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IL NATALE NEL PAESE DEI BALOCCHI

Qualche anno fa, il Natale era la festa che per eccellenza rappresentava abbondanza e ricchezza. Il pranzo natalizio faceva da cornice ad una moltitudine di regali che venivano comprati per ogni persona che si conosceva. Intere famiglie, contente e sornione (dai ammettiamolo, spesso è la tradizione che obbliga ad estendere inviti anche a chi non vogliamo -obbligandoci ad estenuanti ore di sedute di sorrisi finti e tirati-!), si riunivano intorno ad un tavolo.

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I pasti erano abbondanti (forse fin troppo!) e andavano di pari passo con lo spreco di cibo che, in modo particolarmente accentuato, caratterizzava il periodo (tzè, certo che potevamo allora!). Nell’aria ancora si respirava il piacevole profumo del fortunamente ce lo possiamo permettere. Quella sensazione di pancia piena che ti fa pensare che i veri problemi facciano parte di un altro mondo. Un tempo diverso in cui la rateizzaione dei pagamenti -dallo stock di pentole, all’ultimo modello di moto- aveva dato modo a tutti di permettersi tutto. Certamente un odore che ben si distingue da quello di oggi, che segna una linea di confine a partire dal momento del crack modiale.

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Una rottura che il nostro paese non ha saputo gestire al meglio (sigh, parte sempre svantaggiata l’Italia!). Non ha nemmeno capito la gravità del fatto (qualcuno sperava nel miracolo!). Nel paese dei Balocchi, siamo sempre troppo impegnati a pensare ad altro. La politica? Agli italiani non è mai piaciuta! Embè? Quindi? Che problema c’è se l’italiano non si interessa-va- (adesso è obbligato a farlo per amor proprio!) di affari politici? La questione è che il disinteresse conduce sia ad un esasperato menefreghismo che ad una insopportabile ignoranza (tralasciando la corruzione che ruota attorno al non sapere!).

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Così dal nulla, saltano fuori truffe, raggiri, sottrazioni di cose e denaro da parte di chi dovrebbe dare il buon esempio. Sì ma direte, qui si ripetono sempre le stesse cose. Sappiamo come funziona il mondo. Siete proprio sicuri? Come direbbe un noto conduttore televisivo, l’accendiamo? O preferite servirvi dell’aiuto da casa per sapere che in altri paesi, quali ad esempio la Germania e la Svizzera, quando qualcuno sbaglia volutamente nello svolgimento dei propri compiti istituzionali -e non- (ahimè anche le sviste involontarie non sono perdonate!), viene punito con le dimissioni immediate e -quasi- obbligate (in quei paesi esiste un concetto di dignità e rispetto della patria che l’italiano non immagina neppure lontanamente!). Attenzione, non vi sto puntando il dito contro. So che non lo sapete perchè certe informazioni non sono sparate ai quattro venti (giustamente un paese che vive di corruzione, mica può dilungarsi lungamente sull’onestà degli altri -la distanza incolmabile peserebbe come una colpa-!).

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Infatti quando si parla dell’Italia, per quel che è permesso impunemente di fare, le mascelle si allargano e una leggera bava alla bocca comincia a calare dai lati. Iniziano le risate forti, quelle davvero comiche perché le persone si scannano e si valutano in base all’appartenenza politica (paradossalmente senza conoscere approfonditamente la politica!). Sei di destra o di sinistra? Estramista o centrista? Fascista o comunista (assurdo che si utilizzino ancora queste due parole al giorno d’oggi!)? Che poi intorno a certe espressioni, si possono costruire discorsi di uno straordinario splendore. Lo sanno bene gli oratori della cricca politica, meravigliosi sofisti dell’arte della dialettica che quotidianamente incoraggiano alla positività. Quello che si dice è a larghe linee (o larghe intese!) questo: “l’Italia può farcela, non dobbiamo abbatterci, siamo quasi usciti dalla crisi (in questo caso la risata si acutisce con punte di isterismo!)”. In realtà ciò che accade è che la presenza della corruzione cresce vertiginosamente, la disoccupazione continua ad aumentare, non c’è spazio per i giovani volenterosi e/o ambiziosi.. Insomma la situazione è sempre la medesima. Noiosamente la stessa. E continua a peggiorare.

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Al di là della grandezza e della magnificenza di alcuni discorsi, bisogna farsi un intenso esame di coscienza. Partire dall’idea che, se questo Natale non rappresenta felicità per molti, è colpa dello spirito di egosimo che -spesso- attanaglia chi dovrebbe occuparsi della situazione pubblica. Per sistemare l’Italia, bisognerebbe rigirarla completamente sottosopra. E’ necessario un esercito di persone oneste disposte a sacrificare un po’ dei propri interessi personali (non so, magari due o tre case rispetto alle dieci che hanno!) a favore della collettività. Ci vuole pazienza per capire chi è davvero adatto a questo compito. Non servono santi, eroi delle favole o gnomi del fantabosco. Solo un po’ di determinazione e tenacia per voler e poter cambiare questo paese. Subito e in meglio. E allora cosa aspettiamo?

Data:

24 Dicembre 2014