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Il Leone d’Oro a Gianfranco Rosi

Con la vittoria di Sacro GRA alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nuove prospettive per il cinema italiano sembrano delinearsi all’orizzonte. Il Leone d’Oro a Gianfranco Rosi è sicuramente un segnale importante, un segno palese di un tanto auspicato rinnovamento della cinematografia del Bel Paese, considerando per di più che si tratta di un documentario, genere quasi sempre bistrattato dalle grandi kermesse. Che sia, dunque, la strada documentaristica il terreno da battere per rigenerare la Settima Arte italiana?

cms_97/rosi.jpgDi certo, grazie alla meritata vittoria di Rosi, sarà possibile posizionarsi su un alto trampolino di lancio, per poi tuffarsi nell’oceano del panorama internazionale con la possibilità di creare una nuova ondata che scuota le case di produzione dal letargo e sia, di nuovo, esemplare per gli altri Paesi.

Basta, dunque, guardare agli antichi splendori del passato! Il Neorealismo o la Commedia all’Italiana sono sì la vetta del nostro cinema ma, allo stesso tempo, risultano troppo spesso delle scappatoie o delle maschere con cui occultiamo un presente cinematografico che non ha assunto ancora nessuna denominazione storica e forse non l’assumerà! Anzi, forse c’è un filone che ha un nome ben definito: il cinepanettone che per quasi trent’anni si è presentato, con la sua comicità demenziale fatta di equivoci, doppi sensi e volgarità, puntualmente ogni Natale, riscuotendo un invidiabile e clamoroso successo al botteghino. Fortuna per noi che non abbia mai valicato le frontiere nazionali…

Ma che ben venga pure il cinepanettone, se questo vuol dire una boccata d’aria fresca per le tasche dei produttori, a patto che poi questi soldi siano investiti in prodotti di qualità spendibili magari sul mercato internazionale.

Tornando a parlare di antiche glorie, non si può ignorare lo spaghetti-western che, ormai dimenticato e abbandonato dal cinema italiano, riscuote ancora oggi un successo mondiale come si evince da Django Unchained di Quentin Tarantino, omaggio al genere creato dal grande Sergio Leone nel lontano 1964.

Ripiegarci su noi stessi, dunque, esaltando i tempi trascorsi, è una scorciatoia da evitare, in quanto si finisce con l’essere troppo autoreferenziali e non aperti alle novità.

Ma non disperiamoci perché, come direbbe Pascoli, “c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole”.

A ben guardare la trascorsa stagione 2012-2013, infatti, sono stati riscontrati diversi sintomi positivi che hanno diagnosticato la reale sete di rivalsa da parte del cinema italiano.

cms_97/la_migliore_offerta.jpgBasti guardare il respiro internazionale di un film come La migliore offerta di Tornatore, che, esteticamente perfetto e con un ottimo cast capitanato dall’eccelso Geoffrey Rush, ha riscosso l’attenzione e il plauso della critica nostrana ed estera. Un altro esempio analogo è costituito da Educazione siberiana, l’eastern firmato da Gabriele Salvatores con lo statunitense John Malkovich come protagonista.

Ma anche dando un’occhiata sotto la splendente buccia dei nomi più in vista, c’è una polpa succosa e vitale che brulica di nuove energie e piacevoli scoperte. Si tratta di un cinema d’autore che, pur risultando praticamente invisibile agli occhi dei nostri connazionali, ha serpeggiato nei festival di mezza Europa, mostrando di cosa sono ancora capaci i registi italiani. Confermo questa mia tesi, citando l’esempio de La leggenda di Kaspar Hauser. Diretta dal poco conosciuto (almeno da noi!) Davide Manuli, la pellicola visivamente potente ha ipnotizzato le platee europee, catturando l’attenzione dei critici e assumendo nella realtà, come nella storia che narra, i caratteri di universalità di un cinema italiano ancora vivo e innovativo.

Un’altra piacevole scoperta ci è stata regalata da Razzabastarda, pellicola con cui Alessandro Gassman ha esordito alla regia. Di stampo marcatamente sperimentale e di derivazione pasoliniana, il film è un’opera prima, cruda e ambiziosa, che di certo si sarebbe meritata di più dei magri incassi totalizzati.

cms_97/La_grande_bellezza_poster_film_sorrentino_cannes.jpgInfine, c’è La grande bellezza, grazie a cui il regista Paolo Sorrentino è in lizza per aggiudicarsi un posto nella cinquina del Miglior film straniero ai prossimi Premi Oscar. L’interpretazione impeccabile di Toni Servillo, che ben descrive lo snobismo decadente arieggiante negli ambienti intellettuali e intellettualoidi della capitale, potrebbe fruttarci l’ambita statuetta che ci manca dal 1999, anno in cui Roberto Benigni conquistò l’America con La vita è bella.

Insomma, le premesse per risollevarci dal torpore ci sono tutte. Il cinema è uno strumento di arricchimento culturale totale, perché ingloba in sé non solo le arti visuali e figurative ma anche tutte le altre. Ricordiamoci, dunque, che la cultura misura il benessere intellettuale di un popolo, e auguriamoci che l’Italia si desti presto, almeno cinematograficamente parlando!

Data:

1 Giugno 2014