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IL GRANDE ATTRATTORE (II parte)

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(Foto di Maria Casalanguida “Iris”)

Rimasto all’”Infinito” leopardiano, all’epoca separavo l’emozione “letteraria” dalla quella “scientifica”; lei mi schiudeva finestre su un Bello composito, universale.

Il Bello è il grande attrattore al quale non sfuggono neanche altri esseri viventi come gli animali e le piante. Nel loro “piccolo” lo utilizzano per scopi legati generalmente alla riproduzione. Basti guardare, nella stagione degli accoppiamenti, la coreografica danza dell’uccello del paradiso, del pavone, del cigno…

Le stesse forme e i colori stupendi dei fiori rivelano un sentire strategico, volto ad attirare gli insetti impollinatori. Certe piante, che usano i colori violacei e blu, “sanno” che gli occhi delle api e delle vespe sono particolarmente sensibili ai colori ultravioletti e abbelliscono i petali con tinte corrispondenti a quella gamma di tonalità. Altre li aprono in presenza di suoni di una determinata frequenza, come il ronzio degli insetti, appunto, per sottrarre ai capricci del vento il “pacco prezioso”[1]. Meglio un fido “corriere”.

Siccome i frutti verdi si distinguono poco dalle foglie, la massima parte delle piante li porta a completa maturazione ricorrendo a una fantastica alchimia di colori.

Il “Bello” qui è strategico per farli notare e desiderare. Chi li coglie contribuisce a disperdere i semi in modo da aumentare le probabilità di diffusione della specie. Spesso usiamo dire: “una bella tazza di caffè, una bella passeggiata, un bel viaggio, un bel film, un bel lavoro, una bella dormita, un bel colpo, un bel guaio, il più bel giorno della mia vita”. Ci rendiamo conto che lo stesso lemma è usato per esprime una gamma di sensazioni di natura e livelli molto diversi tra loro? Questione di limiti del linguaggio, di pigrizia nel cercare parole consone o di espressioni iperboliche ad effetto?

L’adagio popolare “non è bello quel ch’è bello, ma è bello quel che piace” sottolinea la relatività del Bello (e perciò anche l’approssimazione delle nostre stesse considerazioni).

Leggendo un manuale di Filosofia o di Storia dell’Arte, si constata che il concetto di Bellezza è variato nel tempo[2]. In ambito letterario, in Italia basta ricordare gli Stilnovisti, i Preziosismo, D’Annunzio, il Futurismo (1909).

Nel Manifesto del Futurismo, F. T. Marinetti scriveva: “Affermiamo che un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Nike di Samotracia”.

Non negherei la bellezza grintosa di una Lamborghini, ma non paragonerei l’automobile alla statua della dea alata. Pur appartenendo ad ambiti diversi, ambedue i capolavori dell’ingegno umano possono avere la cittadinanza nello sconfinato Paese della Bellezza; restano comunque incommensurabili tra loro.

(Continua)

[1] Dei pollini (ovviamente).

[2] Da Pitagora, a Platone, Plotino, Kant, Hegel e Husserl (per citare solo i maggiori).

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IL GRANDE ATTRATTORE (I parte)

https://internationalwebpost.org/contents/IL_GRANDE_ATTRATTORE_19491.html#.X4-oBdAzaR9

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21 Ottobre 2020