Traduci

IL MONDO VISTO DA HANNAH ARENDT – III^PARTE

La politica e il mondo

La politica occidentale, preoccupata a gestire la vita dell’individuo in quanto generico rappresentante della specie umana, combinandosi al progresso tecno-scientifico ha, da un lato, privato gli uomini dell’esperienza dell’oggettività stessa del mondo e, dall’altro, minaccia la sopravvivenza stessa dell’umanità sulla terra. Proprio nel momento in cui la presenza dello sfondo naturale è definitivamente messa in questione dalla bomba nucleare, il carattere terrestre del mondo recupera il valore di limite che rende possibile l’edificazione di un mondo umano inteso quale spazio oggettivo tra gli uomini e la natura stessa.

cms_33524/1.jpg

La tensione interna all’individuo tra necessità e libertà si riflette, in quella mondana, tra natura e artificio: solo accettando l’antinomica struttura dell’individuo e del mondo è ipotizzabile rimettere in moto l’azione politica e la comparsa di un mondo che ne permetta la manifestazione. Tenere distinte la dimensione della terra da quella del mondo, così come la sfera privata da quella pubblica, è fondamentale per ristabilire quale sia il senso autentico dello spazio che gli uomini instaurano non appena interagiscono tra di loro.

La politica e il mondo sono coessenziali: l’uno corrisponde alla comparsa dell’altro, nel senso che la politica ha luogo solo nel mondo degli uomini che a sua volta promana dalle relazioni umane intessute di azioni e discorsi. L’azione, la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo. Come la sfera pubblica si oppone a quella privata permettendone comunque lo svolgersi, così il mondo si oppone alla terra senza tuttavia devastarla: l’alienazione dal mondo e la crisi della politica dipendono proprio dall’oblio e dal disprezzo delle condizioni originarie dell’esistenza, la pluralità e la nascita.

Un’altra possibile analogia che consente di approfondire la nozione di “mondo” di Arendt, mette in luce l’originale significato politico che gira intorno alla categoria dell’azione: la natalità dell’uomo si radica nella sua nascita, così come la pluralità degli uomini dipende dalla natura terrestre della loro comparsa comune nel mondo. In entrambi i casi, si tratta di rendere ragione del carattere sostanzialmente non naturale della politica che è, al contrario, il riflesso della qualità inaugurale, miracolosa, dell’azione umana.

La legge della mortalità ci ricorda che gli uomini sono nati per cominciare; questa definizione esprime chiaramente che il mondo ha un senso perché inizia con la libertà che gli uomini rendono attuale, autodeterminandosi rispetto alle leggi della mera vita. Quest’ultima è il limite al di là del quale il mondo come spazio dell’azione finisce e comincia la terra. Il mondo rivela il suo complesso aspetto, la sua doppia matrice fattuale e contingente, proprio nel momento storico in cui la sfera naturale e le capacità dell’azione sono state screditate e dirottate, per così dire, l’una contro l’altra, nel tentativo di arginare il senso di estraneità che scandisce alla nascita il primo impatto degli uomini con l’esterno.

Arendt ripete in molti testi che la prima condizione degli uomini che nascono nel mondo è quella dell’essere stranieri: ciò è determinato dal fatto che nella nascita due elementi eterogenei vengono a intrecciarsi e scontrarsi. La realtà del mondo in perenne mutamento, impatta contro degli esseri che sono tutti diversi ma accomunati dal medesimo bisogno di familiarizzare con l’ambiente esterno: quest’ultimo è estraneo solo perché sono gli individui ad essere inediti e irripetibili.

cms_33524/2_1707968052.jpg

In un testo del 1970, “La disobbedienza civile”, l’autrice chiarisce infatti che ciò che distingue la terra dal mondo è la qualità del loro divenire: il mutare della terra è ciclico e ripetitivo, mentre il mondo umano può cambiare perché in esso accadono le azioni degli uomini. Il cambiamento è inerente ad un mondo abitato e costituito da esseri umani che nascendo vi entrano come estranei e nuovi venuti (véoi, i nuovi, come i greci solevano chiamare i giovani), e lo lasciano al momento in cui ne hanno fatto esperienza e si sono familiarizzati con esso.

Il mondo è cambiato ed è diventato acosmico, proprio perché sono le attività umane ad aver mutato drasticamente la loro potenza di impatto sulla terra: il ciclico andamento che determina la natura della terra è adesso soggetto a trasformazioni che le azioni e i prodotti degli scienziati contribuiscono a accelerare. La terra non definisce più il mondo umano e il senso di spaesamento “slitta” su tutto ciò che è dato: persi i contatti con l’origine terrestre, l’azione ha perso i suoi confini e perde il suo carattere politico perché si ritorce contro il mondo. È in uno dei quaderni di Arendt che si trovano esplicitate tali posizioni, dalle quali emerge nitidamente il paradossale statuto dell’esistenza mondana degli uomini. La terra è la condizione di ogni vita. Le cose condizionano la vita umana, non l’uomo. Fabbricando cose, l’uomo si crea sulla terra condizioni umane.

