterra.Corretto allora un programma di sgravio fiscale, per le imprese in particolare, sulla scia della flat tax delineata dall’ideologo della Lega, Armando Siri.

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Nella vaghezza che contraddistingue l’attualità sta tramontando la Seconda Repubblica, per lasciar posto a una gestione che necessariamente dovrà essere dettata da capacità di visione e progettualità. L’Europa, strutturata sul centralismo che divora le periferie, non è in grado di garantire un domani. Il neoliberismo friedmaniano che ha inficiato la distribuzione in favore della crescita, sta erodendone le fondamenta. Perché la stessa è bloccata dall’eccesso di diseguaglianza che alimenta, in un circuito fallimentare, la stagnazione secolare. Ben vengano dunque l’erogazione del reddito di cittadinanza e la flat tax, senza dimenticare che la Svezia – l’ultimo rapporto McKinsey ce lo dice – ha bloccato l’impoverimento, impiegando una ricetta basata su equità, welfare e Keynes.

Data:

18 Dicembre 2016