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IL MIO PASOLINI

Avevo 14 anni quando Pasolini morì trucidato. La ferale notizia l’appresi mentre ero degente in ospedale, reduce da un intervento chirurgico, uno dei tanti a cui mi sono sottoposto nel corso della vita per poter deambulare senza l’ausilio di tutori d’acciaio. Ero stato operato il giorno prima, ed ero preda di forti dolori al ginocchio quando in televisione annunciarono la sua tragica morte.

cms_19403/10.jpgQuesto articolo non vuol essere l’ennesima esegesi critica del poeta emiliano; sarà, invece, un’umile descrizione dell’intreccio di due vite, la sua e la mia, distanti materialmente ma vicine nell’emozione e nei sogni: lascio ad altri quell’esegesi, a coloro ben più di me capaci e legittimati a farlo. Sebbene fossi prima un bambino e poi un inquieto adolescente, spesso sentivo parlare di questo uomo in televisione e sui giornali e quando appariva… era ipnotico, non riuscivo a staccarmi da quel viso sofferto, triste, tormentato ma così risoluto nella sua missione di redimersi e redimere.

Scrittore, poeta, regista cinematografico, autore teatrale; una personalità poliedrica insomma, e dalla lucidità affilata come lama di rasoio… la sua maledizione, probabilmente, così come quella di ogni grande poeta. Perché questo sento di avere, prima di tutto, con lui: la lucidità di fissare l’abisso e descriverlo senza ipocrisie. Non si è poeti mancando tale peculiarità. Pasolini lo era, uno dei migliori.

Se Baudelaire vede con lucidità critica l’era industriale che vive e ne preconizza l’alienazione mediante una scrittura tutto sommato classica nella forma scelta quale antidoto al modernismo positivista incalzante, Pasolini vede con la stessa lucidità critica l’imperante epoca consumistica preconizzandone l’omologazione finto-borghese e dandone testimonianza attraverso la destrutturalizzazione formale del linguaggio, utilizzato soprattutto nei suoi romanzi e nei suoi film

Al contrario di quello parigino, il poeta bolognese non oppone una forza carica di passato (sebbene ne abbia una potente nostalgia), ma una proiettata nel futuro: Pasolini, più coraggioso di Baudelaire, fa saltare i ponti dietro di sé e si slancia in avanti con un impeto che non teme né confronti né ritorsioni! Sono cresciuto, e non so chi o cosa abbia insufflato in me quello che chiamano “il sacro fuoco della poesia”; se chiamarlo Dio, Dáimon oppure Ingegno umano, non so. So soltanto che, mio malgrado, condivido dubbi e inquietudini di questa personalità sfaccettata e coraggiosa che risponde al nome di Pier Paolo Pasolini.

La mia coscienza morale e civile, dunque, riviene da una fonte che solo apparentemente può sembrare indegna, ma che in realtà degna lo era e lo è a pieno titolo.

Pasolini, figura a mio dire molto vicina a quella del Cristo uomo storico, ma non interamente a ciò che ne fece Paolo di Tarso, sembra esser venuto al mondo per additare i peccati dell’Uomo, in particolare di quello contemporaneo, ed una via di salvezza: la luce della verità! Se Paolo di Tarso, però, si serve della santità divina e dei consequenziali poteri taumaturgici che portano ai cosiddetti miracoli, Pasolini, uomo che esaspera la sua umanità benevola per renderla immanente, facendola penetrare nella sostanza delle cose, si serve dell’Arte: Poesia, Cinema o Teatro che sia.

Come Cristo, Pasolini viene ridotto al silenzio con una morte cruenta ed orribile, è vero, ma pure necessaria a farne un simbolo imperituro di sacrificio di sé per un’idea di libertà spirituale e sociale contro un’oligarchia detentrice del potere assoluto sulla coscienza delle masse. Il suo scandalizzare, “il dovere morale di scandalizzare” -come lo chiamava-, è l’attrezzo col quale Pasolini scardina le chiusure mentali di un popolo fondamentalmente ignorante, piccolo borghese, perbenista, conservatore e cattolico: in una parola, addormentato!

Pasolini scandalizzava perché era scandaloso; scandaloso nel senso etimologico del vocabolo: egli era un ostacolo, un’insidia sul percorso pianeggiante del Potere! Scandalizzava per difendersi, scandalizzava per essere potente egli stesso ed attaccare: non conosceva altri mezzi per combattere, battere ed abbattere il nemico… come Cristo, figura sommamente scandalosa al pari di Socrate, Giordano Bruno e Friedrich Nietzsche! Pasolini, ho detto, ha plasmato la mia coscienza sociale, il mio impegno civile; con la sua insieme discreta e prorompente onnipresenza lontana, mi ha insegnato che la virulenza del pensiero denunciante non deve mai scindersi dal rispetto e dalla sensibilità verso i nostri oppositori.

La nostra guerra ai soprusi ed alle prevaricazioni dev’essere, assolutamente, una guerra dialogica, violenta nel contenuto (lo scandalo), ma educata e leale nella forma: ascoltare chi dissente e confutarlo se ingiusto. E comunque, amare, amare, amare i vinti. Non è insegnamento nuovo nella Storia; solo lui, però, ha posseduto quell’autorevolezza fondamentale per farne un imperativo categorico seguito dai più senza contestazioni. Prima ancora che una lezione di onestà intellettuale, quella di Pasolini è una lezione di pienezza di vita.

Data:

8 Ottobre 2020