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IL NERO VA DI MODA

L’Italia. Che splendida nazione, con le sue contraddizioni, con i suoi eccessi ed i suoi slanci, con le sue idiosincrasie ed i patemi di stato. Ci sono alcune immutabili realtà in questo nostro paese, il Bel Paese, come venne definito da Dante e Petrarca, visioni che difficilmente potranno essere cambiate nel corso del tempo, ed anzi alcune opinioni vengono rafforzate, come il malcontento verso la politica oppure la percezione di declino economico. Ed ultimamente poi si è aggiunta una componente xenofoba che, pur non essendo motivata da reali circostanze, è stata adeguatamente rifocillata da alcune correnti di pensiero politico: il timore del nero. Nero, si capisce, inteso come colore della pelle, come estensione di un concetto tanto becero quanto insensato, perché un altro tipo di nero, invece, non siamo disposti ad abbandonarlo, ed è il nero economico.

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Eh sì, perché nonostante tutto il bel disquisire circa le cose che non vanno, l’italiano ha il vizio di navigare al di sotto delle acque della legalità. Se qualcuno non conosce almeno una persona che svolge una attività lavorativa remunerata senza lasciar traccia può tranquillamente alzare la mano, non si scandalizzerebbe nessuno; anzi, verrebbe pure assegnato un premio, probabilmente. E non c’è bisogno di scendere verso i campi agricoli del sud per ravvisare tracce del lavoro nero nella nostra penisola, dagli Appennini alle isole ci sono eserciti di estetiste e parrucchiere “da casa”, di idraulici ed operai specializzati. Se bisogna fare un trasloco basta trovare qualcuno disposto a fare il lavoro per qualche centinaia di euro, e poi, risalendo la catena economica e sociale, tutti i professionisti, i medici, i dentisti, tanto per citare categorie differenti. D’altra parte non stiamo parlando di un segreto, di qualcosa che si fa ma non si dice, poiché qualche tempo fa anche una esponente politica di primo piano, Livia Turco, espresse il concetto secondo cui i politici italiani sono disonesti perché è il popolo italiano stesso ad essere disonesto, ad esempio quando non chiede una fattura per avere lo sconto.

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La domanda che, a questo punto, tutti si pongono, non può che essere la seguente: se lo stato, inteso non solo come organo istituzionale ma come complesso di norme e situazioni sociali, conosce una data realtà e non interviene, cosa può fare il cittadino? E soprattutto, a chi gioverebbe? Non al cittadino onesto, perché subirebbe una diminuzione economica senza esserne ripagato, se non in senso etico, ma l’etica ormai è roba da libri di storia. Non gioverebbe alla controparte, per gli stessi motivi del cittadino. Gioverebbe forse allo Stato, stavolta inteso come istituzione, che però dovrebbe ammettere di aver fallito nel suo agire, non riuscendo a motivare egli stesso le persone, e dovendo gestire la regolarità delle entrate, delle dichiarazioni. E poi come farebbe, sempre lo Stato, a regolamentare tutti gli affitti in nero? Poi bisognerebbe gestire anche il discorso dei portaborse parlamentari, e verificare se qualche membro del Parlamento fosse implicato in casi di nero e sommerso. Troppo complicato, troppo complesso, troppo oneroso. Troppo poco italiano. E allora lasciamo che le cose restino come sono, lo status quo non disturba troppo e va sempre bene per la propaganda elettorale. Lasciamo che il nero continui ad attirare consensi, almeno in questo nessuno potrà mai accusare l’Italia di non amare quel colore.

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Data:

26 Agosto 2018