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IL “FUTURO VERDE” DELLA DANIMARCA

Un paio di settimane fa, la Danimarca ha stabilito un nuovo record mondiale, producendo il 140 per cento della propria energia elettrica esclusivamente attraverso impianti eolici. I fortissimi venti, che hanno colpito il Paese fra il 9 e il 10 luglio, hanno generato abbastanza elettricità da soddisfare l’intera domanda nazionale ed esportare le eccedenze in Svezia, Germania e Norvegia. Nonostante questo primato sia stato registrato in un periodo dell’anno in cui i consumi dei cittadini danesi sono ridotti al minimo, si è trattato della più grande condivisione d’energia della storia. Non è un caso che sia stato proprio il Paese scandinavo a raggiungere questo risultato senza precedenti. Da anni, infatti, Copenaghen promuove le più efficaci politiche ambientali al mondo e, secondo il 2015 Climate Change Performance Index (CCPI), è al primo posto fra le 58 Nazioni responsabili del 90 per cento delle emissioni globali. Dal 1997 a oggi, il tasso d’inquinamento danese è costantemente diminuito e, negli ultimi cinque anni, il Paese è riuscito a tagliare del 20 per cento le proprie emissioni di anidride carbonica.

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La missione del governo è ambiziosa ma realistica: una Danimarca senza combustibili fossili entro il 2050. Il primo obiettivo è stato fissato per il 2020, quando l’energia eolica dovrà coprire almeno metà del consumo elettrico del Paese. Già l’anno passato, la Danimarca era entrata nel Guinness dei Primati, generando il 39 per cento di tutta la propria elettricità attraverso lo sfruttamento dei venti. I primi sei mesi del 2015 sono andati ancora meglio, con una copertura media del 43 per cento. A questo ritmo, il Ministero del Clima danese crede che, in soli cinque anni, le fonti rinnovabili arriveranno a garantire oltre il 70 per cento del fabbisogno elettrico nazionale.

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Tuttavia, c’è un problema. La Danimarca potrebbe presto trovarsi ad avere energia eolica in eccesso a costi bassissimi. In questo caso, i cittadini danesi rischierebbe di vedere lievitare le proprie bollette elettriche per permettere alle compagnie di appianare il divario e restare sul mercato. Al momento, il surplus energetico viene venduto ai Paesi vicini – come è successo due settimane fa – ma per gli esperti la vera soluzione è un’altra. Ancora oggi, infatti, i dati della Danish Energy Association indicano che il 75 per cento dell’intera energia nazionale è generato da fonti non rinnovabili come petrolio, carbone e gas naturale; mentre solamente il 5 per cento è assicurato dal vento. Per questo, secondo Brian Vad Mathiesen, professore di pianificazione energetica presso l’Aalborg University, il “futuro verde” danese dipenderà strettamente dalla capacità del Paese di trasformare i sistemi di riscaldamento e di trasporto, ancora alimentati a combustibili fossili, in impianti a energia elettrica.

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Certamente, non tutta l’energia nazionale potrà essere garantita dal vento. Per riuscire a ottenere una completa indipendenza energetica, infatti, il Paese dovrà fare affidamento anche sullo sviluppo di altre tecnologie innovative, come la biomassa, il solare e la termovalorizzazione dei rifiuti. Tutti settori in cui il governo danese sta investendo da anni, per dimostrare al mondo che un futuro ecosostenibile non è un’utopia.

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Data:

25 Luglio 2015