Queste condizioni sono la sua casa. L’uomo è a casa propria sulla terra, soltanto se è condizionato da cose che egli stesso produce, se si muove in esse; così egli non è mai incondizionatamente a casa propria sulla terra. Essere incondizionati significa rinunciare alle cose e non riconoscere la terra come dimora incondizionata. Questo è il significato della morte per l’uomo condizionato dalle cose. Alla luce di queste riflessioni, è concesso di dire che il mondo moderno è l’epoca in cui gli uomini hanno rinunciato al mondo. La bomba atomica rende infatti fattibile l’eliminazione della terra come “dimora condizionata”.

Questo pericolo di autodistruzione porta Arendt a interrogarsi, verso la fine della sua vita, circa il senso della politica. Il pregiudizio che ha sostenuto la concezione della politica è che essa sia connaturata agli uomini, ma la messa a repentaglio della vita in tutte le sue forme resa immaginabile dopo la scoperta dell’energia atomica, permette di interrompere questo pregiudizio e mostrare che la finalità dell’azione degli uomini è il mondo stesso.

L’esistenza del mondo dipende dell’esperienza che gli uomini fanno di esso in quanto essi sono dotati della capacità di trascendere la mera condizione dell’ essere-in-vita ; tuttavia, essi non potrebbero accedere all’esperienza dell’essere-nel-mondo se non fossero in grado di liberarsi dalla necessità di sopravvivere: pertanto, gli uomini, per avere un mondo, devono entrare in relazione e reagire alla passività: “Hannah Arendt ci consente di circoscrivere il termine ‘politica’ a quelle situazioni nelle quali ciascun individuo, nella sua irripetibile singolarità, agisce con altri in una relazione che è concreta a partire dalla dimensione fisica, e cioè fattualmente praticabile dal gruppo”. “Se è vero che la politica non è altro che un male necessario alla sopravvivenza dell’umanità, allora il suo senso si è bruscamente capovolto in insensatezza”. L’uomo non ha una natura ma può vivere solo in condizioni naturali: ciò significa che egli, in quanto vivente, è un essere universale perché fa parte di una natura di cui egli ha fatto conoscenza “con gli occhi dell’universo”.

La questione politica che qui Arendt intravede è di centrale importanza: se l’alienazione della terra ha ormai raggiunto compimento in un mondo acosmico sradicato dalla sua natura terrestre, ciò significa che ad essere minacciata è la condizione della pluralità. Il mondo infatti è l’infra, ovvero ciò che sta tra gli uomini non appena questi si radunano in uno stesso spazio agendo in esso: tramite l’azione essi appaiono come plurali e non più come i molteplici esemplari di una specie animale.

cms_33524/3.jpg

Sottolineando più volte che “gli uomini abitano la terra”, Arendt conferma che il mondo è una realtà che esiste per fare durare la terra intesa come il suolo d’origine della pluralità. Come si evince molto chiaramente in Che cos’è la politica?, l’autrice propone una ricomprensione del mondo come spazio in cui la condizione umana possa manifestare la propria capacità di trascendere la fattualità, senza misconoscerla: “la politica – può dunque affermare Arendt – si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini”.

Dio ha creato l’Uomo, gli uomini sono un prodotto umano, terreno, il prodotto della natura umana. Il dato naturale della diversità che connota gli esemplari della specie umana impedendo loro di sentirsi completamente a loro agio nella natura, può essere assunto dagli uomini ed attualizzato nei termini della pluralità, una dimensione che permette l’azione inteso come gesto fondatore di un mondo che, pur radicato sulla terra, la trascende. Esso esiste perché gli esseri umani assumono il loro sentimento di spaesamento connaturato al loro essere nati per attivare un nuovo sguardo sul mondo.

Come Arendt stessa non manca di sottolineare in queste ultime riflessioni, proprio il pericolo incombente sull’età attuale di trasformare il mondo in un deserto, stimola a prendere congedo da una politica preoccupata solo per l’uomo. Secondo l’autrice, infatti, il mondo diventa un deserto se non ci sono gli uomini: essi soli sono in grado di farlo esistere. Ma è possibile seguire Arendt oltre: il nuovo pensiero politico deve assumere quale prospettiva sul mondo lo spazio della terra perché è là che ha origine la comparsa plurale degli esseri umani. Il fatto che essi siano una pluralità svela concretamente la propria dirimenza proprio alla luce della potenza raggiunta dall’agire: per sua essenza smisurato, esso può trovare solo nel riconoscimento della terra come spazio della pluralità il limite, che non la perverta contro il mondo.

La terra impone uno sguardo plurale sul mondo e in tale modo funge quale limite contro l’acosmismo dell’azione che connota il mondo moderno. Solo il riconoscimento della condizione terrestre quale presupposto della presenza plurale degli uomini può restituire al mondo il suo ruolo eminentemente politico, la sua natura di spazio in-between.

(Continua)

—————————————————————————————–

Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_MONDO_VISTO_DA_HANNAH_ARENDT_-_I%5EPARTE_33351.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_MONDO_VISTO_DA_HANNAH_ARENDT_-_II%5EPARTE_33445.html

—————————————————————————————–

Data:

15 Febbraio 2024