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Il gigante cinese che desidera l’economia di mercato ma odia Internet

La Cina, una delle più grandi potenze al mondo, ha da poco comunicato quali saranno i punti principali del Tredicesimo Piano Quinquennale, cioè i provvedimenti che riguarderanno lo sviluppo economico e sociale del Paese.

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È stato lo stesso presidente cinese Xi Jinping, a darne l’annuncio, spiegando quali saranno le linee guida per la direzione che il Partito Comunista vuole dare al Paese. Ma il motivo di riflessione non sono tanto i provvedimenti di politica economica che la Cina intraprenderà nei prossimi anni, e che solleveranno l’interesse di tutte le altre economie, ma soprattutto ciò che riguarda la pianificazione del «Lavoro Ideologico», uno dei principali punti del Piano Quinquennale.

cms_3050/FOTO_2.jpgPianificazione, ovvero cercare di ottenere sul piano della comunicazione digitale, una Rete purificata da quelli che potrebbero essere e alla lunga risultare elementi destabilizzanti. La finalità del governo cinese è di ottenere, una volta purificato Internet, una cultura positiva in grado di rafforzare iniziative ideologiche e culturali online. In altre parole Pechino vuole inasprire il già forte controllo sulle informazioni in generale e su Internet in particolare, con la consapevolezza però che la Rete sia uno strumento in grado di mantenere la Cina “collegata” al resto del mondo.

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Internet per i governanti cinesi deve essere controllata affinché non circoli qualsiasi cosa, ma nello stesso tempo deve mantenere il diritto a esistere per far capire agli altri Paesi lo sforzo della Cina a entrare nell’economia di mercato globalizzato. La battaglia contro Internet nonostante i proclami del Presidente cinese, prosegue e configura Pechino come uno dei più attivi censori della Rete insieme ad altri Paesi come per esempio la Corea del Nord, anche se su piani diversi. Nonostante sia una battagli ormai vecchia e anacronistica, le nuove iniziative del governo cinese prevedono tecniche propagandistiche più sviluppate per indirizzare l’opinione pubblica, come l’uso di tecnologie avanzate in grado di rendere il controllo sulla Rete meno militaresco e maggiormente al passo con i tempi.

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Resta una domanda di fondo di fronte a questa iniziativa: come può la Cina cercare di raggiungere un certo livello di ricchezza e di crescita percentuale del proprio prodotto commerciale se dall’altra parte si dedica ad attività di censura di uno dei mezzi di comunicazione e informazione più potenti e globali esistenti? Se la volontà del presidente cinese è di inculcare nella propria popolazione a forza di propaganda una cultura positiva, certamente non riuscirà a dare al suo Paese un aspetto positivistico della realtà in cui vive, lasciando gran parte della popolazione ancorata al passato e ai misteri impenetrabili dell’amministrazione pubblica.

Data:

28 Novembre 2015